{"id":1287,"date":"2020-11-11T08:00:00","date_gmt":"2020-11-11T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?p=1287"},"modified":"2020-11-26T12:53:20","modified_gmt":"2020-11-26T11:53:20","slug":"11-novembre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2020\/11\/11\/11-novembre\/","title":{"rendered":"11 novembre"},"content":{"rendered":"\n<h3>FESTA NAZIONALE DELL&#8217;INDIPENDENZA<\/h3>\n\n\n\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium\"><span lang=\"it-IT\">102 anni fa, 11 novembre 1918, la Polonia riconquist\u00f2 l&#8217;indipendenza. Quel giorno, J\u00f3zef Pi\u0142sudski, liberato dalla Fortezza di Magdeburgo, ricevette dal Consiglio di Reggenza il potere militare e, dopo tre giorni, quello civile, e in seguito &#8222;come Comandante in capo dell&#8217;Esercito Polacco [&#8230;] notific\u00f2 ai governi e alle nazioni neutrali e militanti&#8221; il ritorno della &#8222;Repubblica di Polonia Rinata e Indipendente&#8221; sulle mappe del mondo. Dopo 123 anni, la Polonia ritornava ad essere uno stato sovrano, riacquistando la sua soggettivit\u00e0 sull&#8217;arena internazionale.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium\"><span lang=\"it-IT\">Cinque generazioni combattettero nelle rivolte, tennero vivo lo spirito polacco e resistettero alla germanizzazione e russificazione, in modo che nel novembre 1918 i polacchi potessero godere della libert\u00e0. J\u00f3zef Pi\u0142sudski, Roman Dmowski, Ignacy Jan Paderewski, generale J\u00f3zef Haller, Ignacy Daszy\u0144ski, Wincenty Witos e Wojciech Korfanty furono uomini di Stato e padri della Polonia indipendente. Provenivano da diversi contesti politici, ma il loro obiettivo comune nel 1918 era quello di far s\u00ec che i polacchi potessero ricostruire il proprio paese.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium\"><span lang=\"it-IT\">L&#8217;atmosfera di quel momento eccezionale \u00e8 stata descritta dall&#8217;allora Primo Ministro, J\u0119drzej Moraczewski: \u201c\u00c8 impossibile descrivere lo stato di ebbrezza, l\u2019atmosfera di gioia che ha travolto la popolazione polacca in quel momento. Dopo 120 anni sono spariti i cordoni. Libert\u00e0! Indipendenza! Unione! Uno stato indipendente! Per sempre! Caos? Non \u00e8 niente. Andr\u00e0 bene. [\u2026] Chi non ha vissuto questi brevi giorni, chi non \u00e8 impazzito di gioia insieme a tutta la nazione in quel momento, non prover\u00e0 la gioia pi\u00f9 grande nella sua vita\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium\"><span lang=\"it-IT\">Il ricordo dello storico giorno di 102 anni fa, quando la Polonia riacquist\u00f2 l\u2019Indipendenza e la Libert\u00e0, tutt\u2019oggi \u00e8 per noi fonte di ispirazione per lavorare per il bene della nostra Patria &#8211; la Polonia.<\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-1-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1290\" srcset=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-1-1024x576.png 1024w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-1-300x169.png 300w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-1-768x432.png 768w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-1-1536x864.png 1536w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-1-1120x630.png 1120w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-1.png 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-2-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1291\" srcset=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-2-1024x576.png 1024w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-2-300x169.png 300w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-2-768x432.png 768w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-2-1536x864.png 1536w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-2-1120x630.png 1120w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/11.11-EN-infografika-slajd-2.png 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n\n\n\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><span style=\"font-size: large\"><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1288 alignleft\" src=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/Jaroslaw.Szarek-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"152\" height=\"202\" srcset=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/Jaroslaw.Szarek-225x300.jpg 225w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/Jaroslaw.Szarek-769x1024.jpg 769w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/Jaroslaw.Szarek-768x1023.jpg 768w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/Jaroslaw.Szarek.jpg 810w\" sizes=\"auto, (max-width: 152px) 100vw, 152px\" \/><\/b><\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><strong>L\u2019instancabile spirito polacco<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Senza il proprio stato, nel XIX secolo non solo abbiamo costruito una cultura, una scienza ed un&#8217;economia nazionale, ma abbiamo anche creato uno stato d&#8217;animo che ha permesso a diverse generazioni nate in cattivit\u00e0 di pensare ancora a una Polonia indipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel novembre 1918, un radiotelegramma inviato da Varsavia, che notificava la rinascita della Repubblica di Polonia, ha raggiunto molte capitali mondiali &#8211; da Washington a Tokyo. Vi si informava che il governo polacco avrebbe &#8222;sostituito il regno della violenza che da centoquarant&#8217;anni pesava sul destino della Polonia&#8221;. Ci\u00f2 significava il ritorno della Repubblica indipendente sulla mappa dell&#8217;Europa, dalla quale era stata rimossa in seguito ad un accordo tra gli stati confinanti di Austria, Prussia e Russia alla fine del XVIII secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Molto significativo \u00e8 stato il fatto che il telegramma che informava della rinascita dello Stato indipendente sia stato inviato da un luogo che era un simbolo del dominio straniero, dalla Cittadella di Varsavia costruita dai russi negli anni trenta del XIX secolo dopo la sconfitta della rivolta di novembre, in cui i polacchi opposti alla prigionia venivano incarcerati e uccisi. Tra loro c&#8217;era il comandante in capo J\u00f3zef Pi\u0142sudski, la cui firma si trovava sul telegramma, che era stato imprigionato nel famoso X Padiglione della Cittadella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il &#8222;rinnovamento dell&#8217;indipendenza e della sovranit\u00e0 della Polonia&#8221; \u00e8 stato possibile perch\u00e9 in questo momento cruciale i polacchi erano pronti a costruire le strutture di uno Stato indipendente e avevano la forza di difenderlo efficacemente negli anni successivi. Hanno puntato a questo obiettivo per cinque generazioni, dal 1795, intraprendendo azioni per la rinascita della Polonia indipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per pi\u00f9 di un secolo non sono mancate persone pronte a intraprendere la lotta per la resurrezione di una patria indipendente. Non di rado questo vessillo \u00e8 stato portato da cos\u00ec pochi che hanno dovuto affrontare non solo gli invasori, ma anche i connazionali che avevano perso la fiducia nella possibilit\u00e0 di vittoria, scegliendo l&#8217;indifferenza o andando verso il tradimento nazionale. Quante volte, durante il periodo della prigionia, si \u00e8 dovuto superare l&#8217;amarezza della sconfitta, quando tutte le circostanze indicavano che le parole &#8222;finis Poloniae&#8221; si stavano avverando?