{"id":4941,"date":"2023-04-20T14:18:23","date_gmt":"2023-04-20T12:18:23","guid":{"rendered":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?p=4941"},"modified":"2023-11-15T15:01:59","modified_gmt":"2023-11-15T14:01:59","slug":"lucraina-leuropa-e-la-guerra-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2023\/04\/20\/lucraina-leuropa-e-la-guerra-digitale\/","title":{"rendered":"Ucraina. Guerre nei media e Cyber guerre\ufffc"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\">Tra social e hacker, attacchi informatici e sorveglianza satellitare, big data e Intelligenza artificiale, giornalismo, propaganda e campagne di disinformazione<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-text-color\" style=\"color:#acda04\">INCONTRO<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-alpha-channel-opacity has-background\" style=\"background-color:#70d100;color:#70d100\" \/>\n\n\n<p style=\"font-weight: 400\"><span style=\"color: #056308\"><strong>Gioved\u00ec 27 aprile 2023 &#8211; ore 18.00<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Istituto Polacco di Roma<\/strong><br>Via Vittoria Colonna, 1<br>ingresso libero<\/p>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-alpha-channel-opacity has-background\" style=\"background-color:#70d100;color:#70d100\" \/>\n\n\n<p style=\"font-weight: 400\"><span style=\"color: #99cc00\">con la partecipazione di:<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Ruslan Deynychenko<\/strong> &#8211;&nbsp;giornalista, esperto di comunicazione, co-fondatore del progetto StopFake in Ucraina<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Sabrina Magris<\/strong> &#8211; presidente \u00c9cole Universitaire Internationale, esperto di Intelligence e comunicazione strategica.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Michele Mezza <\/strong>&#8211; giornalista e saggista, autore del libro <em>Net-war. Ucraina: come il giornalismo sta cambiando la guerra <\/em>(Donzelli 2022)<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Nona Mikhelidze <\/strong>&#8211;&nbsp;responsabile di ricerca, IAI &#8211; Istituto Affari Internazionali<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Paula Rejkiewicz<\/strong> &#8211;&nbsp;esperto di comunicazione presso il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Polonia<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><span style=\"color: #99cc00\">modera:<\/span><br><strong>Paolo Morawski<\/strong> &#8211; curatore di \u00abpoli-logo. Dialoghi plurali a Est\u00bb, Presidente della Fondazione romana Janina Zofia Umiastowska<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Che cosa riusciamo a vedere dall\u2019Italia delle operazioni belliche informatiche spesso invisibili che ci avvolgono in modo tanto poco appariscente quanto pericoloso, raramente suscitando il dovuto clamore? In particolare cosa (non) sappiamo della cyberguerra contro l\u2019Ucraina che colpisce anche i suoi alleati? Da una parte i cyberattacchi contro le infrastrutture militari e civili e la paralisi dei settori chiavi dell\u2019economia e della vita sociale; dall\u2019altra le operazioni di disinformazione, la diffusione di fake news, l\u2019uso dei social media per \u201corientare\u201d la pubblica opinione. Ma se l\u2019uso della comunicazione strategica \u00e8 una prassi comune nei conflitti, da sempre, quali differenze vi sono tra cyberguerra e infoguerra? L\u2019attuale guerra ibrida non conosce frontiere, invade persino gli spazi pubblici. Le narrazioni forzate, specie quelle veicolate dai media, sempre pi\u00f9 fanno leva sull\u2019emotivit\u00e0. In questo contesto noi cittadini di quale preparazione avremmo bisogno per individuare le manipolazioni e le false notizie che ci giungono nel contesto dell\u2019aggressione russa? \u00c8 corretto mettere sullo stesso piano \u2013 come vorrebbero alcuni approcci \u201cequidistanti\u201d \u2013 i diversi attacchi informatici a prescindere da quale paese o soggetto provengano? Le campagne di propaganda e contro-propaganda di tutte le parti in causa vanno trattate allo stesso modo?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">L\u2019incontro di <strong>gioved\u00ec 27 aprile 2023 <\/strong>si propone di affrontare insieme ad alcuni autorevoli esperti di comunicazione italiani, polacchi, ucraini aspetti meno evidenti e noti della guerra della Russia in Ucraina. Aspetti difficili da approfondire a causa sia delle conoscenze tecniche necessarie per monitorare e analizzare il fenomeno sia perch\u00e9 si tratta di un terreno nel quale il connubio tra interessi statali e privati, militari, economici e politici, di ricerca e di strategia, di intelligence e di sicurezza, \u00e8 molto intenso. La guerra digitale la combattono perlopi\u00f9 nell\u2019ombra gruppi di hacker, di attivisti e di specialisti ma anche Istituzioni e Agenzie dedicate. Combattono in rete, sui social media, attraverso computer e cellulari, mail e post, false identit\u00e0 e false immagini, utilizzando in maniera fraudolenta le nuove risorse dell\u2019Intelligenza Artificiale, mentre il conflitto dal cyberspazio si estende allo spazio extraterrestre attraverso le reti di satelliti. Per capire la velocit\u00e0 delle innovazioni, la rapidit\u00e0 nei cambiamenti di strategia e le attuali forme di guerra nello scenario digitale \u00e8 necessario dotarsi di un nuovo equipaggiamento mentale, sviluppare inedite capacit\u00e0 analitiche e abilit\u00e0 ad ampio spettro intellettuale.