{"id":2447,"date":"2021-06-28T08:00:00","date_gmt":"2021-06-28T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?p=2447"},"modified":"2021-07-12T13:54:27","modified_gmt":"2021-07-12T11:54:27","slug":"romano-e-luciano-martinis-raccontano-tadeusz-kantor","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2021\/06\/28\/romano-e-luciano-martinis-raccontano-tadeusz-kantor\/","title":{"rendered":"Romano e Luciano Martinis raccontano Tadeusz Kantor"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>intervista&nbsp;nell\u2019ambito del progetto&nbsp;<span style=\"color: #ff0000\">PERSONAGGI. STORIE D\u2019INCONTRI<\/span><\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-wide\" \/>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #ff0000\"><strong>luned\u00ec 28 giugno 2021<br><\/strong><\/span><strong>online<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-wide\" \/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\nhttps:\/\/youtu.be\/7t6B18akD-Y\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-wide\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Romano e Luciano Martinis<\/strong> hanno incontrato Tadeusz Kantor a Roma nel 1969. In quel periodo di grande movimento politico e culturale, Roma, che ospitava svariati eventi ed artisti da tutto il modo, svolgeva un ruolo fondamentale nello sviluppo di nuovi linguaggi artistici. Romano, allora fotografo principiante, e Luciano, studente della scuola di design, non potevano sapere che quell\u2019incontro, uno tra i tanti, avrebbe dato inizio a un\u2019amicizia e a una lunga collaborazione con uno dei geni del teatro del ventesimo secolo. Cos\u00ec invece and\u00f2: Romano, eccellente fotografo, ha accompagnato con la sua fotocamera tutti gli spettacoli di Kantor, mentre Luciano, grafico ed editore, ha realizzato diversi libri e progetti grafici a lui legati.<\/p>\n<p>Su richiesta dell\u2019Istituto Polacco di Roma, Piero Cavagna e Giulio Malfer hanno realizzato una lunga intervista con i fratelli Martinis. Durante il festival Corso Polonia condividiamo online in anteprima un breve frammento dell\u2019intervista, relativo agli inizi della storia italiana di Tadeusz Kantor.<\/p>\n<p>L\u2019intervista con Romano e Luciano Martinis fa parte del progetto PERSONAGGI. STORIE D\u2019INCONTRI, dedicato a chi, per una fascinazione, una passione, un\u2019amicizia o semplicemente per un caso della vita, ha contribuito alla forte presenza di alcuni artisti o fenomeni culturali polacchi in Italia.<\/p>\n<p><strong>Romano Martinis<\/strong> \u00e8 stato in Italia il primo fotografo a documentare l\u2019opera teatrale di Tadeusz Kantor: a partire dalla prima rappresentazione italiana di <em>La gallinella acquatica<\/em> (alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma nel 1969, quando Kantor, su suggerimento di Achille Perilli, fu ospite del Premio Roma), fino al 1991, con l\u2019ultimo spettacolo <em>Oggi \u00e8 il mio compleanno<\/em>, andato in scena ormai senza Kantor, morto durante le prove l\u20198 dicembre del 1990. Questa preziosissima testimonianza del percorso artistico dell\u2019artista polacco ripercorre ben 8 dei suoi spettacoli (<em>La Gallinella Acquatica<\/em>, <em>Le Bellocce e i Cercopitechi<\/em> , <em>La classe morta<\/em>, <em>il Cricotage<\/em> \u2013 <em>Dove sono le nevi di un tempo<\/em>, <em>Wielopole,Wielopole<\/em>, <em>Crepino gli artisti<\/em>, <em>Qui non ci torno pi\u00f9<\/em>, <em>Oggi \u00e8 il mio compleanno<\/em>).