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gi\u00e0 nel 1797, tra i soldati-migranti in Italia, che sono stati i primi a combattere nelle Legioni polacche create al fianco di Napoleone e della Francia, \u00e8 nato un canto che portava speranza. Le sue parole &#8222;La Polonia non morir\u00e0 finch\u00e9 noi vivremo&#8230;&#8221; oggi fanno parte del nostro inno nazionale, e il seguito &#8222;ci\u00f2 che la violenza straniera ci ha toltonoi con la sciabola ci riprenderemo&#8230;&#8221; definiva il programma di lotta armata intrapreso nelle rivolte nazionali. Le pi\u00f9 gravi contro la Russia &#8211; la rivolta del novembre 1830 e del gennaio 1863 &#8211; si sono concluse con repressioni sanguinose, l&#8217;invio in Siberia di migliaia di partecipanti, la confisca dei beni, la perdita di molte istituzioni e leggi, l&#8217;imposizione di una brutale russificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, lo spirito polacco persisteva nelle famiglie, nelle case dove le madri insegnavano a pregare e raccontavano storie sui vecchi tempi di orgoglio e di eroi erigendo preghiere alla &#8222;Santa Vergine che difende chiara Czestochowa e risplende in Porta dell&#8217;Aurora&#8221;, pellegrinando ai luoghi santi di Jasna Gora, Vilnius o Gietrzwald&#8230; La Chiesa ha sollevato i cuori della nazione e non sono mai mancati sacerdoti che hanno condiviso il destino di essa, istituendo scuole, raggiungendo le unit\u00e0 insurrezionali, e infine trovandosi in Siberia o finendo al patibolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sconfitte militari e repressioni hanno allontanato i polacchi dall&#8217;attivit\u00e0 militare. Si sono cercate opportunit\u00e0 di azione in campo economico, scientifico ed educativo e vi si sono ottenute vittorie. Le loro tracce si trovano oggi sulle carte geografiche e nelle pubblicazioni scientifiche. Dopo l&#8217;esilio in Siberia per la loro partecipazione alla rivolta di gennaio, i monti Czerski, Dybowski e Czekanowski sono stati nominati in loro onore. A sua volta, nel lontano Cile quasi ovunque ci si imbatte nel ricordo di Ignacy Domeyka &#8211; un emigrante costretto a lasciare la sua patria dopo la sconfitta della rivolta di novembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, nel paese &#8211; spesso i vecchi ribelli &#8211; hanno fondato societ\u00e0 economiche, banche, aziende agricole, biblioteche, associazioni scientifiche, dimostrando, nonostante le repressioni, di essere efficaci nel preservare la propriet\u00e0 fondiaria polacca e la rete delle proprie istituzioni. C&#8217;erano molti che, pur essendo al servizio degli invasori, lavoravano per la loro patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le generazioni successive, non avendo uno stato proprio, non solo continuavano a sentirsi polacche, ma erano pronte a fare sacrifici per la loro patria. Duravano la memoria e la cultura nella quale una nazione priva di indipendenza poteva esprimersi. Le opere pi\u00f9 straordinarie create durante il periodo della prigionia divisoria sono rimaste un canone nazionale fino ad oggi. Tra queste vi sono opere di grandi poeti romantici che hanno creato in esilio: Adam Mickiewicz, Juliusz S\u0142owacki, Zygmunt Krasi\u0144ski. Contrabbandate, vietate dalla censura, hanno sollecitato generazioni successive di polacchi, proprio come abbondanti dello spirito polacco, emersi dalla nostalgia del paese le opere del compositore e pianista Fryderyk Chopin. La sua musica commuove ancora milioni di persone in tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Polonia non era sulla mappa dell&#8217;Europa quando Maria Curie-Sk\u0142odowska, la prima polacca e la prima donna a ricevere il premio Nobel, ha chiamato l&#8217;elemento che ha scoperto &#8222;polonio&#8221; e ha iscritto in modo permanente la presenza &#8222;polacca&#8221; nella tavola periodica degli elementi chimici. Due anni dopo, nel 1905, il Premio Nobel per la letteratura \u00e8 stato consegnato all&#8217;autore di &#8222;Quo vadis?&#8221;, Henryk Sienkiewicz, in quell&#8217;epoca lo scrittore pi\u00f9 letto dalla Russia agli Stati Uniti. Durante il gal\u00e0 del Nobel ha detto riguardo la sua patria: &#8222;\u00c8 stata proclamata morta, ed ecco una delle mille prove del fatto che \u00e8 viva. \u00c8 stata proclamata conquistata, ed ecco una nuova prova che pu\u00f2 vincere&#8221;. Leggendo la sua &#8222;Trilogia&#8221; &#8211; romanzi che descrivono le guerre del XVII secolo tra la Repubblica di Polonia e la Turchia, la Svezia e i cosacchi, \u00e8 cresciuto un intero esercito di polacchi, con cui gli invasori hanno dovuto combattere pi\u00f9 volte. Molti dei giovani che si arruolavano dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nelle Legioni di Pi\u0142sudski o nell&#8217;esercito formato dagli immigrati polacchi negli USA avevano nello zaino i libri di Sienkiewicz. Erano pronti a combattere e a morire per la Polonia, sebbene persino i loro nonni siano nati quando essa non c&#8217;era. La Polonia era presente anche nei dipinti storici dei pittori. Uno dei pi\u00f9 originali, Jacek Malczewski, esclamava: &#8222;Dipingi affinch\u00e9 la Polonia possa risorgere&#8221;. Un anno dopo la morte del pi\u00f9 celebre di loro, Jan Matejko, \u00e8 stata organizzata a Leopoli una mostra delle sue opere. Si celebrava allora il centenario della battaglia di Rac\u0142awice nel 1794, in cui l&#8217;esercito guidato da Tadeusz Ko\u015bciuszko, il quale aveva nel passato combattuto per l&#8217;indipendenza degli Stati Uniti, si \u00e8 aggiudicato la vittoria sull&#8217;esercito russo. In una rotonda costruita appositamente per questo scopo, \u00e8 stato esposto un monumentale dipinto di Jan Styka e Wojciech Kossak, lungo pi\u00f9 di cento metri, che raffigura la battaglia vittoriosa contro i russi. Innumerevoli polacchi hanno percorso centinaia di chilometri per vederlo. Bisbigliavano con ammirazione: &#8222;Non \u00e8 un dipinto, \u00e8 un atto&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Impossibile immaginare quanti tra le migliaia di giovani, spesso provenienti da villaggi lontani, siano diventati polacchi, co-creando una nazione moderna, una nazione senza un proprio stato, ma ricca di cultura e costumi. \u00c8 stato grazie a loro che non soltanto lo spirito polacco \u00e8 sopravvissuto, ma l&#8217;identit\u00e0 polacca \u00e8 stata abbracciata dai polacchi i cui nonni erano venuti dai paesi vicini per germanizzare e russificare la Polonia, ma che sono stati sedotti da essa con il suo &#8222;spirito instancabile&#8221;. \u00c8 stato questo spirito a dare origine all&#8217;atto dell&#8217;11 novembre 1918, che ha portato la Polonia indipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Jaros\u0142aw Szarek<\/em><\/p>\n<p><em>Testo pubblicato nel mensile Wszystko Co Najwa\u017cniejsze (Polonia) nell&#8217;ambito di un progetto educativo storico dell&#8217;Istituto della Memoria Nazionale<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><span style=\"font-size: large\"><b>&nbsp;<\/b><\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium\"><span lang=\"it-IT\"><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-1289 alignleft\" src=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/Jan_Rokita-203x300.jpg\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/Jan_Rokita-203x300.jpg 203w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/Jan_Rokita.jpg 321w\" sizes=\"auto, (max-width: 160px) 100vw, 160px\" \/><span style=\"text-decoration: underline\">Come sono diversi gli echi della Grande Guerra<\/span><\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"LEFT\"><span lang=\"it-IT\"><strong>La Polonia \u00e8 immersa nella storia. Grazie ad essa, capiremo perch\u00e9 pi\u00f9 di un milione di immigrati ucraini ospitati apertamente vivono e lavorano proprio in Polonia, e perch\u00e9 al vertice dell&#8217;Unione Europea \u00e8 il Primo Ministro polacco ad auspicare (con successo) un piano di ampio sostegno economico alla Bielorussia.