{"id":599,"date":"2020-02-14T11:25:05","date_gmt":"2020-02-14T10:25:05","guid":{"rendered":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?p=599"},"modified":"2020-02-14T11:25:06","modified_gmt":"2020-02-14T10:25:06","slug":"a-step-away","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2020\/02\/14\/a-step-away\/","title":{"rendered":"A Step Away"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #960606\"><strong>La Galleria Eduardo Secci Contemporary<\/strong><\/span><br \/>Piazza Goldoni 2, Firenze<br \/><span style=\"color: #960606\"><a style=\"color: #960606\" href=\"http:\/\/www.eduardosecci.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.eduardosecci.com<\/a><\/span><\/p>\n<p><strong>Date<\/strong> | 15 febbraio \u2013 18 aprile 2020 <br \/><strong>Opening<\/strong> | 15 febbraio dalle 18:30<br \/><strong>Orari mostra<\/strong> | Luned\u00ec \u2013 Sabato \/ 10:00 \u2013 13:30 &amp; 14:30 \u2013 19:00<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-600\" src=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/02\/RWD_Secci_-Chorobski_s.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"394\" srcset=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/02\/RWD_Secci_-Chorobski_s.jpg 700w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/02\/RWD_Secci_-Chorobski_s-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p><strong>Mateusz Chor\u00f3bski<\/strong> (Radomsko, 1987) osserva la realt\u00e0 circostante e ne traduce ogni aspetto in opere che si esplicitano secondo un\u2019articolata variet\u00e0 di sistemi linguistici: plastico, video, performativo, installativo. Attingendo a un repertorio iconografico ed iconologico variegato, spesso ispirato alla quotidianit\u00e0 e ai soggetti che ne scandiscono il diluirsi nel corso del tempo (oggetti comuni, materie povere, organismi naturali), esse sono in grado di toccare ogni tratto del sistema percettivo, sollecitando lo spettatore sotto il profilo visivo, intellettuale ed emotivo, rendendolo parte attiva, quasi complice della creazione, tale \u00e8 il meccanismo che si innesca. A rimarcare tale orientamento contribuisce sia l\u2019umilt\u00e0 dei materiali adottati, quasi a monito della provvisoriet\u00e0 dell\u2019esistenza e del suo destino a trasformarsi, sia l\u2019essenzialit\u00e0 dei soggetti coinvolti, prossimi all\u2019immaginario collettivo e, pertanto, facilmente identificabili. Tra questi ultimi vi \u00e8 senza dubbio lo spazio che da sempre mantiene un ruolo centrale nella ricerca di Chor\u00f3bski.<\/p>\n<p><br \/>Questi, infatti, fa da protagonista nella mostra di Firenze ove, invertendo le consuetudini, le sale principali della galleria fanno da preludio alla project room, cuore pulsante dell\u2019intero progetto. Prima di quest\u2019ultima, infatti, si susseguono alcuni lavori esemplificativi della ricerca di Chor\u00f3bski, ove l\u2019osservazione dei fenomeni fisici e chimici presenti in natura si fonde con l\u2019analisi degli objets trouv\u00e9s che, come gli elementi minerali e vegetali, egli scompone e ricompone in agglomerati plastici la cui presenza muta sensibilmente la percezione del luogo che li accoglie sia sotto il profilo visivo che fisico. A tale scopo contribuiscono anche le modificazioni genetiche e strutturali dei materiali adottati che avvengono secondo logiche di autodeterminazione paragonabili a quelle della process art. L\u2019artista, una volta compiuto il proprio intervento (disassemblaggio e riassemblaggio di un oggetto, scomposizione e ricomposizione della sostanza che lo determina) ne osserva lo svolgimento, lasciando che il tempo e la materia facciano la loro parte amplificando, cos\u00ec, gli effetti di quanto egli stesso ha gi\u00e0 elaborato. Si fa cos\u00ec rapido il passaggio dalla cronaca (l\u2019intervento dell\u2019artista) alla fantasia (l\u2019azione compiuta dalle leggi fisiche e chimiche a completamento del procedimento precedente).