{"id":3402,"date":"2022-03-08T12:09:32","date_gmt":"2022-03-08T11:09:32","guid":{"rendered":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?p=3402"},"modified":"2023-11-15T15:47:12","modified_gmt":"2023-11-15T14:47:12","slug":"emilia-kina-the-eylyd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2022\/03\/08\/emilia-kina-the-eylyd\/","title":{"rendered":"Emilia Kina \/ The Eylid"},"content":{"rendered":"<p>con il testo di <strong>Rossella Farinotti<\/strong><\/p>\n<p><b>opening:&nbsp;<\/b><span style=\"color: #003366\"><strong>8 March 2022, 6-9 pm<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>eastcontemporary<\/strong><br>via Giuseppe Pecchio 3, 20131 Milan<br>08\/03 \u2013 08\/04\/2022<br><span style=\"color: #ff99cc\"><a style=\"color: #ff99cc\" href=\"mailto:info@east-contemporary.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">info@east-contemporary.org<\/a><\/span> | <span style=\"color: #ff99cc\"><a style=\"color: #ff99cc\" href=\"http:\/\/www.east-contemporary.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.east-contemporary.org<\/a><\/span><\/p>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-pale-pink-color has-css-opacity has-pale-pink-background-color has-background\" \/>\n\n\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-3403 alignleft\" src=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/03\/kinia_1-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/03\/kinia_1-200x300.jpg 200w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/03\/kinia_1.jpg 591w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Un battito di palpebra.<\/strong><\/p>\n<p>Emilia Kina mette alla prova il suo pubblico&nbsp;attraverso uno scambio di ruolo e di percezione. Le&nbsp;sue opere pittoriche agiscono sui sensi in maniera&nbsp;complessa e lenta. Ogni pittura realizzata per la&nbsp;mostra a Milano gioca intrecciando diverse&nbsp;stratificazioni sensoriali e analitiche. Al primo&nbsp;impatto, quello dove l\u2019estetica emerge sopra&nbsp;l\u2019analisi del senso e del linguaggio, il fruitore&nbsp;osserva i soggetti dall\u2019apparenza delicata,&nbsp;morbida, lineare, gradevole e sensuale, resa dai&nbsp;colori e dai materiali utilizzati. I dipinti di&nbsp;Emilia sembrano piatti, lisci, limpidi. Sar\u00e0 per&nbsp;via dei rosa &#8211; quelli soft colore cipria, o pi\u00f9&nbsp;densi a ricordare una pelle carnale &#8211; del verde,&nbsp;del bianco panna striato di azzurro lieve che&nbsp;attirano lo sguardo imprigionando l\u2019occhio che&nbsp;viene assorbito da questi grandi soggetti che&nbsp;osservano lo spazio della galleria e ci\u00f2 che accade li dentro. Questi colori&nbsp;pastello, dall\u2019apparenza pacata e infantile, pian piano si trasformano in cellule&nbsp;astratte, da mettere a fuoco, catturando sguardo e mente: sono grandi occhi e&nbsp;spiragli con palpebre aperte; sono sipari chiusi tridimensionali; sono binocoli che&nbsp;osservano quello che sta accadendo, forse con giudizio, sicuramente con l\u2019intento&nbsp;di attirare il pubblico verso di s\u00e9. Kina attualizza un voyerismo condiviso e&nbsp;circolare. Nello spazio della galleria, puntellato da sette lavori di grandi&nbsp;dimensioni, la sensazione \u00e8 quella dell\u2019accerchiamento, di un imprigionamento&nbsp;delicato e confortevole che si dilata sviluppandosi in una riflessione pi\u00f9 lenta e&nbsp;ampia. Il contesto si capovolge mutandosi in qualcosa di non piacevole e carico&nbsp;d\u2019ansia.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-3404 alignleft\" src=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/03\/kinia_2-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/03\/kinia_2-200x300.jpg 200w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/03\/kinia_2.jpg 591w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Inglobare il pubblico in un pensiero circolare.