<\/p>\n<p>Achille Perilli cos\u00ec descrive l\u2019opera di Romano Martinis: \u2026 <em>\u00e8 riuscito a realizzare una documentazione fotografica completa di tutto il teatro kantoriano, continuando a seguire le vicende e gli spettacoli fino alla morte di Kantor. La sua fotografia nasce da una comprensione completa della metodologia creativa del regista e, ancora pi\u00f9 importante, da una partecipazione vitale con quanto avviene sulla scena e dietro: non \u00e8 il freddo momento dell\u2019occhio che registra l\u2019azione e blocca il movimento degli attori o la tensione del regista-personaggio, ma \u00e8 una partecipazione umana con una trib\u00f9 costretta da uno sciamano ad una avventura, della quale forse non comprende il valore, ma obbligata per il ritmo imposto a viverla con estrema violenza.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"color: #808080\"><em>La fotografia uccide gli uomini, non \u00e8 un mezzo per essere fedeli alla realt\u00e0, ma per costruire quella che io chiamo illusione, il doppio delle cose.\u2026 Io ho molto interesse per la fotografia, \u00e8 la forma pi\u00f9 perfetta di illusione. La foto ha qualcosa a che fare con la morte, i personaggi sono presi dentro come topi nella pece, sono miserabili, senza avvenire e senza passato.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><span style=\"color: #808080\"><strong><em>Tadeusz Kantor<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Romano Martinis<\/strong> \u00e8 nato a Udine nel 1941. Ha iniziato l\u2019attivit\u00e0 come fotografo freelance nel 1968 e come docente di fotografia nel 1974 (dapprima all\u2019American Forum School di Roma, poi all\u2019Istituto Europeo di design e all\u2019Accademia Italiana di Costume e di Moda). A Roma collabora con Achille Perilli alla realizzazione della sua regia del <em>Dies Irae<\/em> di Aldo Clementi all&#8217;Opera di Roma. Socio fondatore dell\u2019Agenzia \u201cDocument for Press\u201d e dell\u2019Agenzia fotogiornalistica \u201cNadar\u201d, dal 1995 \u00e8 fotografo per \u201cLettera 22 Agenzia Giornalistica\u201d (Diario, Il Manifesto, Carta, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, ecc.).\u00a0 Ha compiuto molti viaggi in Afghanistan, nelle zone di conflitto di Herat, Shindand, Farah, Bakwa, Bala-Murghab. Numerose le sue mostre personali (Udine 1972, Roma 1975, Salemi 1984, Bogot\u00e0 1994, Copenhagen 1995, Genova 1995, Padova 1997, Roma 1998, Torino-Salerno 2000, Roma 2001, Arezzo 2002, Poznan 2003, Tirana 2003, Gorizia 2005, Udine 2008, Berlino 2009, Bucarest 2010, Firenze 2011, Trieste 2011) e le partecipazioni a collettive di rilievo (Milano, Praga, Los Angeles, Managua, Trieste, Torino, Lubiana, Firenze).<\/p>\n<p>Ha pubblicato diversi portfolio e volumi tra i quali si segnalano <em>Il Gesto Generale<\/em>, con prefazione di G. Bartolucci (1978), <em>La resistenza eritrea<\/em>, con prefazione di L. Basso (1978), <em>Cricot 2<\/em> (1982), <em>Tor Viscosa<\/em> (1988), <em>Tadeusz Kantor: Cricot 2<\/em>, con prefazione di C. Henri Favrod e A. Perilli (2000), <em>Il tempo congelato<\/em>, con prefazione di A. Scarpellini (2002), <em>Objective: People\u2019s World <\/em>(2003), <em>Amicizia<\/em> (2008). Nel 2001 gli \u00e8 stato assegnato il premio Spilimbergo per la fotografia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>intervista&nbsp;nell\u2019ambito del progetto&nbsp;PERSONAGGI. STORIE D\u2019INCONTRI luned\u00ec 28 giugno 2021online Romano e Luciano Martinis hanno incontrato Tadeusz Kantor a Roma nel 1969. In quel periodo di grande movimento politico e culturale, Roma, che ospitava svariati eventi ed artisti da tutto il modo, svolgeva un ruolo fondamentale nello sviluppo di nuovi linguaggi artistici. 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Durante il festival Corso Polonia condividiamo online in anteprima un breve frammento dell\u2019intervista, relativo agli inizi della storia italiana di Tadeusz Kantor.\nL\u2019intervista con Romano e Luciano Martinis fa parte del progetto PERSONAGGI. STORIE D\u2019INCONTRI, dedicato a chi, per una fascinazione, una passione, un\u2019amicizia o semplicemente per un caso della vita, ha contribuito alla forte presenza di alcuni artisti o fenomeni culturali polacchi in Italia.