<\/p>\n<p><br \/>La sequenza si apre con Cream (2018), acronimo di Cash Rules Everything Around Me, canzone del gruppo hip-hop di New York Wu-Tang Clan. La scultura \u00e8 composta di monete fuse, i grosz. Il valore di mercato dell\u2019impasto metallico \u00e8 superiore a quello nominale delle monete impiegate e pari alla somma dei debiti accumulati dall\u2019artista al momento della sua creazione. La materia ottenuta si presenta nella sua veste originale, irregolare, morbida come un impasto cremoso in linea con la personale reinterpretazione della poetica processuale da parte di Chorobski. Ne deriva una sagoma proteiforme che l\u2019artista divide in due svelandone l\u2019interno di grafite e ponendola in dialogo con lo spazio circostante che, virtualmente, la integra in forme sempre differenti, secondo il variare delle condizioni ambientali. Il dialogo con lo spazio si rinnova in 144150_1: 6 (2019), una scultura in acciaio e ottone il cui titolo trae origine nella prima parte dalla quantit\u00e0 di monete usate per crearla, 144150, nella seconda parte dal rapporto proporzionale stabilito con il luogo per il quale \u00e8 stato originariamente concepito, del quale era pi\u00f9 piccolo sei volte. Come fosse una scatola in costruzione, gli elementi che compongono il volume metallico vengono presentati singolarmente, sciolti lungo il percorso espositivo quasi a volerne mettere in luce la capacit\u00e0 espressiva indipendentemente dalla loro destinazione finale. Le composizioni plastiche High Windows (radiator, thermos filler glass) (2019) in acciaio, vetro e luce e After the thought of high windows (thermos filler glass, radiator) (2019), negli stessi materiali, rischiarano fiocamente lo spazio plasmandone i contorni visivi e completando idealmente il percorso che conduce alla project room.<\/p>\n<p><br \/>Una struttura in legno (A Step Away &#8211; wood, 2020) pone il piano di calpestio di quest\u2019ultima al livello dell\u2019ambiente che la precede rispetto al quale \u00e8, invece, pi\u00f9 bassa (come dimostra l\u2019esistenza di una scala, occultata per l\u2019occasione), modificandone sensibilmente la percezione. Sensazione, quest\u2019ultima, enfatizzata ulteriormente dall\u2019atmosfera work in progress che la domina, provocata in particolare dal pavimento in legno che, lasciato allo stato grezzo come quello di un cantiere, pone in dubbio se debba essere ancora completato o sia prossimo alla demolizione. Se si pensa poi alle proporzioni della superficie praticabile, piuttosto ridotte rispetto a quelle della sala precedente, e alla loro vera natura, ribassata come quella di un seminterrato, il senso di inquietudine aumenta, lasciando lo spettatore in una dimensione di sospesa ambiguit\u00e0. Dalla penombra affiorano alcune opere. Il vasto ambiente che precede e si fonde con la project room accoglie 997,10\/2 (2020), un\u2019installazione il cui titolo deriva dalla somma del denaro, i grosz polacchi, fuso per creare delle colonne metalliche che raccordano il pavimento con il soffitto della stanza scandendone i volumi. Il valore delle monete corrisponde a quello fissato dall&#8217;Ufficio Nazionale di Statistica in Polonia come una soglia di povert\u00e0 per due persone che vivono insieme; vale a dire, il costo mensile di cibo, alloggio, vestiti, medicine, igiene. La soglia di povert\u00e0 \u00e8 il livello pi\u00f9 basso e allarmante per soddisfare le esigenze quotidiane, sotto la quale c&#8217;\u00e8 rischio per la vita umana e le colonne in ottone ne costituiscono una ideale, per quanto drammatica, raffigurazione. Nella stessa stanza, tra la finestra e la griglia metallica che la protegge dall\u2019esterno, si trova A Step Away (thermos, glass, light) (2020), un insieme di sculture realizzate con dei thermos, oggetti d\u2019uso comune la cui funzione riconduce all\u2019idea di calore e di conforto ribadita anche dalla loro stessa conformazione: smontati e tagliati i thermos vengono ricomposti dando luogo a sagome simili a quelle di involucri protettivi, dei bozzoli. La loro collocazione pone in dialogo la luce naturale proveniente dalla finestra con quella artificiale emessa dalle opere stesse elevando ulteriormente il grado di attonita precariet\u00e0 gi\u00e0 ampiamente duffuso. E che tocca il proprio culmine nel vano pi\u00f9 piccolo aperto dove trova posto A Step Away (glass, light) (2020) un materasso antidecubito in vetro rinforzato da una griglia metallica. Al di sotto di esso \u00e8 collocata una lampada che emette una luce debole, appena sufficiente a distinguere il fondo del manufatto da quello del piano su cui poggia rendendolo un tutt\u2019uno con quest\u2019ultimo e integrandolo del tutto allo spazio che l\u2019ospita. Altrettanto fioca \u00e8 la luce che proviene da After the thought of high windows (radiator,thermos filler glass) (2019) riscaldando l\u2019ambiente d\u2019una atmosfera dorata che, virtualmente, contribuisce a scolpire l\u2019angusto vano. Oltre non vi \u00e8 pi\u00f9 nulla, se non la possibilit\u00e0 di riprendere il percorso nel senso opposto. In senso circolare, senza soluzione di continuit\u00e0 sottolineando ulteriormente la centralit\u00e0 dello spazio nel progetto dell\u2019artista.