{"id":3609,"date":"2022-04-06T11:30:00","date_gmt":"2022-04-06T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?p=3609"},"modified":"2022-11-28T11:44:53","modified_gmt":"2022-11-28T10:44:53","slug":"la-biennale-di-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2022\/04\/06\/la-biennale-di-venezia\/","title":{"rendered":"La Biennale di Venezia"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center\">Padiglione della Polonia\u00a0alla 59. Esposizione Internazionale d\u2019Arte<br \/><span style=\"color: #62719e\">Venezia, 23 aprile &#8211; 27 novembre 2022<\/span><\/h2>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-vivid-cyan-blue-color has-alpha-channel-opacity has-vivid-cyan-blue-background-color has-background is-style-wide\" \/>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-vivid-cyan-blue-color has-alpha-channel-opacity has-vivid-cyan-blue-background-color has-background is-style-wide\" \/>\n\n\n<h2><strong>Ma\u0142gorzata Mirga-Tas<\/strong><\/h2>\n<h2><em>&#8222;Re-enchanting the World&#8221;<\/em><\/h2>\n<p>curatori: <strong>Wojciech Szyma\u0144ski <\/strong>and<strong> Joanna Warsza<\/strong><\/p>\n<p>organizzatore: Galleria Nazionale d\u2019Arte Zach\u0119ta<br>commissario del Padiglione Polonia: Janusz Janowski (dal 2022), Hanna Wr\u00f3blewska (entro fine 2021) \/ Galleria Nazionale d\u2019Arte Zach\u0119ta<\/p>\n<p>ufficio del Padiglione Polonia: Ewa Mielczarek, Joanna Wa\u015bko (commissario aggiunto)<\/p>\n<p>more info: <a href=\"http:\/\/www.labiennale.art.pl\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">labiennale.art.pl<\/a><\/p>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-vivid-cyan-blue-color has-css-opacity has-vivid-cyan-blue-background-color has-background is-style-wide\" \/>\n\n\n<p><strong>Per la prima volta in centoventi anni di storia, alla Biennale di Venezia ci sar\u00e0 un padiglione nazionale rappresentato da un\u2019artista rom. L\u2019esposizione <em>Re-enchanting the World<\/em> di Ma\u0142gorzata Mirga-Tas nel Padiglione Polonia alla Biennale Arte 2022 \u00e8 un tentativo di ritrovare il posto della societ\u00e0 rom nella storia dell\u2019arte europea. Lo spazio del Padiglione sar\u00e0 ricoperto da dodici quadri patchwork di grande formato ispirati dal ciclo di affreschi \u201ezodiacali\u201d ospitati dal Palazzo Schifanoia di Ferrara, uno degli edifici pi\u00f9 ricchi di mistero nella storia dell\u2019architettura europea. Il progetto, presentato dai curatori Wojciech Szyma\u0144ski e Joanna Warsza ha vinto il concorso organizzato dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Zach\u0119ta. <\/strong><\/p>\n<p>Quello di Ma\u0142gorzata Mirga-Tas oggi \u00e8 un nome sulla bocca di tutti nell\u2019ambiente artistico polacco e sempre pi\u00f9 conosciuto anche a livello internazionale. Da artista e attivista di nazionalit\u00e0 polacca e rom, che rappresenter\u00e0 la Polonia alla Biennale Arte del 2022, nella sua opera contesta gli stereotipi discriminatori e rappresenta invece un ritratto della comunit\u00e0 rom pieno di cura e con particolare attenzione al ruolo delle donne. I suoi lavori sono composti da frammenti di tessuto attraverso quello che lei stessa definisce \u201cun modo di portare l\u2019elemento materiale nell\u2019opera\u201d. Nei suoi patchwork, l\u2019artista usa spesso elementi autentici del guardaroba delle persone ritratte: frammenti di gonne, scialli o camicie che diventano cos\u00ec veri e propri portatori di storia.<\/p>\n<p>La monumentale installazione che occupa lo spazio del Padiglione Polonia \u00e8 ricoperta proprio da dodici grandi composizioni in patchwork ispirate al famoso ciclo di affreschi rinascimentali di Palazzo Schifanoia, villa ferrarese il cui nome deriva dall\u2019espressione <strong>\u201e<\/strong>schivar la noia\u201d. Da pi\u00f9 di cinquecento anni, gli affreschi del palazzo raffigurano gli dei dell\u2019olimpo, i segni dello zodiaco e i decani, ma anche scene di vita della corte ferrarese. Ma\u0142gorzata Mirga-Tas ha preso come riferimento non soltanto i simboli raffigurati sugli affreschi, ma anche la struttura e la forma del palazzo stesso. Per questo, ognuno dei patchwork \u00e8 suddiviso in tre fasce orizzontali.