<\/strong> <\/span><span style=\"font-size: medium\"><span lang=\"it-IT\"><br \/><br \/><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel suo famoso libro <em>The Sleepwalkers<\/em>, il professore britannico Christopher Clark indaga sulla causa della prima guerra mondiale, constatando che si \u00e8 trattato pi\u00f9 di una tragedia che di un crimine. La Grande Guerra \u00e8 stata causata dai &#8222;sonnambuli&#8221;, ignari dell&#8217;entit\u00e0 della catastrofe di cui erano diventati responsabili. La catastrofe non \u00e8 stato solo il numero delle vittime e l&#8217;entit\u00e0 dei danni, ma soprattutto il crollo dell&#8217;ordine politico europeo, da molti ancora oggi ammirato come &#8222;il bel Ottocento&#8221;. Sei anni fa, nel centenario di quella guerra, il libro di Clark \u00e8 diventato la &#8222;bibbia politica&#8221; di politici e intellettuali, che, arricciando le labbra con apprezzamento, ne hanno discusso le tesi in innumerevoli conferenze, finendo sempre con lo stesso monito contro il ripetersi del precedente &#8222;sonnambolico&#8221;. Guardando dalla prospettiva dell&#8217;Europa occidentale della <em>&#8222;belle \u00e9poque&#8221;<\/em>, brutalmente interrotta da quella guerra, si pu\u00f2 dire che questo tipo di narrazione, che Clark ha dettato all&#8217;Europa, non \u00e8 solo logica ma ha anche il valore della nobilt\u00e0 morale. Tuttavia, in tale narrazione il polacco deve essere colpito dalla differenza radicale nell&#8217;esperienza del XX secolo, che \u00e8 caratteristica dell&#8217;Europa centrorientale. Una differenza che il francese, l&#8217;italiano o anche il tedesco di oggi probabilmente fa fatica a vedere, per non parlare di accettare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Uno dei brani pi\u00f9 famosi della letteratura polacca, che \u00e8 rimasto impresso nella memoria di ogni polacco fin dai tempi della scuola, \u00e8 una preghiera della <em>Litania dei pellegrini<\/em> del pi\u00f9 grande poeta polacco Adam Mickiewicz: \u201cLa guerra generale per la libert\u00e0 dei popoli! Ti chiediamo o Signore\u201d. Questo passaggio \u00e8 trattato come un annuncio profetico dello scoppio della guerra, la quale, dopo pi\u00f9 di un secolo di occupazione, porter\u00e0 finalmente ai polacchi la libert\u00e0 e l&#8217;opportunit\u00e0 di vivere nel proprio paese. In questa narrazione polacca, il 1914 non \u00e8 n\u00e9 un &#8222;crimine&#8221; n\u00e9 una &#8222;tragedia&#8221;, ma, al contrario, \u00e8 un araldo storico della libert\u00e0 riconquistata quattro anni dopo, quando l&#8217;inaspettato risultato di questa guerra \u00e8 stata la caduta di tre imperatori occupanti: tedesco, russo e austriaco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 stato un momento chiave per la comprensione polacca del mondo e della sua posizione in esso. La vittoria di Inghilterra e Francia ha permesso ai polacchi di riconquistare la loro libert\u00e0, e quindi sono state queste due potenze ad essere iscritte come &#8222;amichevoli&#8221; e &#8222;alleate&#8221; al codice di autocoscienza politica polacca tramandato di generazione in generazione. Ma questo non basta. Quella vittoria, come sa ogni bambino in Polonia, \u00e8 stata possibile solo perch\u00e9 \u00e8 stata la prima volta nella storia che gli americani sono entrati in Europa. Se poco dopo se ne sono andati, disgustati dalla qualit\u00e0 della politica europea, la tragedia doveva ripetersi. La seconda guerra mondiale n\u2019\u00e8 diventata la prova pi\u00f9 evidente. E cos\u00ec questa convinzione del potere quasi &#8222;magico&#8221; della presenza americana in Europa \u00e8 stata codificata anche nel DNA politico che definisce l&#8217;identit\u00e0 dei polacchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo Stato polacco, rinato nel 1918, non poteva pensarsi diversamente che in termini di una sorta di pi\u00f9 ampia unione dell&#8217;Europa centrale. Si trattava di un&#8217;evidente eco dei vecchi tempi, quando la dinastia jagellonica lituana governava un vasto potere federale con due capitali a Cracovia e a Vilnius. Certo, in altre categorie pi\u00f9 etniche, il movimento nazionale polacco stava abbracciando la nuova statualit\u00e0, ma l&#8217;assunzione del potere da parte di J\u00f3zef Pi\u0142sudski (nel giorno dello storico armistizio di Compi\u00e8gne, l&#8217;11 novembre 1918) significava che non erano i &#8222;nazionalisti&#8221;, ma i &#8222;prometeisti&#8221; a definire la missione dello Stato polacco nel dopoguerra. Tuttavia, l&#8217;alleanza militare con gli ucraini e i bielorussi che si stavano anche liberando dalla dominazione russa, il cui senso era quello di stabilire una nuova unione nell&#8217;Europa centrale e orientale, \u00e8 crollata sotto la pressione dei bolscevichi. C&#8217;erano forze appena sufficienti per difendere la minacciata sovranit\u00e0 polacca contro i bolscevichi, presenti nei pressi di Varsavia nell&#8217;estate del 1920. Non vi erano abbastanza forze per rinnovare l&#8217;idea di un&#8217;unione nell&#8217;Europa centrale e orientale. Ma anche se l&#8217;unione non si era formata in quel momento, e questa parte d&#8217;Europa sarebbe presto diventata un campo di battaglia per il nazionalismo, quel periodo, subito dopo la Grande Guerra, \u00e8 diventato come un&#8217;eco, sentita nella politica polacca costantemente nel corso dell&#8217;ultimo secolo, fino ad oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo \u00e8 soprattutto l&#8217;eco di sogni di integrazione politica, che (come \u00e8 diventato evidente nel corso del tempo) non pu\u00f2 pi\u00f9 essere stabilita nell&#8217;Europa centrorientale, ma pu\u00f2 entrare in quest&#8217;area solo come parte di un grande progetto di integrazione per tutta l&#8217;Europa. \u00c8 necessario saperlo per capire l&#8217;entusiasmo dei polacchi per la propria adesione all&#8217;Unione europea nel XXI secolo, ma anche per il suo allargamento all&#8217;Ucraina, alla Bielorussia, alla Moldavia o alla Georgia. Un particolare &#8222;trasferimento&#8221; dell&#8217;Unione verso l&#8217;Est ha costruito la missione politica dello Stato polacco contemporaneo, e senza la consapevolezza di questo fatto \u00e8 impossibile comprendere la politica polacca dell&#8217;ultimo quarto di secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un&#8217;eco lontana di quel tempo \u00e8 purtroppo anche un forte ricordo in Polonia del fatto che al momento in cui nel 1920 tutti i piani polacchi rischiavano di crollare, e con essi anche l&#8217;esistenza stessa dello Stato polacco era minacciata, le potenze europee &#8222;alleate&#8221; e &#8222;amichevoli&#8221;, e soprattutto l&#8217;Inghilterra, sotto Lloyd George, si \u00e8 paradossalmente schierata dalla parte dei bolscevichi, costringendo il governo polacco alla conferenza di Spa a cedere met\u00e0 del territorio del Paese alla Russia sovietica, ossia tutto ci\u00f2 di cui gli zar russi si sono appropriati con la forza nel XVIII secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa diffidenza nei confronti degli &#8222;amici&#8221; europei, che si \u00e8 rafforzata nel settembre 1939 e che di fatto continua ancora oggi, non \u00e8 mai pi\u00f9 stata eliminata in Polonia. Tuttavia, l&#8217;eco ricorrente di quegli eventi evoca anche una particolare sensibilit\u00e0 polacca al danno e al rifiuto da parte dell&#8217;Europa degli ucraini e dei bielorussi, le uniche nazioni che un secolo fa si sono armate insieme ai polacchi contro la minaccia sovietica. Deve esserne consapevole chiunque voglia capire perch\u00e9 oggi in Polonia vivono e lavorano pi\u00f9 di un milione di immigrati ucraini ospitati apertamente, e al vertice dell&#8217;Unione Europea \u00e8 il Primo Ministro polacco ad auspicare (con successo) un piano di ampio sostegno economico alla Bielorussia, che sar\u00e0 lanciato quando i suoi cittadini riusciranno a rimuovere la tirannia che finora ha prevalso in quel paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel suo famoso libro, il professor Clark ha dimostrato che gli echi di quella Grande Guerra risuonano nella politica contemporanea. \u00c8 vero. Solo che gli echi polacchi hanno un suono un po&#8217; diverso da quelli ascoltati dal grande storico britannico.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Jan Rokita<\/em><\/p>\n<p>Testo pubblicato nel mensile <em>Wszystko Co Najwa\u017cniejsze<\/em> (Polonia) nell&#8217;ambito di un progetto educativo storico dell&#8217;Istituto della Memoria Nazionale<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FESTA NAZIONALE DELL&#8217;INDIPENDENZA 102 anni fa, 11 novembre 1918, la Polonia riconquist\u00f2 l&#8217;indipendenza. 