<\/strong><\/p>\n<p>Ogni opera \u00e8 tridimensionale. Pi\u00f9 che dipinti sono sculture. L\u2019artista polacca non&nbsp;lavora su tela questa volta, e neppure sulla fotografia &#8211; un mezzo che, comunque,&nbsp;concettualmente ricorre anche in questo corpo di lavoro &#8211; ma su tavole in legno&nbsp;dallo spessore tangibile, a creare tessuti che si aprono e chiudono come in un&nbsp;circuito in perenne movimento. La sua azione pittorica non si basa sul figurativo:&nbsp;l\u2019artista non crea soggetti o simboli da osservare come in una messa in scena&nbsp;narrativa. Il suo racconto \u00e8 pi\u00f9 sofisticato, gioca sul rovesciamento di ruoli tra&nbsp;osservatore e soggetto guardato; tra movimento restituito dalla materia non piatta;&nbsp;dai tagli modulari nel legno e agli assemblaggi tra un\u2019opera e l\u2019altra. Il grande&nbsp;sipario, che appare davanti agli occhi che sbirciano lo spazio, ricorda le&nbsp;estroflessioni dell\u2019italiano Bonalumi, che Emila Kina non rende per\u00f2 plasmando e&nbsp;riempiendo l\u2019opera dall\u2019interno, ma lavorandoci esternamente, modellando il legno&nbsp;mostrandone le stratificazioni sottili attraverso nuance di colore e contrasti di&nbsp;luce e ombra. L\u2019artista dunque non agisce solo sul primo livello di percezione&nbsp;visiva, ma indica la tecnica minuziosa che utilizza tra pittura e l\u2019artigianalit\u00e0&nbsp;dei ritagli e delle onde create nel materiale. Quei medesimi ritagli e movimenti&nbsp;che ritmano la superficie di ogni singolo lavoro, coinvolgendo il pubblico proprio&nbsp;come in un piccolo spettacolo fatto di luci e di colori astratti, sfuocati.&nbsp;L\u2019occhio si approccia all\u2019opera come a uno spioncino da cui scrutare grandi&nbsp;sensuali fessure che richiamano, ancora una volta, lo sguardo e, quindi, l\u2019organo&nbsp;della vista. \u00c8 un circuito che si ripete e che dilata il tempo. Sembra che non ci&nbsp;sia urgenza, che bisogna analizzare il contesto con calma, perch\u00e9 si \u00e8 all\u2019interno&nbsp;di una messa in scena densa e stratificata.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-3405 alignleft\" src=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/03\/kinia_3-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/03\/kinia_3-200x300.jpg 200w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/03\/kinia_3.jpg 591w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Un\u2019atmosfera lenta e sospesa che dichiara un\u2019urgenza di azione.<\/strong><\/p>\n<p>Dove ci troviamo? \u00c8 un\u2019atmosfera intima, avvolgente e&nbsp;tenue quella creata da Emilia Kina. Un ambiente che&nbsp;sottende una chiara riflessione: non basta uno sguardo,&nbsp;serve il pensiero. Il pubblico non \u00e8 pi\u00f9 passivo, si deve&nbsp;risvegliare per spiare, capire, assorbire per poi&nbsp;attivare una critica necessaria. Questo unicum di opere&nbsp;scenografiche sembrano indicarci tutte le tematiche qui&nbsp;sviscerate come in una trappola che ha attirato sguardi e&nbsp;sensi. \u00c8 come immergersi in un\u2019alcova non confortevole da&nbsp;cui, per\u00f2, uscire pi\u00f9 arricchiti, invertendo visioni&nbsp;soggettive nei confronti di una panoramica globale e&nbsp;collettiva dall\u2019apparenza opaca. Il grande occhio dalla&nbsp;nera pupilla &#8211; che \u00e8 lucida, vivida, giudicante \u2013&nbsp;ipnotizza, ponendoci sotto i suoi riflettori, attraverso&nbsp;le linee di luce che sbucano dai verdi striati come&nbsp;griglie di una finestra. Sembra HAL 9000, il super&nbsp;computer di bordo umanizzato di \u201c2001: Odissea nello&nbsp;spazio\u201d, che si finge amico, per poi tradire. \u2018Eyelids\u2019,&nbsp;la grande palpebra tridimensionale dipinta e scolpita da Kina, attrae restituendo&nbsp;quello sguardo in soggettiva che richiama il cinema voyeristico di Orson Welles,&nbsp;con le atmosfere di Lars Von Trier, che lascia l\u2019umano sotto il controllo del&nbsp;potere astrale. Questi occhi, con o senza palpebre, appaiono come oggetti senza&nbsp;tempo, capsule fantascientifiche, o di natura antica. Sono lenti di ingrandimento&nbsp;che dialogano con un\u2019opera di diverse fattezze: un grande binocolo raffinatamente&nbsp;dipinto in cui lo sguardo si sdoppia. Sembra sfuocato e non si fa guardare. Ma&nbsp;avvolge e cattura. Imprigiona e poi respinge. \u00c8 impossibile rimanere indifferenti.