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">La recente attualit\u00e0 \u00e8 un buon punto di partenza per ragionare. Ma pu\u00f2 contribuire ad avviare la discussione anche il libro di Michele Mezza, <em>Net-war. Ucraina: come il giornalismo sta cambiando la guerra<\/em> (Donzelli 2022). Prendendo le mosse da quanto accaduto nel 2022 in Ucraina l\u2019autore riflette su come il giornalismo stia diventando logistica militare e il combattimento digitale trasformi la figura stessa del giornalista.<\/p>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-alpha-channel-opacity has-background\" style=\"background-color:#70d100;color:#70d100\" \/>\n\n\n<p style=\"font-weight: 400\">L\u2019incontro \u00e8 organizzato dall\u2019<strong>Istituto Polacco di Roma<\/strong> in collaborazione con la piattaforma <strong>\u201cPoli-logo. Dialoghi plurali a Est\u201d<\/strong> e con <strong>l\u2019Ambasciata Ucraina a Roma<\/strong>.<\/p>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-alpha-channel-opacity has-background\" style=\"background-color:#70d100;color:#70d100\" \/>\n\n\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong><em>Net-war. Ucraina: come il giornalismo sta cambiando la guerra<br><\/em><\/strong>(Donzelli 2022) \u2013 Dalla nota dell\u2019editore:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\u201cUn soldato ucraino, da solo, in una trincea piena di commilitoni morti, circondato da miliziani filorussi, in una localit\u00e0 imprecisata del Donbass. L\u2019immagine, ripresa da un drone, diventa il simbolo della trasformazione in corso dei linguaggi dell\u2019informazione: se questo soldato ha avuto una chance di sopravvivenza, probabilmente la deve a queste foto che hanno fatto il giro del mondo. Il conflitto che sta infiammando l\u2019Ucraina, scrive Michele Mezza in questo libro denso e attualissimo, \u00e8 il primo caso di guerra ibrida, in cui il combattimento sul terreno si svolge nel contesto di una strategia di comunicazione che travalica la semplice propaganda, diventando una forma immateriale di organizzazione diretta del conflitto armato, vera e propria logistica militare. In questa trasformazione gruppi privati, come quello di Elon Musk, Microsoft e Google, diventano potenze geopolitiche, offuscando ruolo e trasparenza degli Stati\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\u201cPer la prima volta, le armi con cui viene condotta la guerra coincidono con le infrastrutture digitali dell\u2019informazione: siti web, smartphone, droni, sistemi di geolocalizzazione, piattaforme social hanno costituito il principale arsenale del confronto fra invasori e invasi, permettendo ai secondi di localizzare e colpire con estrema precisione le forze nemiche, anche grazie al supporto diretto della popolazione che rimaneva connessa, persino sotto i bombardamenti. Le azioni militari vengono strategicamente studiate e messe in atto proprio pensando al loro effetto comunicativo, perch\u00e9 il modo in cui verranno raccontate determiner\u00e0 la percezione del conflitto e, in ultima analisi, il suo esito. Se non \u00e8 una novit\u00e0 che la comunicazione della guerra sia un terreno cruciale e delicato, oggi essa \u00e8 diventata l\u2019oggetto del contendere\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\u201cLa censura applicata ai media russi, dove la stessa parola \u00abguerra\u00bb \u00e8 bandita e va sostituita con l\u2019edulcorata definizione di \u00aboperazione militare speciale\u00bb, \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 lampante di un giornalismo che ha perso il suo carattere di autonomia. Ma ci\u00f2 che accade in Russia, in forme diverse e meno radicali, sta avvenendo anche da noi: come nota l\u2019autore, con la guerra in Ucraina il giornalismo diventa tutto <em>embedded<\/em>, non solo per un\u2019integrazione di ogni mediatore con una delle due parti, quanto perch\u00e9 l\u2019informazione, per i suoi strumenti e le sue tecnicalit\u00e0, si confonde e si combina con la cyber security, lo scontro sulla sovranit\u00e0 di memorie e contenuti digitali. La manomissione dell\u2019evidenza di immagini e news ci dice che siamo oltre il contrasto rispetto a un supposto mainstream ideologico, siamo nel pieno della guerra ibrida teorizzata proprio dalla Russia. In questo scenario, l\u2019informazione che scorre in rete \u00e8 il prolungamento del perenne conflitto che i due schieramenti animano, attaccando e inibendo le risorse del nemico. Tutto questo porta a un cambiamento epocale nel giornalismo, dove a mutare radicalmente \u00e8 il rapporto tra la redazione e le fonti: le notizie sono alluvionali testimonianze civili, che affiorano in abbondanza dalla rete e devono essere validate e contestualizzate pi\u00f9 che rintracciate. In questo gorgo il giornalista si misura innanzitutto con la sua autonomia da saperi e competenze tecnologiche che tendono a soverchiarlo, trasformandolo in un funzionario del sistema di calcolo che si afferma mediante \u00abinterferenza nelle psicologie altrui\u00bb. La Net-war \u00e8 dunque \u00abmediamorfosi\u00bb che trasforma guerra e giornalismo in una contesa matematica\u201d.