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Quel giorno, J\u00f3zef Pi\u0142sudski, liberato dalla Fortezza di Magdeburgo, ricevette dal Consiglio di Reggenza il potere militare e, dopo tre giorni, quello civile, e in seguito \\\"come Comandante in capo dell'Esercito Polacco [...] notific\u00f2 ai governi e alle nazioni neutrali e militanti\\\" il ritorno della \\\"Repubblica di Polonia Rinata e Indipendente\\\" sulle mappe del mondo. Dopo 123 anni, la Polonia ritornava ad essere uno stato sovrano, riacquistando la sua soggettivit\u00e0 sull'arena internazionale.\\nCinque generazioni combattettero nelle rivolte, tennero vivo lo spirito polacco e resistettero alla germanizzazione e russificazione, in modo che nel novembre 1918 i polacchi potessero godere della libert\u00e0. J\u00f3zef Pi\u0142sudski, Roman Dmowski, Ignacy Jan Paderewski, generale J\u00f3zef Haller, Ignacy Daszy\u0144ski, Wincenty Witos e Wojciech Korfanty furono uomini di Stato e padri della Polonia indipendente. Provenivano da diversi contesti politici, ma il loro obiettivo comune nel 1918 era quello di far s\u00ec che i polacchi potessero ricostruire il proprio paese.\\nL'atmosfera di quel momento eccezionale \u00e8 stata descritta dall'allora Primo Ministro, J\u0119drzej Moraczewski: \u201c\u00c8 impossibile descrivere lo stato di ebbrezza, l\u2019atmosfera di gioia che ha travolto la popolazione polacca in quel momento. Dopo 120 anni sono spariti i cordoni. Libert\u00e0! Indipendenza! Unione! Uno stato indipendente! Per sempre! Caos? Non \u00e8 niente. Andr\u00e0 bene. [\u2026] Chi non ha vissuto questi brevi giorni, chi non \u00e8 impazzito di gioia insieme a tutta la nazione in quel momento, non prover\u00e0 la gioia pi\u00f9 grande nella sua vita\u201d.\\nIl ricordo dello storico giorno di 102 anni fa, quando la Polonia riacquist\u00f2 l\u2019Indipendenza e la Libert\u00e0, tutt\u2019oggi \u00e8 per noi fonte di ispirazione per lavorare per il bene della nostra Patria - la Polonia.\\nL\u2019instancabile spirito polacco\\nSenza il proprio stato, nel XIX secolo non solo abbiamo costruito una cultura, una scienza ed un'economia nazionale, ma abbiamo anche creato uno stato d'animo che ha permesso a diverse generazioni nate in cattivit\u00e0 di pensare ancora a una Polonia indipendente.\\nNel novembre 1918, un radiotelegramma inviato da Varsavia, che notificava la rinascita della Repubblica di Polonia, ha raggiunto molte capitali mondiali - da Washington a Tokyo. Vi si informava che il governo polacco avrebbe \\\"sostituito il regno della violenza che da centoquarant'anni pesava sul destino della Polonia\\\". Ci\u00f2 significava il ritorno della Repubblica indipendente sulla mappa dell'Europa, dalla quale era stata rimossa in seguito ad un accordo tra gli stati confinanti di Austria, Prussia e Russia alla fine del XVIII secolo.\\nMolto significativo \u00e8 stato il fatto che il telegramma che informava della rinascita dello Stato indipendente sia stato inviato da un luogo che era un simbolo del dominio straniero, dalla Cittadella di Varsavia costruita dai russi negli anni trenta del XIX secolo dopo la sconfitta della rivolta di novembre, in cui i polacchi opposti alla prigionia venivano incarcerati e uccisi. Tra loro c'era il comandante in capo J\u00f3zef Pi\u0142sudski, la cui firma si trovava sul telegramma, che era stato imprigionato nel famoso X Padiglione della Cittadella.\\nIl \\\"rinnovamento dell'indipendenza e della sovranit\u00e0 della Polonia\\\" \u00e8 stato possibile perch\u00e9 in questo momento cruciale i polacchi erano pronti a costruire le strutture di uno Stato indipendente e avevano la forza di difenderlo efficacemente negli anni successivi. Hanno puntato a questo obiettivo per cinque generazioni, dal 1795, intraprendendo azioni per la rinascita della Polonia indipendente.\\nPer pi\u00f9 di un secolo non sono mancate persone pronte a intraprendere la lotta per la resurrezione di una patria indipendente. Non di rado questo vessillo \u00e8 stato portato da cos\u00ec pochi che hanno dovuto affrontare non solo gli invasori, ma anche i connazionali che avevano perso la fiducia nella possibilit\u00e0 di vittoria, scegliendo l'indifferenza o andando verso il tradimento nazionale. Quante volte, durante il periodo della prigionia, si \u00e8 dovuto superare l'amarezza della sconfitta, quando tutte le circostanze indicavano che le parole \\\"finis Poloniae\\\" si stavano avverando?\\nGi\u00e0 nel 1797, tra i soldati-migranti in Italia, che sono stati i primi a combattere nelle Legioni polacche create al fianco di Napoleone e della Francia, \u00e8 nato un canto che portava speranza. Le sue parole \\\"La Polonia non morir\u00e0 finch\u00e9 noi vivremo...\\\" oggi fanno parte del nostro inno nazionale, e il seguito \\\"ci\u00f2 che la violenza straniera ci ha toltonoi con la sciabola ci riprenderemo...\\\" definiva il programma di lotta armata intrapreso nelle rivolte nazionali. Le pi\u00f9 gravi contro la Russia - la rivolta del novembre 1830 e del gennaio 1863 - si sono concluse con repressioni sanguinose, l'invio in Siberia di migliaia di partecipanti, la confisca dei beni, la perdita di molte istituzioni e leggi, l'imposizione di una brutale russificazione.\\nTuttavia, lo spirito polacco persisteva nelle famiglie, nelle case dove le madri insegnavano a pregare e raccontavano storie sui vecchi tempi di orgoglio e di eroi erigendo preghiere alla \\\"Santa Vergine che difende chiara Czestochowa e risplende in Porta dell'Aurora\\\", pellegrinando ai luoghi santi di Jasna Gora, Vilnius o Gietrzwald... La Chiesa ha sollevato i cuori della nazione e non sono mai mancati sacerdoti che hanno condiviso il destino di essa, istituendo scuole, raggiungendo le unit\u00e0 insurrezionali, e infine trovandosi in Siberia o finendo al patibolo.\\nSconfitte militari e repressioni hanno allontanato i polacchi dall'attivit\u00e0 militare. Si sono cercate opportunit\u00e0 di azione in campo economico, scientifico ed educativo e vi si sono ottenute vittorie. Le loro tracce si trovano oggi sulle carte geografiche e nelle pubblicazioni scientifiche. Dopo l'esilio in Siberia per la loro partecipazione alla rivolta di gennaio, i monti Czerski, Dybowski e Czekanowski sono stati nominati in loro onore. A sua volta, nel lontano Cile quasi ovunque ci si imbatte nel ricordo di Ignacy Domeyka - un emigrante costretto a lasciare la sua patria dopo la sconfitta della rivolta di novembre.\\nNel frattempo, nel paese - spesso i vecchi ribelli - hanno fondato societ\u00e0 economiche, banche, aziende agricole, biblioteche, associazioni scientifiche, dimostrando, nonostante le repressioni, di essere efficaci nel preservare la propriet\u00e0 fondiaria polacca e la rete delle proprie istituzioni. C'erano molti che, pur essendo al servizio degli invasori, lavoravano per la loro patria.\\nLe generazioni successive, non avendo uno stato proprio, non solo continuavano a sentirsi polacche, ma erano pronte a fare sacrifici per la loro patria. Duravano la memoria e la cultura nella quale una nazione priva di indipendenza poteva esprimersi. Le opere pi\u00f9 straordinarie create durante il periodo della prigionia divisoria sono rimaste un canone nazionale fino ad oggi. Tra queste vi sono opere di grandi poeti romantici che hanno creato in esilio: Adam Mickiewicz, Juliusz S\u0142owacki, Zygmunt Krasi\u0144ski. Contrabbandate, vietate dalla censura, hanno sollecitato generazioni successive di polacchi, proprio come abbondanti dello spirito polacco, emersi dalla nostalgia del paese le opere del compositore e pianista Fryderyk Chopin. La sua musica commuove ancora milioni di persone in tutto il mondo.\\nLa Polonia non era sulla mappa dell'Europa quando Maria Curie-Sk\u0142odowska, la prima polacca e la prima donna a ricevere il premio Nobel, ha chiamato l'elemento che ha scoperto \\\"polonio\\\" e ha iscritto in modo permanente la presenza \\\"polacca\\\" nella tavola periodica degli elementi chimici. Due anni dopo, nel 1905, il Premio Nobel per la letteratura \u00e8 stato consegnato all'autore di \\\"Quo vadis?