&nbsp;Kina crea un linguaggio visivo dall\u2019estetica composta da strati di colore&nbsp;minuziosamente stesi per diventare qualcos\u2019altro. Tutte chiavi di lettura per&nbsp;risolvere un rebus complicato che problematizza il momento storico in cui la scena&nbsp;si apre per poi richiudersi davanti a tanti sguardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Rossella Farinotti<\/em><\/p>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-pale-pink-color has-css-opacity has-pale-pink-background-color has-background\" \/>\n\n\n<p><strong>Emilia Kina<\/strong> (n. 1990, Cracovia, Polonia) si \u00e8&nbsp;laureata presso la Facolt\u00e0 di Pittura&nbsp;dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Cracovia. La sua&nbsp;pratica artistica si articola principalmente&nbsp;intorno alla pittura e alla fotografia.&nbsp;L&#8217;artista si interessa alla materialit\u00e0&nbsp;dell&#8217;immagine, un medium semplice che per\u00f2 ha&nbsp;origine da problematiche complesse, la cui&nbsp;essenza risiede nelle relazioni tra la pittura&nbsp;come immagine e la pittura invece intesa come&nbsp;oggetto.<\/p>\n<p>Emilia Kina ha recentemente esposto alla Szara&nbsp;Kamienica di Cracovia, alla Raster Gallery di&nbsp;Varsavia, alla Fondazione Stefan Gierowski di&nbsp;Varsavia, alla Kristin Hjellegjerde Gallery a&nbsp;Londra, cos\u00ec come in occasione di alcune fiere&nbsp;d&#8217;arte internazionali come Artissima a Torino&nbsp;2021 e NADA Miami 2021.<\/p>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-pale-pink-color has-css-opacity has-pale-pink-background-color has-background\" \/>\n\n\n<p>La mostra \u00e8 stata organizzata grazie al sostegno del <strong>Consolato Generale di Polonia\u00a0a Milano<\/strong>, dell&#8217;<strong>Istituto Polacco di Roma<\/strong> e dell&#8217;<strong>Istituto di Adam Mickiewicz<\/strong>.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>con il testo di Rossella Farinotti opening:&nbsp;8 March 2022, 6-9 pm&nbsp; eastcontemporaryvia Giuseppe Pecchio 3, 20131 Milan08\/03 \u2013 08\/04\/2022info@east-contemporary.org | www.east-contemporary.org Un battito di palpebra. 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Le sue opere pittoriche agiscono sui sensi in maniera complessa e lenta. Ogni pittura realizzata per la mostra a Milano gioca intrecciando diverse stratificazioni sensoriali e analitiche. Al primo impatto, quello dove l\u2019estetica emerge sopra l\u2019analisi del senso e del linguaggio, il fruitore osserva i soggetti dall\u2019apparenza delicata, morbida, lineare, gradevole e sensuale, resa dai colori e dai materiali utilizzati. I dipinti di Emilia sembrano piatti, lisci, limpidi. Sar\u00e0 per via dei rosa - quelli soft colore cipria, o pi\u00f9 densi a ricordare una pelle carnale - del verde, del bianco panna striato di azzurro lieve che attirano lo sguardo imprigionando l\u2019occhio che viene assorbito da questi grandi soggetti che osservano lo spazio della galleria e ci\u00f2 che accade li dentro. Questi colori pastello, dall\u2019apparenza pacata e infantile, pian piano si trasformano in cellule astratte, da mettere a fuoco, catturando sguardo e mente: sono grandi occhi e spiragli con palpebre aperte; sono sipari chiusi tridimensionali; sono binocoli che osservano quello che sta accadendo, forse con giudizio, sicuramente con l\u2019intento di attirare il pubblico verso di s\u00e9. Kina attualizza un voyerismo condiviso e circolare. Nello spazio della galleria, puntellato da sette lavori di grandi dimensioni, la sensazione \u00e8 quella dell\u2019accerchiamento, di un imprigionamento delicato e confortevole che si dilata sviluppandosi in una riflessione pi\u00f9 lenta e ampia. Il contesto si capovolge mutandosi in qualcosa di non piacevole e carico d\u2019ansia.\\nInglobare il pubblico in un pensiero circolare.\\nOgni opera \u00e8 tridimensionale. Pi\u00f9 che dipinti sono sculture. 