<\/p>\n<p><strong>La fascia superiore<\/strong> rappresenta l\u2019esodo dei Rom in Europa, ispirata alle incisioni di Jacqus Callot, grafiche del XVII secolo piene di stereotipi sulle persone rom. Una narrazione negativa che oggi l\u2019artista decostruisce, ricreando i suoi patchwork sulla base di fatti storici reali e mostrando il ricco mondo della storia e della mitologia rom.<\/p>\n<p><strong>La fascia centrale<\/strong> consiste in un archivio della storia rom vista dal punto di vista delle donne. Negli ultimi anni, Mirga-Tas ha dato vita ad opere dedicate alle donne importanti della sua vita e che ha raccolto nel ciclo <em>Herstorie<\/em>. I ritratti delle rappresentanti della comunit\u00e0 rom qui si mischiano a simbologie prese in prestito dai tarocchi e dai segni dello zodiaco di Palazzo Schifanoia. Le donne raffigurate sono dunque reali, ma unite a elementi di magia e astrologia diventano simbolicamente guardiane del destino, dee e profetesse.<\/p>\n<p><strong>La fascia inferiore<\/strong> della composizione \u00e8 composta da dodici immagini che mostrano la vita quotidiana oggi nel paese natio dell\u2019artista, Czarna G\u00f3ra (Polonia), e nelle zone a cui lei \u00e8 pi\u00f9 legata, in particolare nelle zone montuose della Piccola Polonia meridionale e nella regione multiculturale di confine dello Spi\u0161. Questa fascia rappresenta prevalentemente donne, ritratte nelle loro relazioni, le loro alleanze e i compiti svolti in comune.<\/p>\n<p>L\u2019esposizione <strong><em>Re-enchanting the World<\/em><\/strong> (Reincantare il mondo) si basa sulle idee di transnazionalit\u00e0, di ciclicit\u00e0 e sulla volont\u00e0 di cambiare significati radicati con l\u2019obiettivo di proporre una narrazione nuova fatta di un continuo errare di immagini e della contaminazione reciproca tra la cultura rom, quella polacca e quella europea. Lo storico dell\u2019arte Aby Warburg spiega il concetto delle immagini erranti nell\u2019ottica di una loro seconda vita. A interessarlo in particolare \u00e8 stato il fatto dell\u2019improvvisa apparizione di determinate immagini in un posto e un momento determinati dopo una lunga assenza. Nello stesso solco, Ma\u0142gorzata Mirga-Tas sfrutta le rappresentazioni dello Schifanoia modificandole per\u00f2 in alcuni punti chiave per la storia dell\u2019arte europea e inscrivendoci rappresentazioni della cultura rom polacca con l\u2019obiettivo di ribaltarne la narrazione stereotipata.<\/p>\n<p>All\u2019interno del Padiglione Polonia, l\u2019artista costruisce la sua versione degli interni di Palazzo Schifanoia e, in linea con il titolo della Biennale Arte di quest\u2019anno (\u201cIl latte dei sogni\u201d) crea un mondo magico \u2014 una sorta di rifugio temporale \u2014 che offra speranza e sollievo. Il \u201cre-enchanting\u201d del titolo, ispirato al libro di Silvia Federici \u201eReincantare il mondo. Femminismo e politica dei commons\u201d (2018), \u00e8 un processo non violento che ha lo scopo di cambiare le sorti infauste del mondo, per liberarle da un incantesimo malvagio e aiutarlo a riottenere un senso di solidariet\u00e0 e a ricostrtuire le relazioni con gli altri.<\/p>\n<p>Il catalogo della mostra, disponibile in polacco e in inglese, contiene oltre ai testi dei curatori&nbsp; anche dei saggi degli scrittori Damian Le Bas e Ali Smith oltre che della studiosa Ethel Brooks e anche delle poesie di Teresa e Jan Mirga. Il volume \u00e8 stato pubblicato in collaborazione con Archive Books di Berlino.<\/p>\n<p>In occasione dell\u2019esposizione, verr\u00e0 girato un documentario dedicato a Ma\u0142gorzata Mirga-Tas per la regia di Anna Zakrzewska (prodotto da Kijora Film e Zach\u0119ta). Il ritratto cinematografico dell\u2019artista non sar\u00e0 solo un\u2019occasione per conoscere meglio lei e le tradizioni rom, ma anche un resoconto del processo collettivo dei lavori che portano al Padiglione Polonia. L\u2019uscita del film \u00e8 prevista per l\u2019autunno del 2022.