\\\", Henryk Sienkiewicz, in quell'epoca lo scrittore pi\u00f9 letto dalla Russia agli Stati Uniti. Durante il gal\u00e0 del Nobel ha detto riguardo la sua patria: \\\"\u00c8 stata proclamata morta, ed ecco una delle mille prove del fatto che \u00e8 viva. \u00c8 stata proclamata conquistata, ed ecco una nuova prova che pu\u00f2 vincere\\\". Leggendo la sua \\\"Trilogia\\\" - romanzi che descrivono le guerre del XVII secolo tra la Repubblica di Polonia e la Turchia, la Svezia e i cosacchi, \u00e8 cresciuto un intero esercito di polacchi, con cui gli invasori hanno dovuto combattere pi\u00f9 volte. Molti dei giovani che si arruolavano dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nelle Legioni di Pi\u0142sudski o nell'esercito formato dagli immigrati polacchi negli USA avevano nello zaino i libri di Sienkiewicz. Erano pronti a combattere e a morire per la Polonia, sebbene persino i loro nonni siano nati quando essa non c'era. La Polonia era presente anche nei dipinti storici dei pittori. Uno dei pi\u00f9 originali, Jacek Malczewski, esclamava: \\\"Dipingi affinch\u00e9 la Polonia possa risorgere\\\". Un anno dopo la morte del pi\u00f9 celebre di loro, Jan Matejko, \u00e8 stata organizzata a Leopoli una mostra delle sue opere. Si celebrava allora il centenario della battaglia di Rac\u0142awice nel 1794, in cui l'esercito guidato da Tadeusz Ko\u015bciuszko, il quale aveva nel passato combattuto per l'indipendenza degli Stati Uniti, si \u00e8 aggiudicato la vittoria sull'esercito russo. In una rotonda costruita appositamente per questo scopo, \u00e8 stato esposto un monumentale dipinto di Jan Styka e Wojciech Kossak, lungo pi\u00f9 di cento metri, che raffigura la battaglia vittoriosa contro i russi. Innumerevoli polacchi hanno percorso centinaia di chilometri per vederlo. Bisbigliavano con ammirazione: \\\"Non \u00e8 un dipinto, \u00e8 un atto\\\".\\nImpossibile immaginare quanti tra le migliaia di giovani, spesso provenienti da villaggi lontani, siano diventati polacchi, co-creando una nazione moderna, una nazione senza un proprio stato, ma ricca di cultura e costumi. \u00c8 stato grazie a loro che non soltanto lo spirito polacco \u00e8 sopravvissuto, ma l'identit\u00e0 polacca \u00e8 stata abbracciata dai polacchi i cui nonni erano venuti dai paesi vicini per germanizzare e russificare la Polonia, ma che sono stati sedotti da essa con il suo \\\"spirito instancabile\\\". \u00c8 stato questo spirito a dare origine all'atto dell'11 novembre 1918, che ha portato la Polonia indipendente.\\nJaros\u0142aw Szarek\\nTesto pubblicato nel mensile Wszystko Co Najwa\u017cniejsze (Polonia) nell'ambito di un progetto educativo storico dell'Istituto della Memoria Nazionale\\n \\nCome sono diversi gli echi della Grande Guerra\\nLa Polonia \u00e8 immersa nella storia. Grazie ad essa, capiremo perch\u00e9 pi\u00f9 di un milione di immigrati ucraini ospitati apertamente vivono e lavorano proprio in Polonia, e perch\u00e9 al vertice dell'Unione Europea \u00e8 il Primo Ministro polacco ad auspicare (con successo) un piano di ampio sostegno economico alla Bielorussia. \\nNel suo famoso libro The Sleepwalkers, il professore britannico Christopher Clark indaga sulla causa della prima guerra mondiale, constatando che si \u00e8 trattato pi\u00f9 di una tragedia che di un crimine. La Grande Guerra \u00e8 stata causata dai \\\"sonnambuli\\\", ignari dell'entit\u00e0 della catastrofe di cui erano diventati responsabili. La catastrofe non \u00e8 stato solo il numero delle vittime e l'entit\u00e0 dei danni, ma soprattutto il crollo dell'ordine politico europeo, da molti ancora oggi ammirato come \\\"il bel Ottocento\\\". Sei anni fa, nel centenario di quella guerra, il libro di Clark \u00e8 diventato la \\\"bibbia politica\\\" di politici e intellettuali, che, arricciando le labbra con apprezzamento, ne hanno discusso le tesi in innumerevoli conferenze, finendo sempre con lo stesso monito contro il ripetersi del precedente \\\"sonnambolico\\\". Guardando dalla prospettiva dell'Europa occidentale della \\\"belle \u00e9poque\\\", brutalmente interrotta da quella guerra, si pu\u00f2 dire che questo tipo di narrazione, che Clark ha dettato all'Europa, non \u00e8 solo logica ma ha anche il valore della nobilt\u00e0 morale. Tuttavia, in tale narrazione il polacco deve essere colpito dalla differenza radicale nell'esperienza del XX secolo, che \u00e8 caratteristica dell'Europa centrorientale. Una differenza che il francese, l'italiano o anche il tedesco di oggi probabilmente fa fatica a vedere, per non parlare di accettare.\\nUno dei brani pi\u00f9 famosi della letteratura polacca, che \u00e8 rimasto impresso nella memoria di ogni polacco fin dai tempi della scuola, \u00e8 una preghiera della Litania dei pellegrini del pi\u00f9 grande poeta polacco Adam Mickiewicz: \u201cLa guerra generale per la libert\u00e0 dei popoli! Ti chiediamo o Signore\u201d. Questo passaggio \u00e8 trattato come un annuncio profetico dello scoppio della guerra, la quale, dopo pi\u00f9 di un secolo di occupazione, porter\u00e0 finalmente ai polacchi la libert\u00e0 e l'opportunit\u00e0 di vivere nel proprio paese. In questa narrazione polacca, il 1914 non \u00e8 n\u00e9 un \\\"crimine\\\" n\u00e9 una \\\"tragedia\\\", ma, al contrario, \u00e8 un araldo storico della libert\u00e0 riconquistata quattro anni dopo, quando l'inaspettato risultato di questa guerra \u00e8 stata la caduta di tre imperatori occupanti: tedesco, russo e austriaco.\\n\u00c8 stato un momento chiave per la comprensione polacca del mondo e della sua posizione in esso. La vittoria di Inghilterra e Francia ha permesso ai polacchi di riconquistare la loro libert\u00e0, e quindi sono state queste due potenze ad essere iscritte come \\\"amichevoli\\\" e \\\"alleate\\\" al codice di autocoscienza politica polacca tramandato di generazione in generazione. Ma questo non basta. Quella vittoria, come sa ogni bambino in Polonia, \u00e8 stata possibile solo perch\u00e9 \u00e8 stata la prima volta nella storia che gli americani sono entrati in Europa. Se poco dopo se ne sono andati, disgustati dalla qualit\u00e0 della politica europea, la tragedia doveva ripetersi. La seconda guerra mondiale n\u2019\u00e8 diventata la prova pi\u00f9 evidente. E cos\u00ec questa convinzione del potere quasi \\\"magico\\\" della presenza americana in Europa \u00e8 stata codificata anche nel DNA politico che definisce l'identit\u00e0 dei polacchi.\\nLo Stato polacco, rinato nel 1918, non poteva pensarsi diversamente che in termini di una sorta di pi\u00f9 ampia unione dell'Europa centrale. Si trattava di un'evidente eco dei vecchi tempi, quando la dinastia jagellonica lituana governava un vasto potere federale con due capitali a Cracovia e a Vilnius. Certo, in altre categorie pi\u00f9 etniche, il movimento nazionale polacco stava abbracciando la nuova statualit\u00e0, ma l'assunzione del potere da parte di J\u00f3zef Pi\u0142sudski (nel giorno dello storico armistizio di Compi\u00e8gne, l'11 novembre 1918) significava che non erano i \\\"nazionalisti\\\", ma i \\\"prometeisti\\\" a definire la missione dello Stato polacco nel dopoguerra. Tuttavia, l'alleanza militare con gli ucraini e i bielorussi che si stavano anche liberando dalla dominazione russa, il cui senso era quello di stabilire una nuova unione nell'Europa centrale e orientale, \u00e8 crollata sotto la pressione dei bolscevichi. C'erano forze appena sufficienti per difendere la minacciata sovranit\u00e0 polacca contro i bolscevichi, presenti nei pressi di Varsavia nell'estate del 1920. Non vi erano abbastanza forze per rinnovare l'idea di un'unione nell'Europa centrale e orientale. Ma anche se l'unione non si era formata in quel momento, e questa parte d'Europa sarebbe presto diventata un campo di battaglia per il nazionalismo, quel periodo, subito dopo la Grande Guerra, \u00e8 diventato come un'eco, sentita nella politica polacca costantemente nel corso dell'ultimo secolo, fino ad oggi.