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Il grande sipario, che appare davanti agli occhi che sbirciano lo spazio, ricorda le estroflessioni dell\u2019italiano Bonalumi, che Emila Kina non rende per\u00f2 plasmando e riempiendo l\u2019opera dall\u2019interno, ma lavorandoci esternamente, modellando il legno mostrandone le stratificazioni sottili attraverso nuance di colore e contrasti di luce e ombra. L\u2019artista dunque non agisce solo sul primo livello di percezione visiva, ma indica la tecnica minuziosa che utilizza tra pittura e l\u2019artigianalit\u00e0 dei ritagli e delle onde create nel materiale. Quei medesimi ritagli e movimenti che ritmano la superficie di ogni singolo lavoro, coinvolgendo il pubblico proprio come in un piccolo spettacolo fatto di luci e di colori astratti, sfuocati. L\u2019occhio si approccia all\u2019opera come a uno spioncino da cui scrutare grandi sensuali fessure che richiamano, ancora una volta, lo sguardo e, quindi, l\u2019organo della vista. \u00c8 un circuito che si ripete e che dilata il tempo. Sembra che non ci sia urgenza, che bisogna analizzare il contesto con calma, perch\u00e9 si \u00e8 all\u2019interno di una messa in scena densa e stratificata.\\nUn\u2019atmosfera lenta e sospesa che dichiara un\u2019urgenza di azione.\\nDove ci troviamo? \u00c8 un\u2019atmosfera intima, avvolgente e tenue quella creata da Emilia Kina. Un ambiente che sottende una chiara riflessione: non basta uno sguardo, serve il pensiero. Il pubblico non \u00e8 pi\u00f9 passivo, si deve risvegliare per spiare, capire, assorbire per poi attivare una critica necessaria. Questo unicum di opere scenografiche sembrano indicarci tutte le tematiche qui sviscerate come in una trappola che ha attirato sguardi e sensi. \u00c8 come immergersi in un\u2019alcova non confortevole da cui, per\u00f2, uscire pi\u00f9 arricchiti, invertendo visioni soggettive nei confronti di una panoramica globale e collettiva dall\u2019apparenza opaca. Il grande occhio dalla nera pupilla - che \u00e8 lucida, vivida, giudicante \u2013 ipnotizza, ponendoci sotto i suoi riflettori, attraverso le linee di luce che sbucano dai verdi striati come griglie di una finestra. Sembra HAL 9000, il super computer di bordo umanizzato di \u201c2001: Odissea nello spazio\u201d, che si finge amico, per poi tradire. \u2018Eyelids\u2019, la grande palpebra tridimensionale dipinta e scolpita da Kina, attrae restituendo quello sguardo in soggettiva che richiama il cinema voyeristico di Orson Welles, con le atmosfere di Lars Von Trier, che lascia l\u2019umano sotto il controllo del potere astrale. Questi occhi, con o senza palpebre, appaiono come oggetti senza tempo, capsule fantascientifiche, o di natura antica. Sono lenti di ingrandimento che dialogano con un\u2019opera di diverse fattezze: un grande binocolo raffinatamente dipinto in cui lo sguardo si sdoppia. Sembra sfuocato e non si fa guardare. Ma avvolge e cattura. Imprigiona e poi respinge. \u00c8 impossibile rimanere indifferenti. Kina crea un linguaggio visivo dall\u2019estetica composta da strati di colore minuziosamente stesi per diventare qualcos\u2019altro. Tutte chiavi di lettura per risolvere un rebus complicato che problematizza il momento storico in cui la scena si apre per poi richiudersi davanti a tanti sguardi.\\nRossella Farinotti\\nEmilia Kina (n. 1990, Cracovia, Polonia) si \u00e8 laureata presso la Facolt\u00e0 di Pittura dell'Accademia di Belle Arti di Cracovia. La sua pratica artistica si articola principalmente intorno alla pittura e alla fotografia. 