<\/p>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-alpha-channel-opacity has-background\" style=\"background-color:#70d100;color:#70d100\" \/>\n\n\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Ruslan Deynychenko\u00a0<\/strong><span style=\"color: #808080\">ha conseguito una laurea in storia presso la Universit\u00e0 di Sumy e un master in comunicazione aziendale presso la Duquesne University. Ruslan Deynychenko \u00e8 reporter di Voice of America dal 2002 e produce storie per la radio e per il programma televisivo quotidiano\u00a0<span lang=\"UK\">\u0427\u0410\u0421-<\/span>TIME. Primary Instructor presso l&#8217;Universit\u00e0 Nazionale &#8222;Accademia Mohyla di Kyiv&#8221; per oltre un decennio. Insegna giornalismo radiofonico e corsi di gestione dei media per studenti di livello master. Supervisiona la produzione quotidiana dei notiziari radiofonici degli studenti. Ha creato e supervisionato il Digital Future of Journalism Program (Dfj.org.ua) un programma post-laurea per giornalisti ucraini incentrato su nuovi media, social network, contenuti generati dagli utenti e multimedia. Nel 2014 Ruslan Deynychenko \u00e8 stato uno dei co-fondatori del progetto StopFake.org, un sito web ucraino che rivela false informazioni sull&#8217;Ucraina nei media pro-Cremlino.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Sabrina Magris<\/strong><span style=\"color: #808080\">,\u00a0Presidente di\u00a0\u00c9cole Universitaire Internationale\u00a0\u2013 Istituto di ricerca e formazione studi di pace e sicurezza, Italia. Docente di Intelligence, PsyOps, Comunicazione Strategica, Neuropsicologia applicata all\u2019Intelligence. Direttore e Docente del Corso di formazione internazionale in Comunicazione Strategica e Negoziazione Ostaggi dell\u2019Agenzia Europea per la formazione delle Forze di Polizia e le Autorit\u00e0 di Contrasto. Direttore e Docente del Corso di formazione internazionale in Negoziazione, Mediazione e Capacit\u00e0 di Dialogo del College Europeo per la Sicurezza e Difesa per la formazione delle Forze Armate e Corpo Diplomatico. Formatore presso l\u2019Intelligence Militare italiana. Membro del\u00a0<em>board<\/em>\u00a0di alcune delle pi\u00f9 autorevoli riviste mondiali in tema di\u00a0sicurezza ed Intelligence. V<em>isiting professor<\/em>\u00a0presso l\u2019Universidad Rey Juan Carlos di Spagna, presso la Cattedra di Intelligence. C<em>oordinating professor<\/em>\u00a0presso l\u2019University of North Georgia (Usa).<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Michele Mezza<\/strong> <span style=\"color: #808080\">\u00e8 stato giornalista per quarant\u2019anni in Rai, dove ha ideato e sviluppato il progetto RaiNews24. Insegna all\u2019Universit\u00e0 Federico II di Napoli e collabora con \u00abHuffington Post\u00bb. \u00c8 autore per Donzelli di numerose pubblicazioni, fra cui:\u00a0<i>Algoritmi di libert\u00e0\u00a0<\/i>(2018),\u00a0<i>Il contagio dell\u2019algoritmo\u00a0<\/i>(2020)\u00a0<i>Il contagio dell\u2019algoritmo\u00a0<\/i>(2020),\u00a0<i>Caccia al virus\u00a0<\/i>(2021), scritto con Andrea Crisanti, e\u00a0<i>Net-war. Ucraina: come il giornalismo sta cambiando la guerra <\/i>(Donzelli 2022).<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Nona Mikhelidze<span style=\"color: #808080\">\u00a0<\/span><\/strong><span style=\"color: #808080\">responsabile di ricerca presso lo IAI-Istituto Affari Internazionali. Ha conseguito il suo dottorato in Scienza della Politica presso la Scuola normale superiore di Pisa e un master in &#8222;Regionalismo: studi sull&#8217;Asia centrale e il Caucaso&#8221; all&#8217;Universit\u00e0 Humboldt di Berlino, dove ha ottenuto una borsa di studio come ricercatrice dalla Fondazione Volkswagen. Ha ottenuto diploma universitario e laurea in &#8222;relazioni internazionali&#8221; dall&#8217;Universit\u00e0 statale di Tbilisi. Dal 2017 al 2020 ha diretto il Programma Eurasia dello Istituto Affari Internazionali. Dal 2020 scrive per\u00a0<i>La Stampa\u00a0<\/i>su Russia e spazio post-sovietico. I suoi interessi abbracciano la politica europea di vicinato e la risoluzione dei conflitti nel Caucaso meridionale, il Mar Nero e la cooperazione regionale, la\u00a0Turchia e la regione del Caspio, la politica estera russa post-sovietica.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Paula Rejkiewicz<\/strong><span style=\"color: #808080\">, diplomatica di carriera, laureata in giurisprudenza e specialista di comunicazione strategica. Attualmente fa parte dell&#8217;unit\u00e0 StratCom del Ministero degli Affari Esteri polacco, una cellula dedicata all&#8217;individuazione precoce e al contrasto delle minacce di disinformazione. Il suo ruolo principale \u00e8 monitorare e analizzare le tendenze della disinformazione, condurre una comunicazione proattiva, rafforzare la cooperazione internazionale e incoraggiare la costruzione di una resistenza alla disinformazione. Prima di entrare al Mae, ha lavorato come project manager con particolare attenzione alla connettivit\u00e0 e alle questioni legate al cyber.