<\/p>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-vivid-cyan-blue-color has-css-opacity has-vivid-cyan-blue-background-color has-background is-style-wide\" \/>\n\n\n<p><strong>NOTE BIOGRAFICHE<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #718bd9\">L\u2019artista:<\/span><\/p>\n<p><strong>Ma\u0142gorzata Mirga-Tas<\/strong>,&nbsp;artista e attivista di nazionalit\u00e0 polacca e rom. Nelle sue opere, si occupa della problematica degli stereotipi negativi sulle comunit\u00e0 rom tentando di costruire al loro posto un\u2019iconografia positiva. Ha studiato architettura all\u2019Accademia di Belle Arti di Cracovia laureandosi nel 2004. Le sue opere sono state esposte numerose volte all\u2019interno di mostre individuali e collettive, tra cui nella cornice dell\u201911esima Biennale di Berlino (2020), della Biennale Art Encounters di Timi\u0219oara (2019, 2021), della terza Autostrada Biennale di Prizren (2021) e anche alla Galleria Morava di Brno (2017), al Centro di Scultura polacca di Oro\u0144sko (2020), al Museo di Arte Moderna di Varsavia (2020), al Museo Rautenstrauch-Joest di Colonia (2021). Vive e lavora a Czarna G\u00f3ra nella regione dello Spi\u0161.<\/p>\n<p><span style=\"color: #718bd9\">I curatori:<\/span><\/p>\n<p><strong>Wojciech Szyma\u0144ski<\/strong>, storico e critico d\u2019arte, curatore indipendente. \u00c8 ricercatore all\u2019Istituto di Storia dell\u2019arte dell\u2019Universit\u00e0 di Varsavia ed \u00e8 autore di numerosi articoli scientifici, editor e autore di libri e cataloghi di mostre. Ha partecipato e coordinato numerosi progetti di ricerca a livello nazionale e internazionale, e dal 2019 \u00e8 il direttore della rivista annuale <em>Ikonotheka<\/em>. Ha curato numerose mostre in Polonia e all\u2019estero e da molti anni si concentra sull\u2019arte rom contemporanea e sulla sua circolazione nel mondo dell\u2019arte. Assieme a Ma\u0142gorzata Mirga-Tas ha realizzato le mostre: <em>Kali Berga<\/em>&nbsp;(Cracovia 2016, Berlino 2017),&nbsp;<em>Prawo spojrzenia<\/em>&nbsp;(Diritto di guardare, Cracovia 2018),&nbsp;<em>29. Esercizi di ceroplastica <\/em>(Oro\u0144sko 2020),&nbsp;<em>Wyj\u015bcie z Egiptu<\/em>&nbsp;(Esodo, Bia\u0142ystok 2021). \u00c8 membro dell\u2019Associazione internazionale dei critici d\u2019arte AICA. Abita a Cracovia.<\/p>\n<p><strong>Joanna Warsza, <\/strong>direttrice dell\u2019indirizzo di studi curatoriali CuratorLab all\u2019universit\u00e0 Konstfack di Stoccolma e curatrice indipendente. Tra i suoi ultimi lavori, in collaborazione con \u00d6v\u00fcl \u00d6. Durmusoglu, Die Balkone a Berlino, la terza Autostrada Biennale in Kosovo e il festival Survival Kit di Riga. In precedenza \u00e8 stata direttrice artistica della Public Art Munich 2018, curatrice del padiglione georgiano alla Biennale Arte 2013, della Biennale di G\u00f6teborgu, del programma pubblico al 10mo Manifest di San Pietroburgo e co-curatrice, su invito di Artur \u017bmijewski, della 7ma Biennale di Berlino. Ultimamente ha pubblicato <em>Red Love. A Reader on Alexandra Kollontai<\/em>&nbsp;(assieme a Maria Lind e Michele Masucci; 2020), e&nbsp;<em>I Warren Nies\u0142uchowski te\u017c tam by\u0142. Go\u015b\u0107-Inny<\/em>&nbsp;(assieme a Sina Najafi; pubblicato da Cabinet Books e dal Museo di Arte Moderna di Varsavia, 2020). \u00c8 originaria di Varsavia, ma vive a Berlino.<\/p>\n<p><span style=\"color: #718bd9\">L\u2019organizzatore:<\/span><\/p>\n<p><strong>Galleria Nazionale d\u2019Arte Zach\u0119ta <\/strong>cura da anni l\u2019organizzazione delle mostre del Padiglione Polonia alla Biennale Arte e alla Biennale Architettura di Venezia e si occupa anche dell\u2019edificio stesso. Il direttore della galleria assume il ruolo di commissario del padiglione, che si trova all\u2019interno dei Giardini della Biennale, uno dei due spazi principali dell\u2019esposizione.