<\/p>\n<p><br \/><strong>Vi invitiamo a prendere parte nella conversazione con Eduardo Secci Contemporary su:<\/strong><\/p>\n<p><strong>Instagram<\/strong> _ @eduardoseccicontemporary @mateusz_chorobski @pierpaolopancotto <br \/><strong>Facebook<\/strong> _ Eduardo Secci Contemporary \/ Mateusz Chor\u00f3bski \/ Pier Paolo Pancotto<\/p>\n<p><strong>usando I seguenti hashtag:<\/strong><br \/>#astepaway #mateuszchorobski #eduardosecci #pierpaolopancotto<\/p>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Galleria Eduardo Secci ContemporaryPiazza Goldoni 2, Firenzewww.eduardosecci.com Date | 15 febbraio \u2013 18 aprile 2020 Opening | 15 febbraio dalle 18:30Orari mostra | Luned\u00ec \u2013 Sabato \/ 10:00 \u2013 13:30 &amp; 14:30 \u2013 19:00 \u00a0 Mateusz Chor\u00f3bski (Radomsko, 1987) osserva la realt\u00e0 circostante e ne traduce ogni aspetto in opere che si esplicitano secondo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":600,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[11,5],"tags":[],"class_list":["post-599","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-arte","category-eventi"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>A Step Away - Instytut Polski w Rzymie<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2020\/02\/14\/a-step-away\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"pl_PL\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"A Step Away - Instytut Polski w Rzymie\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"La Galleria Eduardo Secci ContemporaryPiazza Goldoni 2, Firenzewww.eduardosecci.com Date | 15 febbraio \u2013 18 aprile 2020 Opening | 15 febbraio dalle 18:30Orari mostra | Luned\u00ec \u2013 Sabato \/ 10:00 \u2013 13:30 &amp; 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Tra questi ultimi vi \u00e8 senza dubbio lo spazio che da sempre mantiene un ruolo centrale nella ricerca di Chor\u00f3bski.\\nQuesti, infatti, fa da protagonista nella mostra di Firenze ove, invertendo le consuetudini, le sale principali della galleria fanno da preludio alla project room, cuore pulsante dell\u2019intero progetto. Prima di quest\u2019ultima, infatti, si susseguono alcuni lavori esemplificativi della ricerca di Chor\u00f3bski, ove l\u2019osservazione dei fenomeni fisici e chimici presenti in natura si fonde con l\u2019analisi degli objets trouv\u00e9s che, come gli elementi minerali e vegetali, egli scompone e ricompone in agglomerati plastici la cui presenza muta sensibilmente la percezione del luogo che li accoglie sia sotto il profilo visivo che fisico. A tale scopo contribuiscono anche le modificazioni genetiche e strutturali dei materiali adottati che avvengono secondo logiche di autodeterminazione paragonabili a quelle della process art. L\u2019artista, una volta compiuto il proprio intervento (disassemblaggio e riassemblaggio di un oggetto, scomposizione e ricomposizione della sostanza che lo determina) ne osserva lo svolgimento, lasciando che il tempo e la materia facciano la loro parte amplificando, cos\u00ec, gli effetti di quanto egli stesso ha gi\u00e0 elaborato. Si fa cos\u00ec rapido il passaggio dalla cronaca (l\u2019intervento dell\u2019artista) alla fantasia (l\u2019azione compiuta dalle leggi fisiche e chimiche a completamento del procedimento precedente).\\nLa sequenza si apre con Cream (2018), acronimo di Cash Rules Everything Around Me, canzone del gruppo hip-hop di New York Wu-Tang Clan. La scultura \u00e8 composta di monete fuse, i grosz. Il valore di mercato dell\u2019impasto metallico \u00e8 superiore a quello nominale delle monete impiegate e pari alla somma dei debiti accumulati dall\u2019artista al momento della sua creazione. La materia ottenuta si presenta nella sua veste originale, irregolare, morbida come un impasto cremoso in linea con la personale reinterpretazione della poetica processuale da parte di Chorobski. Ne deriva una sagoma proteiforme che l\u2019artista divide in due svelandone l\u2019interno di grafite e ponendola in dialogo con lo spazio circostante che, virtualmente, la