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Paolo Morawski<\/strong><span style=\"color: #808080\">,\u00a0nato a Varsavia, vive a Roma. Dirige il blog \u00abpoli-logo. Dialoghi plurali a Est\u00bb. \u00c8 presidente della Fondazione romana Janina Zofia Umiastowska. Saggista, esperto di storia e cultura europea e polacca. Per oltre trent\u2019anni ha prima collaborato e poi lavorato in Rai, tra l\u2019altro come esperto di relazioni internazionali. Come vice-direttore dell\u2019Ufficio Studi della Rai ha in ultimo co-curato la ricerca <em>Ecosistema Audio-Suono. Dalla Radio all\u2019Audio di Servizio Pubblico<\/em> (Rai Libri 2022).<\/span><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra social e hacker, attacchi informatici e sorveglianza satellitare, big data e Intelligenza artificiale, giornalismo, propaganda e campagne di disinformazione INCONTRO Gioved\u00ec 27 aprile 2023 &#8211; ore 18.00 Istituto Polacco di RomaVia Vittoria Colonna, 1ingresso libero con la partecipazione di: Ruslan Deynychenko &#8211;&nbsp;giornalista, esperto di comunicazione, co-fondatore del progetto StopFake in Ucraina Sabrina Magris &#8211; [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":4942,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-4941","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-eventi"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Ucraina. 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Da una parte i cyberattacchi contro le infrastrutture militari e civili e la paralisi dei settori chiavi dell\u2019economia e della vita sociale; dall\u2019altra le operazioni di disinformazione, la diffusione di fake news, l\u2019uso dei social media per \u201corientare\u201d la pubblica opinione. Ma se l\u2019uso della comunicazione strategica \u00e8 una prassi comune nei conflitti, da sempre, quali differenze vi sono tra cyberguerra e infoguerra? L\u2019attuale guerra ibrida non conosce frontiere, invade persino gli spazi pubblici. Le narrazioni forzate, specie quelle veicolate dai media, sempre pi\u00f9 fanno leva sull\u2019emotivit\u00e0. In questo contesto noi cittadini di quale preparazione avremmo bisogno per individuare le manipolazioni e le false notizie che ci giungono nel contesto dell\u2019aggressione russa? \u00c8 corretto mettere sullo stesso piano \u2013 come vorrebbero alcuni approcci \u201cequidistanti\u201d \u2013 i diversi attacchi informatici a prescindere da quale paese o soggetto provengano? Le campagne di propaganda e contro-propaganda di tutte le parti in causa vanno trattate allo stesso modo?\\nL\u2019incontro di gioved\u00ec 27 aprile 2023 si propone di affrontare insieme ad alcuni autorevoli esperti di comunicazione italiani, polacchi, ucraini aspetti meno evidenti e noti della guerra della Russia in Ucraina. Aspetti difficili da approfondire a causa sia delle conoscenze tecniche necessarie per monitorare e analizzare il fenomeno sia perch\u00e9 si tratta di un terreno nel quale il connubio tra interessi statali e privati, militari, economici e politici, di ricerca e di strategia, di intelligence e di sicurezza, \u00e8 molto intenso. La guerra digitale la combattono perlopi\u00f9 nell\u2019ombra gruppi di hacker, di attivisti e di specialisti ma anche Istituzioni e Agenzie dedicate. Combattono in rete, sui social media, attraverso computer e cellulari, mail e post, false identit\u00e0 e false immagini, utilizzando in maniera fraudolenta le nuove risorse dell\u2019Intelligenza Artificiale, mentre il conflitto dal cyberspazio si estende allo spazio extraterrestre attraverso le reti di satelliti. Per capire la velocit\u00e0 delle innovazioni, la rapidit\u00e0 nei cambiamenti di strategia e le attuali forme di guerra nello scenario digitale \u00e8 necessario dotarsi di un nuovo equipaggiamento mentale, sviluppare inedite capacit\u00e0 analitiche e abilit\u00e0 ad ampio spettro intellettuale. \\nLa recente attualit\u00e0 \u00e8 un buon punto di partenza per ragionare. Ma pu\u00f2 contribuire ad avviare la discussione anche il libro di Michele Mezza, Net-war. Ucraina: come il giornalismo sta cambiando la guerra (Donzelli 2022). Prendendo le mosse da quanto accaduto nel 2022 in Ucraina l\u2019autore riflette su come il giornalismo stia diventando logistica militare e il combattimento digitale trasformi la figura stessa del giornalista.\\nL\u2019incontro \u00e8 organizzato dall\u2019Istituto Polacco di Roma in collaborazione con la piattaforma \u201cPoli-logo. Dialoghi plurali a Est\u201d e con l\u2019Ambasciata Ucraina a Roma.