\\nQuesto \u00e8 soprattutto l'eco di sogni di integrazione politica, che (come \u00e8 diventato evidente nel corso del tempo) non pu\u00f2 pi\u00f9 essere stabilita nell'Europa centrorientale, ma pu\u00f2 entrare in quest'area solo come parte di un grande progetto di integrazione per tutta l'Europa. \u00c8 necessario saperlo per capire l'entusiasmo dei polacchi per la propria adesione all'Unione europea nel XXI secolo, ma anche per il suo allargamento all'Ucraina, alla Bielorussia, alla Moldavia o alla Georgia. 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Tuttavia, l'eco ricorrente di quegli eventi evoca anche una particolare sensibilit\u00e0 polacca al danno e al rifiuto da parte dell'Europa degli ucraini e dei bielorussi, le uniche nazioni che un secolo fa si sono armate insieme ai polacchi contro la minaccia sovietica. Deve esserne consapevole chiunque voglia capire perch\u00e9 oggi in Polonia vivono e lavorano pi\u00f9 di un milione di immigrati ucraini ospitati apertamente, e al vertice dell'Unione Europea \u00e8 il Primo Ministro polacco ad auspicare (con successo) un piano di ampio sostegno economico alla Bielorussia, che sar\u00e0 lanciato quando i suoi cittadini riusciranno a rimuovere la tirannia che finora ha prevalso in quel paese.\\nNel suo famoso libro, il professor Clark ha dimostrato che gli echi di quella Grande Guerra risuonano nella politica contemporanea. \u00c8 vero. Solo che gli echi polacchi hanno un suono un po' diverso da quelli ascoltati dal grande storico britannico.\\nJan Rokita\\nTesto pubblicato nel mensile Wszystko Co Najwa\u017cniejsze (Polonia) nell'ambito di un progetto educativo storico dell'Istituto della Memoria Nazionale\"},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"pl-PL\",\"@id\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2020\/11\/11\/11-novembre\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/A1_11.11-grafika-rocznicowa-wloski.png\",\"contentUrl\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/A1_11.11-grafika-rocznicowa-wloski.png\",\"width\":1920,\"height\":1080},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2020\/11\/11\/11-novembre\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"11 novembre\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#website\",\"url\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/\",\"name\":\"Instytut Polski w Rzymie\",\"description\":\"Instytuty Polskie\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"pl-PL\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#\/schema\/person\/a20a073d7a2e4e3a1e61337018ea1dde\",\"name\":\"olszanskae\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"pl-PL\",\"@id\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/da4122249e9d4fc785323fb50d5ce00c?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/da4122249e9d4fc785323fb50d5ce00c?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"olszanskae\"},\"url\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/author\/olszanskae\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"11 novembre - Instytut Polski w Rzymie","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2020\/11\/11\/11-novembre\/","og_locale":"pl_PL","og_type":"article","og_title":"11 novembre - Instytut Polski w Rzymie","og_description":"FESTA NAZIONALE DELL&#8217;INDIPENDENZA 102 anni fa, 11 novembre 1918, la Polonia riconquist\u00f2 l&#8217;indipendenza. 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Quel giorno, J\u00f3zef Pi\u0142sudski, liberato dalla Fortezza di Magdeburgo, ricevette dal Consiglio di Reggenza il potere militare e, dopo tre giorni, quello civile, e in seguito \"come Comandante in capo dell'Esercito Polacco [...] notific\u00f2 ai governi e alle nazioni neutrali e militanti\" il ritorno della \"Repubblica di Polonia Rinata e Indipendente\" sulle mappe del mondo. Dopo 123 anni, la Polonia ritornava ad essere uno stato sovrano, riacquistando la sua soggettivit\u00e0 sull'arena internazionale.\nCinque generazioni combattettero nelle rivolte, tennero vivo lo spirito polacco e resistettero alla germanizzazione e russificazione, in modo che nel novembre 1918 i polacchi potessero godere della libert\u00e0. J\u00f3zef Pi\u0142sudski, Roman Dmowski, Ignacy Jan Paderewski, generale J\u00f3zef Haller, Ignacy Daszy\u0144ski, Wincenty Witos e Wojciech Korfanty furono uomini di Stato e padri della Polonia indipendente. Provenivano da diversi contesti politici, ma il loro obiettivo comune nel 1918 era quello di far s\u00ec che i polacchi potessero ricostruire il proprio paese.\nL'atmosfera di quel momento eccezionale \u00e8 stata descritta dall'allora Primo Ministro, J\u0119drzej Moraczewski: \u201c\u00c8 impossibile descrivere lo stato di ebbrezza, l\u2019atmosfera di gioia che ha travolto la popolazione polacca in quel momento. Dopo 120 anni sono spariti i cordoni. Libert\u00e0! Indipendenza! Unione! Uno stato indipendente! Per sempre! Caos? Non \u00e8 niente. Andr\u00e0 bene. [\u2026] Chi non ha vissuto questi brevi giorni, chi non \u00e8 impazzito di gioia insieme a tutta la nazione in quel momento, non prover\u00e0 la gioia pi\u00f9 grande nella sua vita\u201d.\nIl ricordo dello storico giorno di 102 anni fa, quando la Polonia riacquist\u00f2 l\u2019Indipendenza e la Libert\u00e0, tutt\u2019oggi \u00e8 per noi fonte di ispirazione per lavorare per il bene della nostra Patria - la Polonia.\nL\u2019instancabile spirito polacco\nSenza il proprio stato, nel XIX secolo non solo abbiamo costruito una cultura, una scienza ed un'economia nazionale, ma abbiamo anche creato uno stato d'animo che ha permesso a diverse generazioni nate in cattivit\u00e0 di pensare ancora a una Polonia indipendente.\nNel novembre 1918, un radiotelegramma inviato da Varsavia, che notificava la rinascita della Repubblica di Polonia, ha raggiunto molte capitali mondiali - da Washington a Tokyo. Vi si informava che il governo polacco avrebbe \"sostituito il regno della violenza che da centoquarant'anni pesava sul destino della Polonia\". Ci\u00f2 significava il ritorno della Repubblica indipendente sulla mappa dell'Europa, dalla quale era stata rimossa in seguito ad un accordo tra gli stati confinanti di Austria, Prussia e Russia alla fine del XVIII secolo.\nMolto significativo \u00e8 stato il fatto che il telegramma che informava della rinascita dello Stato indipendente sia stato inviato da un luogo che era un simbolo del dominio straniero, dalla Cittadella di Varsavia costruita dai russi negli anni trenta del XIX secolo dopo la sconfitta della rivolta di novembre, in cui i polacchi opposti alla prigionia venivano incarcerati e uccisi. Tra loro c'era il comandante in capo J\u00f3zef Pi\u0142sudski, la cui firma si trovava sul telegramma, che era stato imprigionato nel famoso X Padiglione della Cittadella.\nIl \"rinnovamento dell'indipendenza e della sovranit\u00e0 della Polonia\" \u00e8 stato possibile perch\u00e9 in questo momento cruciale i polacchi erano pronti a costruire le strutture di uno Stato indipendente e avevano la forza di difenderlo efficacemente negli anni successivi. Hanno puntato a questo obiettivo per cinque generazioni, dal 1795, intraprendendo azioni per la rinascita della Polonia indipendente.\nPer pi\u00f9 di un secolo non sono mancate persone pronte a intraprendere la lotta per la resurrezione di una patria indipendente. Non di rado questo vessillo \u00e8 stato portato da cos\u00ec pochi che hanno dovuto affrontare non solo gli invasori, ma anche i connazionali che avevano perso la fiducia nella possibilit\u00e0 di vittoria, scegliendo l'indifferenza o andando verso il tradimento nazionale. Quante volte, durante il periodo della prigionia, si \u00e8 dovuto superare l'amarezza della sconfitta, quando tutte le circostanze indicavano che le parole \"finis Poloniae\" si stavano avverando?