integra in forme sempre differenti, secondo il variare delle condizioni ambientali. Il dialogo con lo spazio si rinnova in 144150_1: 6 (2019), una scultura in acciaio e ottone il cui titolo trae origine nella prima parte dalla quantit\u00e0 di monete usate per crearla, 144150, nella seconda parte dal rapporto proporzionale stabilito con il luogo per il quale \u00e8 stato originariamente concepito, del quale era pi\u00f9 piccolo sei volte. Come fosse una scatola in costruzione, gli elementi che compongono il volume metallico vengono presentati singolarmente, sciolti lungo il percorso espositivo quasi a volerne mettere in luce la capacit\u00e0 espressiva indipendentemente dalla loro destinazione finale. Le composizioni plastiche High Windows (radiator, thermos filler glass) (2019) in acciaio, vetro e luce e After the thought of high windows (thermos filler glass, radiator) (2019), negli stessi materiali, rischiarano fiocamente lo spazio plasmandone i contorni visivi e completando idealmente il percorso che conduce alla project room.\\nUna struttura in legno (A Step Away - wood, 2020) pone il piano di calpestio di quest\u2019ultima al livello dell\u2019ambiente che la precede rispetto al quale \u00e8, invece, pi\u00f9 bassa (come dimostra l\u2019esistenza di una scala, occultata per l\u2019occasione), modificandone sensibilmente la percezione. Sensazione, quest\u2019ultima, enfatizzata ulteriormente dall\u2019atmosfera work in progress che la domina, provocata in particolare dal pavimento in legno che, lasciato allo stato grezzo come quello di un cantiere, pone in dubbio se debba essere ancora completato o sia prossimo alla demolizione. Se si pensa poi alle proporzioni della superficie praticabile, piuttosto ridotte rispetto a quelle della sala precedente, e alla loro vera natura, ribassata come quella di un seminterrato, il senso di inquietudine aumenta, lasciando lo spettatore in una dimensione di sospesa ambiguit\u00e0. Dalla penombra affiorano alcune opere. Il vasto ambiente che precede e si fonde con la project room accoglie 997,10\/2 (2020), un\u2019installazione il cui titolo deriva dalla somma del denaro, i grosz polacchi, fuso per creare delle colonne metalliche che raccordano il pavimento con il soffitto della stanza scandendone i volumi. Il valore delle monete corrisponde a quello fissato dall'Ufficio Nazionale di Statistica in Polonia come una soglia di povert\u00e0 per due persone che vivono insieme; vale a dire, il costo mensile di cibo, alloggio, vestiti, medicine, igiene. La soglia di povert\u00e0 \u00e8 il livello pi\u00f9 basso e allarmante per soddisfare le esigenze quotidiane, sotto la quale c'\u00e8 rischio per la vita umana e le colonne in ottone ne costituiscono una ideale, per quanto drammatica, raffigurazione. Nella stessa stanza, tra la finestra e la griglia metallica che la protegge dall\u2019esterno, si trova A Step Away (thermos, glass, light) (2020), un insieme di sculture realizzate con dei thermos, oggetti d\u2019uso comune la cui funzione riconduce all\u2019idea di calore e di conforto ribadita anche dalla loro stessa conformazione: smontati e tagliati i thermos vengono ricomposti dando luogo a sagome simili a quelle di involucri protettivi, dei bozzoli. 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14:30 \u2013 19:00\n\u00a0\nMateusz Chor\u00f3bski (Radomsko, 1987) osserva la realt\u00e0 circostante e ne traduce ogni aspetto in opere che si esplicitano secondo un\u2019articolata variet\u00e0 di sistemi linguistici: plastico, video, performativo, installativo. Attingendo a un repertorio iconografico ed iconologico variegato, spesso ispirato alla quotidianit\u00e0 e ai soggetti che ne scandiscono il diluirsi nel corso del tempo (oggetti comuni, materie povere, organismi naturali), esse sono in grado di toccare ogni tratto del sistema percettivo, sollecitando lo spettatore sotto il profilo visivo, intellettuale ed emotivo, rendendolo parte attiva, quasi complice della creazione, tale \u00e8 il meccanismo che si innesca. A rimarcare tale orientamento contribuisce sia l\u2019umilt\u00e0 dei materiali adottati, quasi a monito della provvisoriet\u00e0 dell\u2019esistenza e del suo destino a trasformarsi, sia l\u2019essenzialit\u00e0 dei soggetti coinvolti, prossimi all\u2019immaginario collettivo e, pertanto, facilmente identificabili. Tra questi ultimi vi \u00e8 senza dubbio lo spazio che da sempre mantiene un ruolo centrale nella ricerca di Chor\u00f3bski.