\nRomano Martinis \u00e8 stato in Italia il primo fotografo a documentare l\u2019opera teatrale di Tadeusz Kantor: a partire dalla prima rappresentazione italiana di La gallinella acquatica (alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma nel 1969, quando Kantor, su suggerimento di Achille Perilli, fu ospite del Premio Roma), fino al 1991, con l\u2019ultimo spettacolo Oggi \u00e8 il mio compleanno, andato in scena ormai senza Kantor, morto durante le prove l\u20198 dicembre del 1990. Questa preziosissima testimonianza del percorso artistico dell\u2019artista polacco ripercorre ben 8 dei suoi spettacoli (La Gallinella Acquatica, Le Bellocce e i Cercopitechi , La classe morta, il Cricotage \u2013 Dove sono le nevi di un tempo, Wielopole,Wielopole, Crepino gli artisti, Qui non ci torno pi\u00f9, Oggi \u00e8 il mio compleanno).\nAchille Perilli cos\u00ec descrive l\u2019opera di Romano Martinis: \u2026 \u00e8 riuscito a realizzare una documentazione fotografica completa di tutto il teatro kantoriano, continuando a seguire le vicende e gli spettacoli fino alla morte di Kantor. La sua fotografia nasce da una comprensione completa della metodologia creativa del regista e, ancora pi\u00f9 importante, da una partecipazione vitale con quanto avviene sulla scena e dietro: non \u00e8 il freddo momento dell\u2019occhio che registra l\u2019azione e blocca il movimento degli attori o la tensione del regista-personaggio, ma \u00e8 una partecipazione umana con una trib\u00f9 costretta da uno sciamano ad una avventura, della quale forse non comprende il valore, ma obbligata per il ritmo imposto a viverla con estrema violenza.\nLa fotografia uccide gli uomini, non \u00e8 un mezzo per essere fedeli alla realt\u00e0, ma per costruire quella che io chiamo illusione, il doppio delle cose.\u2026 Io ho molto interesse per la fotografia, \u00e8 la forma pi\u00f9 perfetta di illusione. La foto ha qualcosa a che fare con la morte, i personaggi sono presi dentro come topi nella pece, sono miserabili, senza avvenire e senza passato.\nTadeusz Kantor\nRomano Martinis \u00e8 nato a Udine nel 1941. Ha iniziato l\u2019attivit\u00e0 come fotografo freelance nel 1968 e come docente di fotografia nel 1974 (dapprima all\u2019American Forum School di Roma, poi all\u2019Istituto Europeo di design e all\u2019Accademia Italiana di Costume e di Moda). A Roma collabora con Achille Perilli alla realizzazione della sua regia del Dies Irae di Aldo Clementi all'Opera di Roma. Socio fondatore dell\u2019Agenzia \u201cDocument for Press\u201d e dell\u2019Agenzia fotogiornalistica \u201cNadar\u201d, dal 1995 \u00e8 fotografo per \u201cLettera 22 Agenzia Giornalistica\u201d (Diario, Il Manifesto, Carta, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, ecc.).\u00a0 Ha compiuto molti viaggi in Afghanistan, nelle zone di conflitto di Herat, Shindand, Farah, Bakwa, Bala-Murghab. Numerose le sue mostre personali (Udine 1972, Roma 1975, Salemi 1984, Bogot\u00e0 1994, Copenhagen 1995, Genova 1995, Padova 1997, Roma 1998, Torino-Salerno 2000, Roma 2001, Arezzo 2002, Poznan 2003, Tirana 2003, Gorizia 2005, Udine 2008, Berlino 2009, Bucarest 2010, Firenze 2011, Trieste 2011) e le partecipazioni a collettive di rilievo (Milano, Praga, Los Angeles, Managua, Trieste, Torino, Lubiana, Firenze).\nHa pubblicato diversi portfolio e volumi tra i quali si segnalano Il Gesto Generale, con prefazione di G. Bartolucci (1978), La resistenza eritrea, con prefazione di L. Basso (1978), Cricot 2 (1982), Tor Viscosa (1988), Tadeusz Kantor: Cricot 2, con prefazione di C. Henri Favrod e A. Perilli (2000), Il tempo congelato, con prefazione di A. Scarpellini (2002), Objective: People\u2019s World (2003), Amicizia (2008). 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