\nGi\u00e0 nel 1797, tra i soldati-migranti in Italia, che sono stati i primi a combattere nelle Legioni polacche create al fianco di Napoleone e della Francia, \u00e8 nato un canto che portava speranza. Le sue parole \"La Polonia non morir\u00e0 finch\u00e9 noi vivremo...\" oggi fanno parte del nostro inno nazionale, e il seguito \"ci\u00f2 che la violenza straniera ci ha toltonoi con la sciabola ci riprenderemo...\" definiva il programma di lotta armata intrapreso nelle rivolte nazionali. Le pi\u00f9 gravi contro la Russia - la rivolta del novembre 1830 e del gennaio 1863 - si sono concluse con repressioni sanguinose, l'invio in Siberia di migliaia di partecipanti, la confisca dei beni, la perdita di molte istituzioni e leggi, l'imposizione di una brutale russificazione.\nTuttavia, lo spirito polacco persisteva nelle famiglie, nelle case dove le madri insegnavano a pregare e raccontavano storie sui vecchi tempi di orgoglio e di eroi erigendo preghiere alla \"Santa Vergine che difende chiara Czestochowa e risplende in Porta dell'Aurora\", pellegrinando ai luoghi santi di Jasna Gora, Vilnius o Gietrzwald... La Chiesa ha sollevato i cuori della nazione e non sono mai mancati sacerdoti che hanno condiviso il destino di essa, istituendo scuole, raggiungendo le unit\u00e0 insurrezionali, e infine trovandosi in Siberia o finendo al patibolo.\nSconfitte militari e repressioni hanno allontanato i polacchi dall'attivit\u00e0 militare. Si sono cercate opportunit\u00e0 di azione in campo economico, scientifico ed educativo e vi si sono ottenute vittorie. Le loro tracce si trovano oggi sulle carte geografiche e nelle pubblicazioni scientifiche. Dopo l'esilio in Siberia per la loro partecipazione alla rivolta di gennaio, i monti Czerski, Dybowski e Czekanowski sono stati nominati in loro onore. A sua volta, nel lontano Cile quasi ovunque ci si imbatte nel ricordo di Ignacy Domeyka - un emigrante costretto a lasciare la sua patria dopo la sconfitta della rivolta di novembre.\nNel frattempo, nel paese - spesso i vecchi ribelli - hanno fondato societ\u00e0 economiche, banche, aziende agricole, biblioteche, associazioni scientifiche, dimostrando, nonostante le repressioni, di essere efficaci nel preservare la propriet\u00e0 fondiaria polacca e la rete delle proprie istituzioni. C'erano molti che, pur essendo al servizio degli invasori, lavoravano per la loro patria.\nLe generazioni successive, non avendo uno stato proprio, non solo continuavano a sentirsi polacche, ma erano pronte a fare sacrifici per la loro patria. Duravano la memoria e la cultura nella quale una nazione priva di indipendenza poteva esprimersi. Le opere pi\u00f9 straordinarie create durante il periodo della prigionia divisoria sono rimaste un canone nazionale fino ad oggi. Tra queste vi sono opere di grandi poeti romantici che hanno creato in esilio: Adam Mickiewicz, Juliusz S\u0142owacki, Zygmunt Krasi\u0144ski. Contrabbandate, vietate dalla censura, hanno sollecitato generazioni successive di polacchi, proprio come abbondanti dello spirito polacco, emersi dalla nostalgia del paese le opere del compositore e pianista Fryderyk Chopin. La sua musica commuove ancora milioni di persone in tutto il mondo.\nLa Polonia non era sulla mappa dell'Europa quando Maria Curie-Sk\u0142odowska, la prima polacca e la prima donna a ricevere il premio Nobel, ha chiamato l'elemento che ha scoperto \"polonio\" e ha iscritto in modo permanente la presenza \"polacca\" nella tavola periodica degli elementi chimici. Due anni dopo, nel 1905, il Premio Nobel per la letteratura \u00e8 stato consegnato all'autore di \"Quo vadis?\", Henryk Sienkiewicz, in quell'epoca lo scrittore pi\u00f9 letto dalla Russia agli Stati Uniti. Durante il gal\u00e0 del Nobel ha detto riguardo la sua patria: \"\u00c8 stata proclamata morta, ed ecco una delle mille prove del fatto che \u00e8 viva. \u00c8 stata proclamata conquistata, ed ecco una nuova prova che pu\u00f2 vincere\". Leggendo la sua \"Trilogia\" - romanzi che descrivono le guerre del XVII secolo tra la Repubblica di Polonia e la Turchia, la Svezia e i cosacchi, \u00e8 cresciuto un intero esercito di polacchi, con cui gli invasori hanno dovuto combattere pi\u00f9 volte. Molti dei giovani che si arruolavano dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nelle Legioni di Pi\u0142sudski o nell'esercito formato dagli immigrati polacchi negli USA avevano nello zaino i libri di Sienkiewicz. Erano pronti a combattere e a morire per la Polonia, sebbene persino i loro nonni siano nati quando essa non c'era. La Polonia era presente anche nei dipinti storici dei pittori. Uno dei pi\u00f9 originali, Jacek Malczewski, esclamava: \"Dipingi affinch\u00e9 la Polonia possa risorgere\". Un anno dopo la morte del pi\u00f9 celebre di loro, Jan Matejko, \u00e8 stata organizzata a Leopoli una mostra delle sue opere. Si celebrava allora il centenario della battaglia di Rac\u0142awice nel 1794, in cui l'esercito guidato da Tadeusz Ko\u015bciuszko, il quale aveva nel passato combattuto per l'indipendenza degli Stati Uniti, si \u00e8 aggiudicato la vittoria sull'esercito russo. In una rotonda costruita appositamente per questo scopo, \u00e8 stato esposto un monumentale dipinto di Jan Styka e Wojciech Kossak, lungo pi\u00f9 di cento metri, che raffigura la battaglia vittoriosa contro i russi. Innumerevoli polacchi hanno percorso centinaia di chilometri per vederlo. Bisbigliavano con ammirazione: \"Non \u00e8 un dipinto, \u00e8 un atto\".\nImpossibile immaginare quanti tra le migliaia di giovani, spesso provenienti da villaggi lontani, siano diventati polacchi, co-creando una nazione moderna, una nazione senza un proprio stato, ma ricca di cultura e costumi. \u00c8 stato grazie a loro che non soltanto lo spirito polacco \u00e8 sopravvissuto, ma l'identit\u00e0 polacca \u00e8 stata abbracciata dai polacchi i cui nonni erano venuti dai paesi vicini per germanizzare e russificare la Polonia, ma che sono stati sedotti da essa con il suo \"spirito instancabile\". \u00c8 stato questo spirito a dare origine all'atto dell'11 novembre 1918, che ha portato la Polonia indipendente.\nJaros\u0142aw Szarek\nTesto pubblicato nel mensile Wszystko Co Najwa\u017cniejsze (Polonia) nell'ambito di un progetto educativo storico dell'Istituto della Memoria Nazionale\n \nCome sono diversi gli echi della Grande Guerra\nLa Polonia \u00e8 immersa nella storia. Grazie ad essa, capiremo perch\u00e9 pi\u00f9 di un milione di immigrati ucraini ospitati apertamente vivono e lavorano proprio in Polonia, e perch\u00e9 al vertice dell'Unione Europea \u00e8 il Primo Ministro polacco ad auspicare (con successo) un piano di ampio sostegno economico alla Bielorussia. \nNel suo famoso libro The Sleepwalkers, il professore britannico Christopher Clark indaga sulla causa della prima guerra mondiale, constatando che si \u00e8 trattato pi\u00f9 di una tragedia che di un crimine. La Grande Guerra \u00e8 stata causata dai \"sonnambuli\", ignari dell'entit\u00e0 della catastrofe di cui erano diventati responsabili. La catastrofe non \u00e8 stato solo il numero delle vittime e l'entit\u00e0 dei danni, ma soprattutto il crollo dell'ordine politico europeo, da molti ancora oggi ammirato come \"il bel Ottocento\". Sei anni fa, nel centenario di quella guerra, il libro di Clark \u00e8 diventato la \"bibbia politica\" di politici e intellettuali, che, arricciando le labbra con apprezzamento, ne hanno discusso le tesi in innumerevoli conferenze, finendo sempre con lo stesso monito contro il ripetersi del precedente \"sonnambolico\". Guardando dalla prospettiva dell'Europa occidentale della \"belle \u00e9poque\", brutalmente interrotta da quella guerra, si pu\u00f2 dire che questo tipo di narrazione, che Clark ha dettato all'Europa, non \u00e8 solo logica ma ha anche il valore della nobilt\u00e0 morale. Tuttavia, in tale narrazione il polacco deve essere colpito dalla differenza radicale nell'esperienza del XX secolo, che \u00e8 caratteristica dell'Europa centrorientale. Una differenza che il francese, l'italiano o anche il tedesco di oggi probabilmente fa fatica a vedere, per non parlare di accettare.