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Le sue opere pittoriche agiscono sui sensi in maniera complessa e lenta. Ogni pittura realizzata per la mostra a Milano gioca intrecciando diverse stratificazioni sensoriali e analitiche. Al primo impatto, quello dove l\u2019estetica emerge sopra l\u2019analisi del senso e del linguaggio, il fruitore osserva i soggetti dall\u2019apparenza delicata, morbida, lineare, gradevole e sensuale, resa dai colori e dai materiali utilizzati. I dipinti di Emilia sembrano piatti, lisci, limpidi. Sar\u00e0 per via dei rosa - quelli soft colore cipria, o pi\u00f9 densi a ricordare una pelle carnale - del verde, del bianco panna striato di azzurro lieve che attirano lo sguardo imprigionando l\u2019occhio che viene assorbito da questi grandi soggetti che osservano lo spazio della galleria e ci\u00f2 che accade li dentro. Questi colori pastello, dall\u2019apparenza pacata e infantile, pian piano si trasformano in cellule astratte, da mettere a fuoco, catturando sguardo e mente: sono grandi occhi e spiragli con palpebre aperte; sono sipari chiusi tridimensionali; sono binocoli che osservano quello che sta accadendo, forse con giudizio, sicuramente con l\u2019intento di attirare il pubblico verso di s\u00e9. Kina attualizza un voyerismo condiviso e circolare. Nello spazio della galleria, puntellato da sette lavori di grandi dimensioni, la sensazione \u00e8 quella dell\u2019accerchiamento, di un imprigionamento delicato e confortevole che si dilata sviluppandosi in una riflessione pi\u00f9 lenta e ampia. Il contesto si capovolge mutandosi in qualcosa di non piacevole e carico d\u2019ansia.\nInglobare il pubblico in un pensiero circolare.\nOgni opera \u00e8 tridimensionale. Pi\u00f9 che dipinti sono sculture. L\u2019artista polacca non lavora su tela questa volta, e neppure sulla fotografia - un mezzo che, comunque, concettualmente ricorre anche in questo corpo di lavoro - ma su tavole in legno dallo spessore tangibile, a creare tessuti che si aprono e chiudono come in un circuito in perenne movimento. La sua azione pittorica non si basa sul figurativo: l\u2019artista non crea soggetti o simboli da osservare come in una messa in scena narrativa. Il suo racconto \u00e8 pi\u00f9 sofisticato, gioca sul rovesciamento di ruoli tra osservatore e soggetto guardato; tra movimento restituito dalla materia non piatta; dai tagli modulari nel legno e agli assemblaggi tra un\u2019opera e l\u2019altra. Il grande sipario, che appare davanti agli occhi che sbirciano lo spazio, ricorda le estroflessioni dell\u2019italiano Bonalumi, che Emila Kina non rende per\u00f2 plasmando e riempiendo l\u2019opera dall\u2019interno, ma lavorandoci esternamente, modellando il legno mostrandone le stratificazioni sottili attraverso nuance di colore e contrasti di luce e ombra. L\u2019artista dunque non agisce solo sul primo livello di percezione visiva, ma indica la tecnica minuziosa che utilizza tra pittura e l\u2019artigianalit\u00e0 dei ritagli e delle onde create nel materiale. Quei medesimi ritagli e movimenti che ritmano la superficie di ogni singolo lavoro, coinvolgendo il pubblico proprio come in un piccolo spettacolo fatto di luci e di colori astratti, sfuocati. L\u2019occhio si approccia all\u2019opera come a uno spioncino da cui scrutare grandi sensuali fessure che richiamano, ancora una volta, lo sguardo e, quindi, l\u2019organo della vista. \u00c8 un circuito che si ripete e che dilata il tempo. Sembra che non ci sia urgenza, che bisogna analizzare il contesto con calma, perch\u00e9 si \u00e8 all\u2019interno di una messa in scena densa e stratificata.\nUn\u2019atmosfera lenta e sospesa che dichiara un\u2019urgenza di azione.\nDove ci troviamo? \u00c8 un\u2019atmosfera intima, avvolgente e tenue quella creata da Emilia Kina. Un ambiente che sottende una chiara riflessione: non basta uno sguardo, serve il pensiero. Il pubblico non \u00e8 pi\u00f9 passivo, si deve risvegliare per spiare, capire, assorbire per poi attivare una critica necessaria. Questo unicum di opere scenografiche sembrano indicarci tutte le tematiche qui sviscerate come in una trappola che ha attirato sguardi e sensi. \u00c8 come immergersi in un\u2019alcova non confortevole da cui, per\u00f2, uscire pi\u00f9 arricchiti, invertendo visioni soggettive nei confronti di una panoramica globale e collettiva dall\u2019apparenza opaca. Il grande occhio dalla nera pupilla - che \u00e8 lucida, vivida, giudicante \u2013 ipnotizza, ponendoci sotto i suoi