\\nNet-war. Ucraina: come il giornalismo sta cambiando la guerra(Donzelli 2022) \u2013 Dalla nota dell\u2019editore:\\n\u201cUn soldato ucraino, da solo, in una trincea piena di commilitoni morti, circondato da miliziani filorussi, in una localit\u00e0 imprecisata del Donbass. L\u2019immagine, ripresa da un drone, diventa il simbolo della trasformazione in corso dei linguaggi dell\u2019informazione: se questo soldato ha avuto una chance di sopravvivenza, probabilmente la deve a queste foto che hanno fatto il giro del mondo. Il conflitto che sta infiammando l\u2019Ucraina, scrive Michele Mezza in questo libro denso e attualissimo, \u00e8 il primo caso di guerra ibrida, in cui il combattimento sul terreno si svolge nel contesto di una strategia di comunicazione che travalica la semplice propaganda, diventando una forma immateriale di organizzazione diretta del conflitto armato, vera e propria logistica militare. In questa trasformazione gruppi privati, come quello di Elon Musk, Microsoft e Google, diventano potenze geopolitiche, offuscando ruolo e trasparenza degli Stati\u201d.\\n\u201cPer la prima volta, le armi con cui viene condotta la guerra coincidono con le infrastrutture digitali dell\u2019informazione: siti web, smartphone, droni, sistemi di geolocalizzazione, piattaforme social hanno costituito il principale arsenale del confronto fra invasori e invasi, permettendo ai secondi di localizzare e colpire con estrema precisione le forze nemiche, anche grazie al supporto diretto della popolazione che rimaneva connessa, persino sotto i bombardamenti. Le azioni militari vengono strategicamente studiate e messe in atto proprio pensando al loro effetto comunicativo, perch\u00e9 il modo in cui verranno raccontate determiner\u00e0 la percezione del conflitto e, in ultima analisi, il suo esito. Se non \u00e8 una novit\u00e0 che la comunicazione della guerra sia un terreno cruciale e delicato, oggi essa \u00e8 diventata l\u2019oggetto del contendere\u201d.\\n\u201cLa censura applicata ai media russi, dove la stessa parola \u00abguerra\u00bb \u00e8 bandita e va sostituita con l\u2019edulcorata definizione di \u00aboperazione militare speciale\u00bb, \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 lampante di un giornalismo che ha perso il suo carattere di autonomia. Ma ci\u00f2 che accade in Russia, in forme diverse e meno radicali, sta avvenendo anche da noi: come nota l\u2019autore, con la guerra in Ucraina il giornalismo diventa tutto embedded, non solo per un\u2019integrazione di ogni mediatore con una delle due parti, quanto perch\u00e9 l\u2019informazione, per i suoi strumenti e le sue tecnicalit\u00e0, si confonde e si combina con la cyber security, lo scontro sulla sovranit\u00e0 di memorie e contenuti digitali. La manomissione dell\u2019evidenza di immagini e news ci dice che siamo oltre il contrasto rispetto a un supposto mainstream ideologico, siamo nel pieno della guerra ibrida teorizzata proprio dalla Russia. In questo scenario, l\u2019informazione che scorre in rete \u00e8 il prolungamento del perenne conflitto che i due schieramenti animano, attaccando e inibendo le risorse del nemico. Tutto questo porta a un cambiamento epocale nel giornalismo, dove a mutare radicalmente \u00e8 il rapporto tra la redazione e le fonti: le notizie sono alluvionali testimonianze civili, che affiorano in abbondanza dalla rete e devono essere validate e contestualizzate pi\u00f9 che rintracciate. In questo gorgo il giornalista si misura innanzitutto con la sua autonomia da saperi e competenze tecnologiche che tendono a soverchiarlo, trasformandolo in un funzionario del sistema di calcolo che si afferma mediante \u00abinterferenza nelle psicologie altrui\u00bb. La Net-war \u00e8 dunque \u00abmediamorfosi\u00bb che trasforma guerra e giornalismo in una contesa matematica\u201d.\\nRuslan Deynychenko\u00a0ha conseguito una laurea in storia presso la Universit\u00e0 di Sumy e un master in comunicazione aziendale presso la Duquesne University. Ruslan Deynychenko \u00e8 reporter di Voice of America dal 2002 e produce storie per la radio e per il programma televisivo quotidiano\u00a0\u0427\u0410\u0421-TIME. Primary Instructor presso l'Universit\u00e0 Nazionale \\\"Accademia Mohyla di Kyiv\\\" per oltre un decennio. Insegna giornalismo radiofonico e corsi di gestione dei media per studenti di livello master. Supervisiona la produzione quotidiana dei notiziari radiofonici degli studenti. Ha creato e supervisionato il Digital Future of Journalism Program (Dfj.org.ua) un programma post-laurea per giornalisti ucraini incentrato su nuovi media, social network, contenuti generati dagli utenti e multimedia. Nel 2014 Ruslan Deynychenko \u00e8 stato uno dei co-fondatori del progetto StopFake.org, un sito web ucraino che rivela false informazioni sull'Ucraina nei media pro-Cremlino.\\nSabrina Magris,\u00a0Presidente di\u00a0\u00c9cole Universitaire Internationale\u00a0\u2013 Istituto di ricerca e formazione studi di pace e sicurezza, Italia. Docente di Intelligence, PsyOps, Comunicazione Strategica, Neuropsicologia applicata all\u2019Intelligence. Direttore e Docente del Corso di formazione internazionale in Comunicazione Strategica e Negoziazione Ostaggi dell\u2019Agenzia Europea per la formazione delle Forze di Polizia e le Autorit\u00e0 di Contrasto. Direttore e Docente del Corso di formazione internazionale in Negoziazione, Mediazione e Capacit\u00e0 di Dialogo del College Europeo per la Sicurezza e Difesa per la formazione delle Forze Armate e Corpo Diplomatico. Formatore presso l\u2019Intelligence Militare italiana. Membro del\u00a0board\u00a0di alcune delle pi\u00f9 autorevoli riviste mondiali in tema di\u00a0sicurezza ed Intelligence. Visiting professor\u00a0presso l\u2019Universidad Rey Juan Carlos di Spagna, presso la Cattedra di Intelligence. Coordinating professor\u00a0presso l\u2019University of North Georgia (Usa).