\nUno dei brani pi\u00f9 famosi della letteratura polacca, che \u00e8 rimasto impresso nella memoria di ogni polacco fin dai tempi della scuola, \u00e8 una preghiera della Litania dei pellegrini del pi\u00f9 grande poeta polacco Adam Mickiewicz: \u201cLa guerra generale per la libert\u00e0 dei popoli! Ti chiediamo o Signore\u201d. Questo passaggio \u00e8 trattato come un annuncio profetico dello scoppio della guerra, la quale, dopo pi\u00f9 di un secolo di occupazione, porter\u00e0 finalmente ai polacchi la libert\u00e0 e l'opportunit\u00e0 di vivere nel proprio paese. In questa narrazione polacca, il 1914 non \u00e8 n\u00e9 un \"crimine\" n\u00e9 una \"tragedia\", ma, al contrario, \u00e8 un araldo storico della libert\u00e0 riconquistata quattro anni dopo, quando l'inaspettato risultato di questa guerra \u00e8 stata la caduta di tre imperatori occupanti: tedesco, russo e austriaco.\n\u00c8 stato un momento chiave per la comprensione polacca del mondo e della sua posizione in esso. La vittoria di Inghilterra e Francia ha permesso ai polacchi di riconquistare la loro libert\u00e0, e quindi sono state queste due potenze ad essere iscritte come \"amichevoli\" e \"alleate\" al codice di autocoscienza politica polacca tramandato di generazione in generazione. Ma questo non basta. Quella vittoria, come sa ogni bambino in Polonia, \u00e8 stata possibile solo perch\u00e9 \u00e8 stata la prima volta nella storia che gli americani sono entrati in Europa. Se poco dopo se ne sono andati, disgustati dalla qualit\u00e0 della politica europea, la tragedia doveva ripetersi. La seconda guerra mondiale n\u2019\u00e8 diventata la prova pi\u00f9 evidente. E cos\u00ec questa convinzione del potere quasi \"magico\" della presenza americana in Europa \u00e8 stata codificata anche nel DNA politico che definisce l'identit\u00e0 dei polacchi.\nLo Stato polacco, rinato nel 1918, non poteva pensarsi diversamente che in termini di una sorta di pi\u00f9 ampia unione dell'Europa centrale. Si trattava di un'evidente eco dei vecchi tempi, quando la dinastia jagellonica lituana governava un vasto potere federale con due capitali a Cracovia e a Vilnius. Certo, in altre categorie pi\u00f9 etniche, il movimento nazionale polacco stava abbracciando la nuova statualit\u00e0, ma l'assunzione del potere da parte di J\u00f3zef Pi\u0142sudski (nel giorno dello storico armistizio di Compi\u00e8gne, l'11 novembre 1918) significava che non erano i \"nazionalisti\", ma i \"prometeisti\" a definire la missione dello Stato polacco nel dopoguerra. Tuttavia, l'alleanza militare con gli ucraini e i bielorussi che si stavano anche liberando dalla dominazione russa, il cui senso era quello di stabilire una nuova unione nell'Europa centrale e orientale, \u00e8 crollata sotto la pressione dei bolscevichi. C'erano forze appena sufficienti per difendere la minacciata sovranit\u00e0 polacca contro i bolscevichi, presenti nei pressi di Varsavia nell'estate del 1920. Non vi erano abbastanza forze per rinnovare l'idea di un'unione nell'Europa centrale e orientale. Ma anche se l'unione non si era formata in quel momento, e questa parte d'Europa sarebbe presto diventata un campo di battaglia per il nazionalismo, quel periodo, subito dopo la Grande Guerra, \u00e8 diventato come un'eco, sentita nella politica polacca costantemente nel corso dell'ultimo secolo, fino ad oggi.\nQuesto \u00e8 soprattutto l'eco di sogni di integrazione politica, che (come \u00e8 diventato evidente nel corso del tempo) non pu\u00f2 pi\u00f9 essere stabilita nell'Europa centrorientale, ma pu\u00f2 entrare in quest'area solo come parte di un grande progetto di integrazione per tutta l'Europa. \u00c8 necessario saperlo per capire l'entusiasmo dei polacchi per la propria adesione all'Unione europea nel XXI secolo, ma anche per il suo allargamento all'Ucraina, alla Bielorussia, alla Moldavia o alla Georgia. Un particolare \"trasferimento\" dell'Unione verso l'Est ha costruito la missione politica dello Stato polacco contemporaneo, e senza la consapevolezza di questo fatto \u00e8 impossibile comprendere la politica polacca dell'ultimo quarto di secolo.\nUn'eco lontana di quel tempo \u00e8 purtroppo anche un forte ricordo in Polonia del fatto che al momento in cui nel 1920 tutti i piani polacchi rischiavano di crollare, e con essi anche l'esistenza stessa dello Stato polacco era minacciata, le potenze europee \"alleate\" e \"amichevoli\", e soprattutto l'Inghilterra, sotto Lloyd George, si \u00e8 paradossalmente schierata dalla parte dei bolscevichi, costringendo il governo polacco alla conferenza di Spa a cedere met\u00e0 del territorio del Paese alla Russia sovietica, ossia tutto ci\u00f2 di cui gli zar russi si sono appropriati con la forza nel XVIII secolo.\nQuesta diffidenza nei confronti degli \"amici\" europei, che si \u00e8 rafforzata nel settembre 1939 e che di fatto continua ancora oggi, non \u00e8 mai pi\u00f9 stata eliminata in Polonia. Tuttavia, l'eco ricorrente di quegli eventi evoca anche una particolare sensibilit\u00e0 polacca al danno e al rifiuto da parte dell'Europa degli ucraini e dei bielorussi, le uniche nazioni che un secolo fa si sono armate insieme ai polacchi contro la minaccia sovietica. Deve esserne consapevole chiunque voglia capire perch\u00e9 oggi in Polonia vivono e lavorano pi\u00f9 di un milione di immigrati ucraini ospitati apertamente, e al vertice dell'Unione Europea \u00e8 il Primo Ministro polacco ad auspicare (con successo) un piano di ampio sostegno economico alla Bielorussia, che sar\u00e0 lanciato quando i suoi cittadini riusciranno a rimuovere la tirannia che finora ha prevalso in quel paese.\nNel suo famoso libro, il professor Clark ha dimostrato che gli echi di quella Grande Guerra risuonano nella politica contemporanea. \u00c8 vero. Solo che gli echi polacchi hanno un suono un po' diverso da quelli ascoltati dal grande storico britannico.\nJan Rokita\nTesto pubblicato nel mensile Wszystko Co Najwa\u017cniejsze (Polonia) nell'ambito di un progetto educativo storico dell'Istituto della Memoria Nazionale"},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"pl-PL","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2020\/11\/11\/11-novembre\/#primaryimage","url":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/A1_11.11-grafika-rocznicowa-wloski.png","contentUrl":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/11\/A1_11.11-grafika-rocznicowa-wloski.png","width":1920,"height":1080},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2020\/11\/11\/11-novembre\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"11 novembre"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#website","url":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/","name":"Instytut Polski w Rzymie","description":"Instytuty Polskie","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"pl-PL"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#\/schema\/person\/a20a073d7a2e4e3a1e61337018ea1dde","name":"olszanskae","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"pl-PL","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/da4122249e9d4fc785323fb50d5ce00c?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/da4122249e9d4fc785323fb50d5ce00c?s=96&d=mm&r=g","caption":"olszanskae"},"url":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/author\/olszanskae\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1287","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1287"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1287\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1319,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1287\/revisions\/1319"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1292"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1287"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1287"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1287"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}