riflettori, attraverso le linee di luce che sbucano dai verdi striati come griglie di una finestra. Sembra HAL 9000, il super computer di bordo umanizzato di \u201c2001: Odissea nello spazio\u201d, che si finge amico, per poi tradire. \u2018Eyelids\u2019, la grande palpebra tridimensionale dipinta e scolpita da Kina, attrae restituendo quello sguardo in soggettiva che richiama il cinema voyeristico di Orson Welles, con le atmosfere di Lars Von Trier, che lascia l\u2019umano sotto il controllo del potere astrale. Questi occhi, con o senza palpebre, appaiono come oggetti senza tempo, capsule fantascientifiche, o di natura antica. Sono lenti di ingrandimento che dialogano con un\u2019opera di diverse fattezze: un grande binocolo raffinatamente dipinto in cui lo sguardo si sdoppia. Sembra sfuocato e non si fa guardare. Ma avvolge e cattura. Imprigiona e poi respinge. \u00c8 impossibile rimanere indifferenti. Kina crea un linguaggio visivo dall\u2019estetica composta da strati di colore minuziosamente stesi per diventare qualcos\u2019altro. Tutte chiavi di lettura per risolvere un rebus complicato che problematizza il momento storico in cui la scena si apre per poi richiudersi davanti a tanti sguardi.\nRossella Farinotti\nEmilia Kina (n. 1990, Cracovia, Polonia) si \u00e8 laureata presso la Facolt\u00e0 di Pittura dell'Accademia di Belle Arti di Cracovia. La sua pratica artistica si articola principalmente intorno alla pittura e alla fotografia. L'artista si interessa alla materialit\u00e0 dell'immagine, un medium semplice che per\u00f2 ha origine da problematiche complesse, la cui essenza risiede nelle relazioni tra la pittura come immagine e la pittura invece intesa come oggetto.\nEmilia Kina ha recentemente esposto alla Szara Kamienica di Cracovia, alla Raster Gallery di Varsavia, alla Fondazione Stefan Gierowski di Varsavia, alla Kristin Hjellegjerde Gallery a Londra, cos\u00ec come in occasione di alcune fiere d'arte internazionali come Artissima a Torino 2021 e NADA Miami 2021.\nLa mostra \u00e8 stata organizzata grazie al sostegno del Consolato Generale di Polonia\u00a0a Milano, dell'Istituto Polacco di Roma e dell'Istituto di Adam Mickiewicz."},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"pl-PL","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2022\/03\/08\/emilia-kina-the-eylyd\/#primaryimage","url":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/03\/kinia_www.jpg","contentUrl":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/03\/kinia_www.jpg","width":1920,"height":1080},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2022\/03\/08\/emilia-kina-the-eylyd\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Emilia Kina \/ The Eylid"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#website","url":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/","name":"Instytut Polski w Rzymie","description":"Instytuty Polskie","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"pl-PL"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#\/schema\/person\/a20a073d7a2e4e3a1e61337018ea1dde","name":"olszanskae","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"pl-PL","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/da4122249e9d4fc785323fb50d5ce00c?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/da4122249e9d4fc785323fb50d5ce00c?s=96&d=mm&r=g","caption":"olszanskae"},"url":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/author\/olszanskae\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3402","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3402"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3402\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5571,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3402\/revisions\/5571"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3406"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3402"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3402"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3402"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}