\\nMichele Mezza \u00e8 stato giornalista per quarant\u2019anni in Rai, dove ha ideato e sviluppato il progetto RaiNews24. Insegna all\u2019Universit\u00e0 Federico II di Napoli e collabora con \u00abHuffington Post\u00bb. \u00c8 autore per Donzelli di numerose pubblicazioni, fra cui:\u00a0Algoritmi di libert\u00e0\u00a0(2018),\u00a0Il contagio dell\u2019algoritmo\u00a0(2020)\u00a0Il contagio dell\u2019algoritmo\u00a0(2020),\u00a0Caccia al virus\u00a0(2021), scritto con Andrea Crisanti, e\u00a0Net-war. Ucraina: come il giornalismo sta cambiando la guerra (Donzelli 2022).\\nNona Mikhelidze\u00a0responsabile di ricerca presso lo IAI-Istituto Affari Internazionali. Ha conseguito il suo dottorato in Scienza della Politica presso la Scuola normale superiore di Pisa e un master in \\\"Regionalismo: studi sull'Asia centrale e il Caucaso\\\" all'Universit\u00e0 Humboldt di Berlino, dove ha ottenuto una borsa di studio come ricercatrice dalla Fondazione Volkswagen. Ha ottenuto diploma universitario e laurea in \\\"relazioni internazionali\\\" dall'Universit\u00e0 statale di Tbilisi. Dal 2017 al 2020 ha diretto il Programma Eurasia dello Istituto Affari Internazionali. Dal 2020 scrive per\u00a0La Stampa\u00a0su Russia e spazio post-sovietico. I suoi interessi abbracciano la politica europea di vicinato e la risoluzione dei conflitti nel Caucaso meridionale, il Mar Nero e la cooperazione regionale, la\u00a0Turchia e la regione del Caspio, la politica estera russa post-sovietica.\\nPaula Rejkiewicz, diplomatica di carriera, laureata in giurisprudenza e specialista di comunicazione strategica. Attualmente fa parte dell'unit\u00e0 StratCom del Ministero degli Affari Esteri polacco, una cellula dedicata all'individuazione precoce e al contrasto delle minacce di disinformazione. Il suo ruolo principale \u00e8 monitorare e analizzare le tendenze della disinformazione, condurre una comunicazione proattiva, rafforzare la cooperazione internazionale e incoraggiare la costruzione di una resistenza alla disinformazione. Prima di entrare al Mae, ha lavorato come project manager con particolare attenzione alla connettivit\u00e0 e alle questioni legate al cyber.\\nPaolo Morawski,\u00a0nato a Varsavia, vive a Roma. Dirige il blog \u00abpoli-logo. Dialoghi plurali a Est\u00bb. \u00c8 presidente della Fondazione romana Janina Zofia Umiastowska. Saggista, esperto di storia e cultura europea e polacca. Per oltre trent\u2019anni ha prima collaborato e poi lavorato in Rai, tra l\u2019altro come esperto di relazioni internazionali. 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Ucraina: come il giornalismo sta cambiando la guerra (Donzelli 2022)\nNona Mikhelidze - responsabile di ricerca, IAI - Istituto Affari Internazionali\nPaula Rejkiewicz - esperto di comunicazione presso il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Polonia\nmodera:Paolo Morawski - curatore di \u00abpoli-logo. Dialoghi plurali a Est\u00bb, Presidente della Fondazione romana Janina Zofia Umiastowska\nChe cosa riusciamo a vedere dall\u2019Italia delle operazioni belliche informatiche spesso invisibili che ci avvolgono in modo tanto poco appariscente quanto pericoloso, raramente suscitando il dovuto clamore? In particolare cosa (non) sappiamo della cyberguerra contro l\u2019Ucraina che colpisce anche i suoi alleati? Da una parte i cyberattacchi contro le infrastrutture militari e civili e la paralisi dei settori chiavi dell\u2019economia e della vita sociale; dall\u2019altra le operazioni di disinformazione, la diffusione di fake news, l\u2019uso dei social media per \u201corientare\u201d la pubblica opinione. Ma se l\u2019uso della comunicazione strategica \u00e8 una prassi comune nei conflitti, da sempre, quali differenze vi sono tra cyberguerra e infoguerra? L\u2019attuale guerra ibrida non conosce frontiere, invade persino gli spazi pubblici. Le narrazioni forzate, specie quelle veicolate dai media, sempre pi\u00f9 fanno leva sull\u2019emotivit\u00e0. In questo contesto noi cittadini di quale preparazione avremmo bisogno per individuare le manipolazioni e le false notizie che ci giungono nel contesto dell\u2019aggressione russa? \u00c8 corretto mettere sullo stesso piano \u2013 come vorrebbero alcuni approcci \u201cequidistanti\u201d \u2013 i diversi attacchi informatici a prescindere da quale paese o soggetto provengano? Le campagne di propaganda e contro-propaganda di tutte le parti in causa vanno trattate allo stesso modo?