<\/p>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-vivid-cyan-blue-color has-css-opacity has-vivid-cyan-blue-background-color has-background is-style-wide\" \/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"454\" height=\"567\" data-id=\"3624\" src=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/04\/3_fot_Ina_Lekiewicz.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3624\" srcset=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2022\/04\/3_fot_Ina_Lekiewicz.jpg 454w, 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Esposizione Internazionale d\u2019ArteVenezia, 23 aprile - 27 novembre 2022\\nMa\u0142gorzata Mirga-Tas\\n\\\"Re-enchanting the World\\\"\\ncuratori: Wojciech Szyma\u0144ski and Joanna Warsza\\norganizzatore: Galleria Nazionale d\u2019Arte Zach\u0119tacommissario del Padiglione Polonia: Janusz Janowski (dal 2022), Hanna Wr\u00f3blewska (entro fine 2021) \/ Galleria Nazionale d\u2019Arte Zach\u0119ta\\nufficio del Padiglione Polonia: Ewa Mielczarek, Joanna Wa\u015bko (commissario aggiunto)\\nmore info: labiennale.art.pl\\nPer la prima volta in centoventi anni di storia, alla Biennale di Venezia ci sar\u00e0 un padiglione nazionale rappresentato da un\u2019artista rom. L\u2019esposizione Re-enchanting the World di Ma\u0142gorzata Mirga-Tas nel Padiglione Polonia alla Biennale Arte 2022 \u00e8 un tentativo di ritrovare il posto della societ\u00e0 rom nella storia dell\u2019arte europea. Lo spazio del Padiglione sar\u00e0 ricoperto da dodici quadri patchwork di grande formato ispirati dal ciclo di affreschi \u201ezodiacali\u201d ospitati dal Palazzo Schifanoia di Ferrara, uno degli edifici pi\u00f9 ricchi di mistero nella storia dell\u2019architettura europea. Il progetto, presentato dai curatori Wojciech Szyma\u0144ski e Joanna Warsza ha vinto il concorso organizzato dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Zach\u0119ta. \\nQuello di Ma\u0142gorzata Mirga-Tas oggi \u00e8 un nome sulla bocca di tutti nell\u2019ambiente artistico polacco e sempre pi\u00f9 conosciuto anche a livello internazionale. Da artista e attivista di nazionalit\u00e0 polacca e rom, che rappresenter\u00e0 la Polonia alla Biennale Arte del 2022, nella sua opera contesta gli stereotipi discriminatori e rappresenta invece un ritratto della comunit\u00e0 rom pieno di cura e con particolare attenzione al ruolo delle donne. I suoi lavori sono composti da frammenti di tessuto attraverso quello che lei stessa definisce \u201cun modo di portare l\u2019elemento materiale nell\u2019opera\u201d. Nei suoi patchwork, l\u2019artista usa spesso elementi autentici del guardaroba delle persone ritratte: frammenti di gonne, scialli o camicie che diventano cos\u00ec veri e propri portatori di storia.\\nLa monumentale installazione che occupa lo spazio del Padiglione Polonia \u00e8 ricoperta proprio da dodici grandi composizioni in patchwork ispirate al famoso ciclo di affreschi rinascimentali di Palazzo Schifanoia, villa ferrarese il cui nome deriva dall\u2019espressione \u201eschivar la noia\u201d. Da pi\u00f9 di cinquecento anni, gli affreschi del palazzo raffigurano gli dei dell\u2019olimpo, i segni dello zodiaco e i decani, ma anche scene di vita della corte ferrarese. Ma\u0142gorzata Mirga-Tas ha preso come riferimento non soltanto i simboli raffigurati sugli affreschi, ma anche la struttura e la forma del palazzo stesso. Per questo, ognuno dei patchwork \u00e8 suddiviso in tre fasce orizzontali.\\nLa fascia superiore rappresenta l\u2019esodo dei Rom in Europa, ispirata alle incisioni di Jacqus Callot, grafiche del XVII secolo piene di stereotipi sulle persone rom. Una narrazione negativa che oggi l\u2019artista decostruisce, ricreando i suoi patchwork sulla base di fatti storici reali e mostrando il ricco mondo della storia e della mitologia rom.\\nLa fascia centrale consiste in un archivio della storia rom vista dal punto di vista delle donne. Negli ultimi anni, Mirga-Tas ha dato vita ad opere dedicate alle donne importanti della sua vita e che ha raccolto nel ciclo Herstorie. I ritratti delle rappresentanti della comunit\u00e0 rom qui si mischiano a simbologie prese in prestito dai tarocchi e dai segni dello zodiaco di Palazzo Schifanoia. Le donne raffigurate sono dunque reali, ma unite a elementi di magia e astrologia diventano simbolicamente guardiane del destino, dee e profetesse.