\nQuesti, infatti, fa da protagonista nella mostra di Firenze ove, invertendo le consuetudini, le sale principali della galleria fanno da preludio alla project room, cuore pulsante dell\u2019intero progetto. Prima di quest\u2019ultima, infatti, si susseguono alcuni lavori esemplificativi della ricerca di Chor\u00f3bski, ove l\u2019osservazione dei fenomeni fisici e chimici presenti in natura si fonde con l\u2019analisi degli objets trouv\u00e9s che, come gli elementi minerali e vegetali, egli scompone e ricompone in agglomerati plastici la cui presenza muta sensibilmente la percezione del luogo che li accoglie sia sotto il profilo visivo che fisico. A tale scopo contribuiscono anche le modificazioni genetiche e strutturali dei materiali adottati che avvengono secondo logiche di autodeterminazione paragonabili a quelle della process art. L\u2019artista, una volta compiuto il proprio intervento (disassemblaggio e riassemblaggio di un oggetto, scomposizione e ricomposizione della sostanza che lo determina) ne osserva lo svolgimento, lasciando che il tempo e la materia facciano la loro parte amplificando, cos\u00ec, gli effetti di quanto egli stesso ha gi\u00e0 elaborato. Si fa cos\u00ec rapido il passaggio dalla cronaca (l\u2019intervento dell\u2019artista) alla fantasia (l\u2019azione compiuta dalle leggi fisiche e chimiche a completamento del procedimento precedente).\nLa sequenza si apre con Cream (2018), acronimo di Cash Rules Everything Around Me, canzone del gruppo hip-hop di New York Wu-Tang Clan. La scultura \u00e8 composta di monete fuse, i grosz. Il valore di mercato dell\u2019impasto metallico \u00e8 superiore a quello nominale delle monete impiegate e pari alla somma dei debiti accumulati dall\u2019artista al momento della sua creazione. La materia ottenuta si presenta nella sua veste originale, irregolare, morbida come un impasto cremoso in linea con la personale reinterpretazione della poetica processuale da parte di Chorobski. Ne deriva una sagoma proteiforme che l\u2019artista divide in due svelandone l\u2019interno di grafite e ponendola in dialogo con lo spazio circostante che, virtualmente, la integra in forme sempre differenti, secondo il variare delle condizioni ambientali. Il dialogo con lo spazio si rinnova in 144150_1: 6 (2019), una scultura in acciaio e ottone il cui titolo trae origine nella prima parte dalla quantit\u00e0 di monete usate per crearla, 144150, nella seconda parte dal rapporto proporzionale stabilito con il luogo per il quale \u00e8 stato originariamente concepito, del quale era pi\u00f9 piccolo sei volte. Come fosse una scatola in costruzione, gli elementi che compongono il volume metallico vengono presentati singolarmente, sciolti lungo il percorso espositivo quasi a volerne mettere in luce la capacit\u00e0 espressiva indipendentemente dalla loro destinazione finale. Le composizioni plastiche High Windows (radiator, thermos filler glass) (2019) in acciaio, vetro e luce e After the thought of high windows (thermos filler glass, radiator) (2019), negli stessi materiali, rischiarano fiocamente lo spazio plasmandone i contorni visivi e completando idealmente il percorso che conduce alla project room.\nUna struttura in legno (A Step Away - wood, 2020) pone il piano di calpestio di quest\u2019ultima al livello dell\u2019ambiente che la precede rispetto al quale \u00e8, invece, pi\u00f9 bassa (come dimostra l\u2019esistenza di una scala, occultata per l\u2019occasione), modificandone sensibilmente la percezione. Sensazione, quest\u2019ultima, enfatizzata ulteriormente dall\u2019atmosfera work in progress che la domina, provocata in particolare dal pavimento in legno che, lasciato allo stato grezzo come quello di un cantiere, pone in dubbio se debba essere ancora completato o sia prossimo alla demolizione. Se si pensa poi alle proporzioni della superficie praticabile, piuttosto ridotte rispetto a quelle della sala precedente, e alla loro vera natura, ribassata come quella di un seminterrato, il senso di inquietudine aumenta, lasciando lo spettatore in una dimensione di sospesa ambiguit\u00e0. Dalla penombra affiorano alcune opere. Il vasto ambiente che precede e si fonde con la project room accoglie 997,10\/2 (2020), un\u2019installazione il cui titolo deriva dalla somma del denaro, i grosz polacchi, fuso per creare delle colonne metalliche