\nL\u2019incontro di gioved\u00ec 27 aprile 2023 si propone di affrontare insieme ad alcuni autorevoli esperti di comunicazione italiani, polacchi, ucraini aspetti meno evidenti e noti della guerra della Russia in Ucraina. Aspetti difficili da approfondire a causa sia delle conoscenze tecniche necessarie per monitorare e analizzare il fenomeno sia perch\u00e9 si tratta di un terreno nel quale il connubio tra interessi statali e privati, militari, economici e politici, di ricerca e di strategia, di intelligence e di sicurezza, \u00e8 molto intenso. La guerra digitale la combattono perlopi\u00f9 nell\u2019ombra gruppi di hacker, di attivisti e di specialisti ma anche Istituzioni e Agenzie dedicate. Combattono in rete, sui social media, attraverso computer e cellulari, mail e post, false identit\u00e0 e false immagini, utilizzando in maniera fraudolenta le nuove risorse dell\u2019Intelligenza Artificiale, mentre il conflitto dal cyberspazio si estende allo spazio extraterrestre attraverso le reti di satelliti. Per capire la velocit\u00e0 delle innovazioni, la rapidit\u00e0 nei cambiamenti di strategia e le attuali forme di guerra nello scenario digitale \u00e8 necessario dotarsi di un nuovo equipaggiamento mentale, sviluppare inedite capacit\u00e0 analitiche e abilit\u00e0 ad ampio spettro intellettuale. \nLa recente attualit\u00e0 \u00e8 un buon punto di partenza per ragionare. Ma pu\u00f2 contribuire ad avviare la discussione anche il libro di Michele Mezza, Net-war. Ucraina: come il giornalismo sta cambiando la guerra (Donzelli 2022). Prendendo le mosse da quanto accaduto nel 2022 in Ucraina l\u2019autore riflette su come il giornalismo stia diventando logistica militare e il combattimento digitale trasformi la figura stessa del giornalista.\nL\u2019incontro \u00e8 organizzato dall\u2019Istituto Polacco di Roma in collaborazione con la piattaforma \u201cPoli-logo. Dialoghi plurali a Est\u201d e con l\u2019Ambasciata Ucraina a Roma.\nNet-war. Ucraina: come il giornalismo sta cambiando la guerra(Donzelli 2022) \u2013 Dalla nota dell\u2019editore:\n\u201cUn soldato ucraino, da solo, in una trincea piena di commilitoni morti, circondato da miliziani filorussi, in una localit\u00e0 imprecisata del Donbass. L\u2019immagine, ripresa da un drone, diventa il simbolo della trasformazione in corso dei linguaggi dell\u2019informazione: se questo soldato ha avuto una chance di sopravvivenza, probabilmente la deve a queste foto che hanno fatto il giro del mondo. Il conflitto che sta infiammando l\u2019Ucraina, scrive Michele Mezza in questo libro denso e attualissimo, \u00e8 il primo caso di guerra ibrida, in cui il combattimento sul terreno si svolge nel contesto di una strategia di comunicazione che travalica la semplice propaganda, diventando una forma immateriale di organizzazione diretta del conflitto armato, vera e propria logistica militare. In questa trasformazione gruppi privati, come quello di Elon Musk, Microsoft e Google, diventano potenze geopolitiche, offuscando ruolo e trasparenza degli Stati\u201d.\n\u201cPer la prima volta, le armi con cui viene condotta la guerra coincidono con le infrastrutture digitali dell\u2019informazione: siti web, smartphone, droni, sistemi di geolocalizzazione, piattaforme social hanno costituito il principale arsenale del confronto fra invasori e invasi, permettendo ai secondi di localizzare e colpire con estrema precisione le forze nemiche, anche grazie al supporto diretto della popolazione che rimaneva connessa, persino sotto i bombardamenti. Le azioni militari vengono strategicamente studiate e messe in atto proprio pensando al loro effetto comunicativo, perch\u00e9 il modo in cui verranno raccontate determiner\u00e0 la percezione del conflitto e, in ultima analisi, il suo esito. Se non \u00e8 una novit\u00e0 che la comunicazione della guerra sia un terreno cruciale e delicato, oggi essa \u00e8 diventata l\u2019oggetto del contendere\u201d.\n\u201cLa censura applicata ai media russi, dove la stessa parola \u00abguerra\u00bb \u00e8 bandita e va sostituita con l\u2019edulcorata definizione di \u00aboperazione militare speciale\u00bb, \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 lampante di un giornalismo che ha perso il suo carattere di autonomia. Ma ci\u00f2 che accade in Russia, in forme diverse e meno radicali, sta avvenendo anche da noi: come nota l\u2019autore, con la guerra in Ucraina il giornalismo diventa tutto embedded, non solo per un\u2019integrazione di ogni mediatore con una delle due parti, quanto perch\u00e9 l\u2019informazione, per i suoi strumenti e le sue tecnicalit\u00e0, si confonde e si combina con la cyber security, lo scontro sulla sovranit\u00e0 di memorie e contenuti digitali. La manomissione dell\u2019evidenza di immagini e news ci dice che siamo oltre il contrasto rispetto a un supposto mainstream ideologico, siamo nel pieno della guerra ibrida teorizzata proprio dalla Russia. In questo scenario, l\u2019informazione che scorre in rete \u00e8 il prolungamento del perenne conflitto che i due schieramenti animano, attaccando e inibendo le risorse del nemico. Tutto questo porta a un cambiamento epocale nel giornalismo, dove a mutare radicalmente \u00e8 il rapporto tra la redazione e le fonti: le notizie sono alluvionali testimonianze civili, che affiorano in abbondanza dalla rete e devono essere validate e contestualizzate pi\u00f9 che rintracciate. In questo gorgo il giornalista si misura innanzitutto con la sua autonomia da saperi e competenze tecnologiche che tendono a soverchiarlo, trasformandolo in un funzionario del sistema di calcolo che si afferma mediante \u00abinterferenza nelle psicologie altrui\u00bb. La Net-war \u00e8 dunque \u00abmediamorfosi\u00bb che trasforma guerra e giornalismo in una contesa matematica\u201d.