\\nLa fascia inferiore della composizione \u00e8 composta da dodici immagini che mostrano la vita quotidiana oggi nel paese natio dell\u2019artista, Czarna G\u00f3ra (Polonia), e nelle zone a cui lei \u00e8 pi\u00f9 legata, in particolare nelle zone montuose della Piccola Polonia meridionale e nella regione multiculturale di confine dello Spi\u0161. Questa fascia rappresenta prevalentemente donne, ritratte nelle loro relazioni, le loro alleanze e i compiti svolti in comune.\\nL\u2019esposizione Re-enchanting the World (Reincantare il mondo) si basa sulle idee di transnazionalit\u00e0, di ciclicit\u00e0 e sulla volont\u00e0 di cambiare significati radicati con l\u2019obiettivo di proporre una narrazione nuova fatta di un continuo errare di immagini e della contaminazione reciproca tra la cultura rom, quella polacca e quella europea. Lo storico dell\u2019arte Aby Warburg spiega il concetto delle immagini erranti nell\u2019ottica di una loro seconda vita. A interessarlo in particolare \u00e8 stato il fatto dell\u2019improvvisa apparizione di determinate immagini in un posto e un momento determinati dopo una lunga assenza. Nello stesso solco, Ma\u0142gorzata Mirga-Tas sfrutta le rappresentazioni dello Schifanoia modificandole per\u00f2 in alcuni punti chiave per la storia dell\u2019arte europea e inscrivendoci rappresentazioni della cultura rom polacca con l\u2019obiettivo di ribaltarne la narrazione stereotipata.\\nAll\u2019interno del Padiglione Polonia, l\u2019artista costruisce la sua versione degli interni di Palazzo Schifanoia e, in linea con il titolo della Biennale Arte di quest\u2019anno (\u201cIl latte dei sogni\u201d) crea un mondo magico \u2014 una sorta di rifugio temporale \u2014 che offra speranza e sollievo. Il \u201cre-enchanting\u201d del titolo, ispirato al libro di Silvia Federici \u201eReincantare il mondo. Femminismo e politica dei commons\u201d (2018), \u00e8 un processo non violento che ha lo scopo di cambiare le sorti infauste del mondo, per liberarle da un incantesimo malvagio e aiutarlo a riottenere un senso di solidariet\u00e0 e a ricostrtuire le relazioni con gli altri.\\nIl catalogo della mostra, disponibile in polacco e in inglese, contiene oltre ai testi dei curatori  anche dei saggi degli scrittori Damian Le Bas e Ali Smith oltre che della studiosa Ethel Brooks e anche delle poesie di Teresa e Jan Mirga. Il volume \u00e8 stato pubblicato in collaborazione con Archive Books di Berlino.\\nIn occasione dell\u2019esposizione, verr\u00e0 girato un documentario dedicato a Ma\u0142gorzata Mirga-Tas per la regia di Anna Zakrzewska (prodotto da Kijora Film e Zach\u0119ta). Il ritratto cinematografico dell\u2019artista non sar\u00e0 solo un\u2019occasione per conoscere meglio lei e le tradizioni rom, ma anche un resoconto del processo collettivo dei lavori che portano al Padiglione Polonia. L\u2019uscita del film \u00e8 prevista per l\u2019autunno del 2022.\\nNOTE BIOGRAFICHE\\nL\u2019artista:\\nMa\u0142gorzata Mirga-Tas, artista e attivista di nazionalit\u00e0 polacca e rom. Nelle sue opere, si occupa della problematica degli stereotipi negativi sulle comunit\u00e0 rom tentando di costruire al loro posto un\u2019iconografia positiva. Ha studiato architettura all\u2019Accademia di Belle Arti di Cracovia laureandosi nel 2004. Le sue opere sono state esposte numerose volte all\u2019interno di mostre individuali e collettive, tra cui nella cornice dell\u201911esima Biennale di Berlino (2020), della Biennale Art Encounters di Timi\u0219oara (2019, 2021), della terza Autostrada Biennale di Prizren (2021) e anche alla Galleria Morava di Brno (2017), al Centro di Scultura polacca di Oro\u0144sko (2020), al Museo di Arte Moderna di Varsavia (2020), al Museo Rautenstrauch-Joest di Colonia (2021). Vive e lavora a Czarna G\u00f3ra nella regione dello Spi\u0161.