che raccordano il pavimento con il soffitto della stanza scandendone i volumi. Il valore delle monete corrisponde a quello fissato dall'Ufficio Nazionale di Statistica in Polonia come una soglia di povert\u00e0 per due persone che vivono insieme; vale a dire, il costo mensile di cibo, alloggio, vestiti, medicine, igiene. La soglia di povert\u00e0 \u00e8 il livello pi\u00f9 basso e allarmante per soddisfare le esigenze quotidiane, sotto la quale c'\u00e8 rischio per la vita umana e le colonne in ottone ne costituiscono una ideale, per quanto drammatica, raffigurazione. Nella stessa stanza, tra la finestra e la griglia metallica che la protegge dall\u2019esterno, si trova A Step Away (thermos, glass, light) (2020), un insieme di sculture realizzate con dei thermos, oggetti d\u2019uso comune la cui funzione riconduce all\u2019idea di calore e di conforto ribadita anche dalla loro stessa conformazione: smontati e tagliati i thermos vengono ricomposti dando luogo a sagome simili a quelle di involucri protettivi, dei bozzoli. La loro collocazione pone in dialogo la luce naturale proveniente dalla finestra con quella artificiale emessa dalle opere stesse elevando ulteriormente il grado di attonita precariet\u00e0 gi\u00e0 ampiamente duffuso. E che tocca il proprio culmine nel vano pi\u00f9 piccolo aperto dove trova posto A Step Away (glass, light) (2020) un materasso antidecubito in vetro rinforzato da una griglia metallica. Al di sotto di esso \u00e8 collocata una lampada che emette una luce debole, appena sufficiente a distinguere il fondo del manufatto da quello del piano su cui poggia rendendolo un tutt\u2019uno con quest\u2019ultimo e integrandolo del tutto allo spazio che l\u2019ospita. Altrettanto fioca \u00e8 la luce che proviene da After the thought of high windows (radiator,thermos filler glass) (2019) riscaldando l\u2019ambiente d\u2019una atmosfera dorata che, virtualmente, contribuisce a scolpire l\u2019angusto vano. Oltre non vi \u00e8 pi\u00f9 nulla, se non la possibilit\u00e0 di riprendere il percorso nel senso opposto. In senso circolare, senza soluzione di continuit\u00e0 sottolineando ulteriormente la centralit\u00e0 dello spazio nel progetto dell\u2019artista.\nVi invitiamo a prendere parte nella conversazione con Eduardo Secci Contemporary su:\nInstagram _ @eduardoseccicontemporary @mateusz_chorobski @pierpaolopancotto Facebook _ Eduardo Secci Contemporary \/ Mateusz Chor\u00f3bski \/ Pier Paolo Pancotto\nusando I seguenti hashtag:#astepaway #mateuszchorobski #eduardosecci #pierpaolopancotto"},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"pl-PL","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2020\/02\/14\/a-step-away\/#primaryimage","url":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/02\/RWD_Secci_-Chorobski_s.jpg","contentUrl":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/02\/RWD_Secci_-Chorobski_s.jpg","width":700,"height":394},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2020\/02\/14\/a-step-away\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"A Step Away"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#website","url":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/","name":"Instytut Polski w Rzymie","description":"Instytuty Polskie","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"pl-PL"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#\/schema\/person\/a20a073d7a2e4e3a1e61337018ea1dde","name":"olszanskae","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"pl-PL","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/da4122249e9d4fc785323fb50d5ce00c?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/da4122249e9d4fc785323fb50d5ce00c?s=96&d=mm&r=g","caption":"olszanskae"},"url":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/author\/olszanskae\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/599","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=599"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/599\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":611,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/599\/revisions\/611"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/media\/600"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=599"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=599"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=599"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}