\nRuslan Deynychenko\u00a0ha conseguito una laurea in storia presso la Universit\u00e0 di Sumy e un master in comunicazione aziendale presso la Duquesne University. Ruslan Deynychenko \u00e8 reporter di Voice of America dal 2002 e produce storie per la radio e per il programma televisivo quotidiano\u00a0\u0427\u0410\u0421-TIME. Primary Instructor presso l'Universit\u00e0 Nazionale \"Accademia Mohyla di Kyiv\" per oltre un decennio. Insegna giornalismo radiofonico e corsi di gestione dei media per studenti di livello master. Supervisiona la produzione quotidiana dei notiziari radiofonici degli studenti. Ha creato e supervisionato il Digital Future of Journalism Program (Dfj.org.ua) un programma post-laurea per giornalisti ucraini incentrato su nuovi media, social network, contenuti generati dagli utenti e multimedia. Nel 2014 Ruslan Deynychenko \u00e8 stato uno dei co-fondatori del progetto StopFake.org, un sito web ucraino che rivela false informazioni sull'Ucraina nei media pro-Cremlino.\nSabrina Magris,\u00a0Presidente di\u00a0\u00c9cole Universitaire Internationale\u00a0\u2013 Istituto di ricerca e formazione studi di pace e sicurezza, Italia. Docente di Intelligence, PsyOps, Comunicazione Strategica, Neuropsicologia applicata all\u2019Intelligence. Direttore e Docente del Corso di formazione internazionale in Comunicazione Strategica e Negoziazione Ostaggi dell\u2019Agenzia Europea per la formazione delle Forze di Polizia e le Autorit\u00e0 di Contrasto. Direttore e Docente del Corso di formazione internazionale in Negoziazione, Mediazione e Capacit\u00e0 di Dialogo del College Europeo per la Sicurezza e Difesa per la formazione delle Forze Armate e Corpo Diplomatico. Formatore presso l\u2019Intelligence Militare italiana. Membro del\u00a0board\u00a0di alcune delle pi\u00f9 autorevoli riviste mondiali in tema di\u00a0sicurezza ed Intelligence. Visiting professor\u00a0presso l\u2019Universidad Rey Juan Carlos di Spagna, presso la Cattedra di Intelligence. Coordinating professor\u00a0presso l\u2019University of North Georgia (Usa).\nMichele Mezza \u00e8 stato giornalista per quarant\u2019anni in Rai, dove ha ideato e sviluppato il progetto RaiNews24. Insegna all\u2019Universit\u00e0 Federico II di Napoli e collabora con \u00abHuffington Post\u00bb. \u00c8 autore per Donzelli di numerose pubblicazioni, fra cui:\u00a0Algoritmi di libert\u00e0\u00a0(2018),\u00a0Il contagio dell\u2019algoritmo\u00a0(2020)\u00a0Il contagio dell\u2019algoritmo\u00a0(2020),\u00a0Caccia al virus\u00a0(2021), scritto con Andrea Crisanti, e\u00a0Net-war. Ucraina: come il giornalismo sta cambiando la guerra (Donzelli 2022).\nNona Mikhelidze\u00a0responsabile di ricerca presso lo IAI-Istituto Affari Internazionali. Ha conseguito il suo dottorato in Scienza della Politica presso la Scuola normale superiore di Pisa e un master in \"Regionalismo: studi sull'Asia centrale e il Caucaso\" all'Universit\u00e0 Humboldt di Berlino, dove ha ottenuto una borsa di studio come ricercatrice dalla Fondazione Volkswagen. Ha ottenuto diploma universitario e laurea in \"relazioni internazionali\" dall'Universit\u00e0 statale di Tbilisi. Dal 2017 al 2020 ha diretto il Programma Eurasia dello Istituto Affari Internazionali. Dal 2020 scrive per\u00a0La Stampa\u00a0su Russia e spazio post-sovietico. I suoi interessi abbracciano la politica europea di vicinato e la risoluzione dei conflitti nel Caucaso meridionale, il Mar Nero e la cooperazione regionale, la\u00a0Turchia e la regione del Caspio, la politica estera russa post-sovietica.\nPaula Rejkiewicz, diplomatica di carriera, laureata in giurisprudenza e specialista di comunicazione strategica. Attualmente fa parte dell'unit\u00e0 StratCom del Ministero degli Affari Esteri polacco, una cellula dedicata all'individuazione precoce e al contrasto delle minacce di disinformazione. Il suo ruolo principale \u00e8 monitorare e analizzare le tendenze della disinformazione, condurre una comunicazione proattiva, rafforzare la cooperazione internazionale e incoraggiare la costruzione di una resistenza alla disinformazione. Prima di entrare al Mae, ha lavorato come project manager con particolare attenzione alla connettivit\u00e0 e alle questioni legate al cyber.\nPaolo Morawski,\u00a0nato a Varsavia, vive a Roma. Dirige il blog \u00abpoli-logo. Dialoghi plurali a Est\u00bb. \u00c8 presidente della Fondazione romana Janina Zofia Umiastowska. Saggista, esperto di storia e cultura europea e polacca. Per oltre trent\u2019anni ha prima collaborato e poi lavorato in Rai, tra l\u2019altro come esperto di relazioni internazionali. 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