\\nI curatori:\\nWojciech Szyma\u0144ski, storico e critico d\u2019arte, curatore indipendente. \u00c8 ricercatore all\u2019Istituto di Storia dell\u2019arte dell\u2019Universit\u00e0 di Varsavia ed \u00e8 autore di numerosi articoli scientifici, editor e autore di libri e cataloghi di mostre. Ha partecipato e coordinato numerosi progetti di ricerca a livello nazionale e internazionale, e dal 2019 \u00e8 il direttore della rivista annuale Ikonotheka. Ha curato numerose mostre in Polonia e all\u2019estero e da molti anni si concentra sull\u2019arte rom contemporanea e sulla sua circolazione nel mondo dell\u2019arte. Assieme a Ma\u0142gorzata Mirga-Tas ha realizzato le mostre: Kali Berga (Cracovia 2016, Berlino 2017), Prawo spojrzenia (Diritto di guardare, Cracovia 2018), 29. Esercizi di ceroplastica (Oro\u0144sko 2020), Wyj\u015bcie z Egiptu (Esodo, Bia\u0142ystok 2021). \u00c8 membro dell\u2019Associazione internazionale dei critici d\u2019arte AICA. Abita a Cracovia.\\nJoanna Warsza, direttrice dell\u2019indirizzo di studi curatoriali CuratorLab all\u2019universit\u00e0 Konstfack di Stoccolma e curatrice indipendente. Tra i suoi ultimi lavori, in collaborazione con \u00d6v\u00fcl \u00d6. Durmusoglu, Die Balkone a Berlino, la terza Autostrada Biennale in Kosovo e il festival Survival Kit di Riga. In precedenza \u00e8 stata direttrice artistica della Public Art Munich 2018, curatrice del padiglione georgiano alla Biennale Arte 2013, della Biennale di G\u00f6teborgu, del programma pubblico al 10mo Manifest di San Pietroburgo e co-curatrice, su invito di Artur \u017bmijewski, della 7ma Biennale di Berlino. Ultimamente ha pubblicato Red Love. A Reader on Alexandra Kollontai (assieme a Maria Lind e Michele Masucci; 2020), e I Warren Nies\u0142uchowski te\u017c tam by\u0142. Go\u015b\u0107-Inny (assieme a Sina Najafi; pubblicato da Cabinet Books e dal Museo di Arte Moderna di Varsavia, 2020). \u00c8 originaria di Varsavia, ma vive a Berlino.\\nL\u2019organizzatore:\\nGalleria Nazionale d\u2019Arte Zach\u0119ta cura da anni l\u2019organizzazione delle mostre del Padiglione Polonia alla Biennale Arte e alla Biennale Architettura di Venezia e si occupa anche dell\u2019edificio stesso. 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Esposizione Internazionale d\u2019ArteVenezia, 23 aprile - 27 novembre 2022\nMa\u0142gorzata Mirga-Tas\n\"Re-enchanting the World\"\ncuratori: Wojciech Szyma\u0144ski and Joanna Warsza\norganizzatore: Galleria Nazionale d\u2019Arte Zach\u0119tacommissario del Padiglione Polonia: Janusz Janowski (dal 2022), Hanna Wr\u00f3blewska (entro fine 2021) \/ Galleria Nazionale d\u2019Arte Zach\u0119ta\nufficio del Padiglione Polonia: Ewa Mielczarek, Joanna Wa\u015bko (commissario aggiunto)\nmore info: labiennale.art.pl\nPer la prima volta in centoventi anni di storia, alla Biennale di Venezia ci sar\u00e0 un padiglione nazionale rappresentato da un\u2019artista rom. L\u2019esposizione Re-enchanting the World di Ma\u0142gorzata Mirga-Tas nel Padiglione Polonia alla Biennale Arte 2022 \u00e8 un tentativo di ritrovare il posto della societ\u00e0 rom nella storia dell\u2019arte europea. Lo spazio del Padiglione sar\u00e0 ricoperto da dodici quadri patchwork di grande formato ispirati dal ciclo di affreschi \u201ezodiacali\u201d ospitati dal Palazzo Schifanoia di Ferrara, uno degli edifici pi\u00f9 ricchi di mistero nella storia dell\u2019architettura europea. Il progetto, presentato dai curatori Wojciech Szyma\u0144ski e Joanna Warsza ha vinto il concorso organizzato dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Zach\u0119ta. \nQuello di Ma\u0142gorzata Mirga-Tas oggi \u00e8 un nome sulla bocca di tutti nell\u2019ambiente artistico polacco e sempre pi\u00f9 conosciuto anche a livello internazionale. Da artista e attivista di nazionalit\u00e0 polacca e rom, che rappresenter\u00e0 la Polonia alla Biennale Arte del 2022, nella sua opera contesta gli stereotipi discriminatori e rappresenta invece un ritratto della comunit\u00e0 rom pieno di cura e con particolare attenzione al ruolo delle donne. I suoi lavori sono composti da frammenti di tessuto attraverso quello che lei stessa definisce \u201cun modo di portare l\u2019elemento materiale nell\u2019opera\u201d. Nei suoi patchwork, l\u2019artista usa spesso elementi autentici del guardaroba delle persone ritratte: frammenti di gonne, scialli o camicie che diventano cos\u00ec veri e propri portatori di storia.\nLa monumentale installazione che occupa lo spazio del Padiglione Polonia \u00e8 ricoperta proprio da dodici grandi composizioni in patchwork ispirate al famoso ciclo di affreschi rinascimentali di Palazzo Schifanoia, villa ferrarese il cui nome deriva dall\u2019espressione \u201eschivar la noia\u201d. Da pi\u00f9 di cinquecento anni, gli affreschi del palazzo raffigurano gli dei dell\u2019olimpo, i segni dello zodiaco e i decani, ma anche scene di vita della corte ferrarese. Ma\u0142gorzata Mirga-Tas ha preso come riferimento non soltanto i simboli raffigurati sugli affreschi, ma anche la struttura e la forma del palazzo stesso. Per questo, ognuno dei patchwork \u00e8 suddiviso in tre fasce orizzontali.\nLa fascia superiore rappresenta l\u2019esodo dei Rom in Europa, ispirata alle incisioni di Jacqus Callot, grafiche del XVII secolo piene di stereotipi sulle persone rom. Una narrazione negativa che oggi l\u2019artista decostruisce, ricreando i suoi patchwork sulla base di fatti storici reali e mostrando il ricco mondo della storia e della mitologia rom.\nLa fascia centrale consiste in un archivio della storia rom vista dal punto di vista delle donne. Negli ultimi anni, Mirga-Tas ha dato vita ad opere dedicate alle donne importanti della sua vita e che ha raccolto nel ciclo Herstorie. I ritratti delle rappresentanti della comunit\u00e0 rom qui si mischiano a simbologie prese in prestito dai tarocchi e dai segni dello zodiaco di Palazzo Schifanoia. Le donne raffigurate sono dunque reali, ma unite a elementi di magia e astrologia diventano simbolicamente guardiane del destino, dee e profetesse.\nLa fascia inferiore della composizione \u00e8 composta da dodici immagini che mostrano la vita quotidiana oggi nel paese natio dell\u2019artista, Czarna G\u00f3ra (Polonia), e nelle zone a cui lei \u00e8 pi\u00f9 legata, in particolare nelle zone montuose della Piccola Polonia meridionale e nella regione multiculturale di confine dello Spi\u0161. Questa fascia rappresenta prevalentemente donne, ritratte nelle loro relazioni, le loro alleanze e i compiti svolti in comune.\nL\u2019esposizione Re-enchanting the World (Reincantare il mondo) si basa sulle idee di transnazionalit\u00e0, di ciclicit\u00e0 e sulla volont\u00e0 di cambiare significati radicati con l\u2019obiettivo di proporre una narrazione nuova fatta di un continuo errare di immagini e della contaminazione reciproca tra la cultura rom, quella polacca e quella europea. Lo storico dell\u2019arte Aby Warburg spiega il concetto delle immagini erranti nell\u2019ottica di una loro seconda vita. A interessarlo in particolare \u00e8 stato il fatto dell\u2019improvvisa apparizione di determinate immagini in un posto e un momento determinati dopo una lunga assenza. Nello stesso solco, Ma\u0142gorzata Mirga-Tas sfrutta le rappresentazioni dello Schifanoia modificandole per\u00f2 in alcuni punti chiave per la storia dell\u2019arte europea e inscrivendoci rappresentazioni della cultura rom polacca con l\u2019obiettivo di ribaltarne la narrazione stereotipata.\nAll\u2019interno del Padiglione Polonia, l\u2019artista costruisce la sua versione degli interni di Palazzo Schifanoia e, in linea con il titolo della Biennale Arte di quest\u2019anno (\u201cIl latte dei sogni\u201d) crea un mondo magico \u2014 una sorta di rifugio temporale \u2014 che offra speranza e sollievo. Il \u201cre-enchanting\u201d del titolo, ispirato al libro di Silvia Federici \u201eReincantare il mondo. Femminismo e politica dei commons\u201d (2018), \u00e8 un processo non violento che ha lo scopo di cambiare le sorti infauste del mondo, per liberarle da un incantesimo malvagio e aiutarlo a riottenere un senso di solidariet\u00e0 e a ricostrtuire le relazioni con gli altri.\nIl catalogo della mostra, disponibile in polacco e in inglese, contiene oltre ai testi dei curatori  anche dei saggi degli scrittori Damian Le Bas e Ali Smith oltre che della studiosa Ethel Brooks e anche delle poesie di Teresa e Jan Mirga. Il volume \u00e8 stato pubblicato in collaborazione con Archive Books di Berlino.\nIn occasione dell\u2019esposizione, verr\u00e0 girato un documentario dedicato a Ma\u0142gorzata Mirga-Tas per la regia di Anna Zakrzewska (prodotto da Kijora Film e Zach\u0119ta). Il ritratto cinematografico dell\u2019artista non sar\u00e0 solo un\u2019occasione per conoscere meglio lei e le tradizioni rom, ma anche un resoconto del processo collettivo dei lavori che portano al Padiglione Polonia. L\u2019uscita del film \u00e8 prevista per l\u2019autunno del 2022.\nNOTE BIOGRAFICHE\nL\u2019artista:\nMa\u0142gorzata Mirga-Tas, artista e attivista di nazionalit\u00e0 polacca e rom. Nelle sue opere, si occupa della problematica degli stereotipi negativi sulle comunit\u00e0 rom tentando di costruire al loro posto un\u2019iconografia positiva. Ha studiato architettura all\u2019Accademia di Belle Arti di Cracovia laureandosi nel 2004. Le sue opere sono state esposte numerose volte all\u2019interno di mostre individuali e collettive, tra cui nella cornice dell\u201911esima Biennale di Berlino (2020), della Biennale Art Encounters di Timi\u0219oara (2019, 2021), della terza Autostrada Biennale di Prizren (2021) e anche alla Galleria Morava di Brno (2017), al Centro di Scultura polacca di Oro\u0144sko (2020), al Museo di Arte Moderna di Varsavia (2020), al Museo Rautenstrauch-Joest di Colonia (2021). Vive e lavora a Czarna G\u00f3ra nella regione dello Spi\u0161.\nI curatori:\nWojciech Szyma\u0144ski, storico e critico d\u2019arte, curatore indipendente. \u00c8 ricercatore all\u2019Istituto di Storia dell\u2019arte dell\u2019Universit\u00e0 di Varsavia ed \u00e8 autore di numerosi articoli scientifici, editor e autore di libri e cataloghi di mostre. Ha partecipato e coordinato numerosi progetti di ricerca a livello nazionale e internazionale, e dal 2019 \u00e8 il direttore della rivista annuale Ikonotheka. Ha curato numerose mostre in Polonia e all\u2019estero e da molti anni si concentra sull\u2019arte rom contemporanea e sulla sua circolazione nel mondo dell\u2019arte. Assieme a Ma\u0142gorzata Mirga-Tas ha realizzato le mostre: Kali Berga (Cracovia 2016, Berlino 2017), Prawo spojrzenia (Diritto di guardare, Cracovia 2018), 29. Esercizi di ceroplastica (Oro\u0144sko 2020), Wyj\u015bcie z Egiptu (Esodo, Bia\u0142ystok 2021). \u00c8 membro dell\u2019Associazione internazionale dei critici d\u2019arte AICA. Abita a Cracovia.\nJoanna Warsza, direttrice dell\u2019indirizzo di studi curatoriali CuratorLab all\u2019universit\u00e0 Konstfack di Stoccolma e curatrice indipendente. Tra i suoi ultimi lavori, in collaborazione con \u00d6v\u00fcl \u00d6. Durmusoglu, Die Balkone a Berlino, la terza Autostrada Biennale in Kosovo e il festival Survival Kit di Riga. In precedenza \u00e8 stata direttrice artistica della Public Art Munich 2018, curatrice del padiglione georgiano alla Biennale Arte 2013, della Biennale di G\u00f6teborgu, del programma pubblico al 10mo Manifest di San Pietroburgo e co-curatrice, su invito di Artur \u017bmijewski, della 7ma Biennale di Berlino. Ultimamente ha pubblicato Red Love. A Reader on Alexandra Kollontai (assieme a Maria Lind e Michele Masucci; 2020), e I Warren Nies\u0142uchowski te\u017c tam by\u0142. Go\u015b\u0107-Inny (assieme a Sina Najafi; pubblicato da Cabinet Books e dal Museo di Arte Moderna di Varsavia, 2020). \u00c8 originaria di Varsavia, ma vive a Berlino.\nL\u2019organizzatore:\nGalleria Nazionale d\u2019Arte Zach\u0119ta cura da anni l\u2019organizzazione delle mostre del Padiglione Polonia alla Biennale Arte e alla Biennale Architettura di Venezia e si occupa anche dell\u2019edificio stesso. 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