{"id":7487,"date":"2025-09-24T15:01:58","date_gmt":"2025-09-24T13:01:58","guid":{"rendered":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?p=7487"},"modified":"2025-09-24T15:02:00","modified_gmt":"2025-09-24T13:02:00","slug":"they-sold-us-a-dream-then-took-away-our-sleep","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2025\/09\/24\/they-sold-us-a-dream-then-took-away-our-sleep\/","title":{"rendered":"They sold us a dream then took away our sleep"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Veronica Bisesti, Danilo Correale, Jagoda Dobecka e Marta Krze\u015blak<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">a cura di\u00a0Vasco Forconi e Kasia Sobczak<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-luminous-vivid-amber-color has-alpha-channel-opacity has-luminous-vivid-amber-background-color has-background\" \/>\n\n\n<p style=\"font-weight: 400\"><span style=\"color: #ff9900\"><strong>mercoled\u00ec 1 ottobre 2025 | ore 18.00<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Fondazione Pastificio Cerere<br \/><\/strong>Via degli Ausoni 7 \u2013 Roma<br \/>fino al 22 novembre 2025<\/p>\n\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Mercoled\u00ec 1\u00b0 ottobre 2025 <\/strong>la <strong>Fondazione Pastificio Cerere <\/strong>presenta <strong><em>They sold us a dream then took away our sleep<\/em><\/strong>, mostra collettiva degli artisti <strong>Veronica Bisesti<\/strong>, <strong>Danilo Correale<\/strong>, <strong>Jagoda Dobecka<\/strong> e <strong>Marta Krze\u015blak<\/strong>, a cura di <strong>Vasco Forconi<\/strong> e <strong>Kasia<\/strong> <strong>Sobczak<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">L\u2019esposizione sar\u00e0 aperta al pubblico da gioved\u00ec 2 ottobre a sabato 22 novembre 2025.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Il progetto itinerante \u00e8 stato realizzato in partnership con <strong>Goyki 3 Art Incubator<\/strong> a Sopot (sede della prima tappa espositiva, autunno 2024), con l\u2019<strong>Istituto Italiano di Cultura di Varsavia<\/strong> (sede della seconda tappa, inverno 2024\u201325) e con l\u2019<strong>Istituto Polacco di Roma.<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Esistono ancora luoghi, rituali e tempi dedicati al riposo, al piacere e al benessere collettivo? Possiamo rintracciarne i residui nelle istituzioni del passato per progettarne e immaginarne di nuove? Mentre il tempo dedicato alla cura collettiva viene progressivamente eroso dalle nostre vite, diverse generazioni di artisti lo hanno ossessivamente riportato al centro delle loro pratiche.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Le opere in mostra \u2013 tutte commissioni esistenti rielaborate appositamente per la <strong>collettiva<\/strong> alla <strong>Fondazione Pastificio Cerere<\/strong> \u2013 tentano di raccontare questa pulsione, offrendo molteplici immaginari della cura ma attingendo dalle rovine di un passato recente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Il progetto nasce da una serie di conversazioni collettive svolte tra gli artisti e i curatori intorno alle nozioni di tempo libero, riposo, lavoro e piacere, inizialmente ispirate all&#8217;identit\u00e0 storica di Sopot, Polonia \u2013 sede del primo appuntamento della mostra \u2013 in quanto citt\u00e0 termale, tradizionalmente dedicata alla cura del corpo e della mente. Partendo da questa idea, la ricerca si \u00e8 concentrata sul parallelo tra due istituzioni emblematiche della storia del lavoro (italiana e polacca) del XX secolo: il dopolavoro \u2013 un insieme di istituzioni pubbliche e private che organizzavano le attivit\u00e0 ricreative e culturali dei lavoratori durante il tempo libero \u2013 e i sanatori \u2013 strutture pubbliche che in epoca sovietica offrivano ai lavoratori riposo, cure mediche e terapie di benessere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Da una prospettiva contemporanea, dopolavoro e sanatorio rappresentano due momenti all&#8217;interno di modelli strutturalmente secolari \u2013 l&#8217;Italia del dopoguerra e la Polonia comunista \u2013 in cui il tempo libero, l&#8217;evasione, il benessere fisico, mentale e forse anche spirituale trovavano spazio nella vita collettiva. Il vuoto lasciato dal progressivo crollo di queste strutture, insieme alla necessit\u00e0 di riarticolare la nostalgia associata a tale assenza, \u00e8 servito da catalizzatore per gli artisti, invitati a proporre diversi approcci, visioni e immaginari di cura e benessere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Il titolo della mostra <strong><em>They sold us a dream then took away our sleep <\/em><\/strong>riprende una frase tracciata dall\u2019artista <strong>Danilo Correale<\/strong> su un <em>office divider<\/em> dismesso, oggetto che inaugura il percorso espositivo: una traccia poetica, un gesto di denuncia dell&#8217;etica del lavoro che ha dominato gli ultimi trent&#8217;anni delle nostre vite.<\/p>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"864\" src=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2025\/09\/FPC_TSUAD_INVITO-S-1024x864.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7489\" srcset=\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2025\/09\/FPC_TSUAD_INVITO-S-1024x864.jpg 1024w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2025\/09\/FPC_TSUAD_INVITO-S-300x253.jpg 300w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2025\/09\/FPC_TSUAD_INVITO-S-768x648.jpg 768w, https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2025\/09\/FPC_TSUAD_INVITO-S.jpg 1181w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong><u>Biografie<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Veronica Bisesti<\/strong> vive e lavora a Napoli. La sua recente ricerca ruota attorno alla figura di Christine De Pizan (1364-1430), autrice all&#8217;inizio del XV secolo de <em>La citt\u00e0 delle dame<\/em>, in cui descrive una societ\u00e0 utopica e allegorica al cui centro c\u2019\u00e8 la donna \u201cvirtuosa\u201d quale bene dell&#8217;intera comunit\u00e0. Tra le sue mostre personali: <em>Dove brulica l\u2019altrove<\/em>, Galleria Alfonso Artiaco, Napoli, (2023); <em>Fulmini dame e altre storie<\/em>, Museo MADRE, Napoli, (2022); <em>Dalla nube sibila il canto<\/em>, ArtVerona, Verona, (2022); <em>Ruah<\/em>, Macellum\/Tempio di Serapide, Napoli, (2021). Tra le sue mostre collettive: <em>E la mia terra \u00e8 dove l&#8217;erba trema<\/em>, Galleria Nazionale d&#8217;Arte Moderna e Contemporanea, Roma, (2023); <em>Rosa alchemico<\/em>, Fondazione Miniartextil, Como, (2022); <em>A cielo aperto in una stanza<\/em>, Associazione Vincenzo De Luca, Latronico, (2022); <em>Non c&#8217;\u00e8 tempo per godersi il sole<\/em>, Fondazione Morra Greco, Napoli, (2019); <em>Essere qui e l\u00e0<\/em>, Forte di Montericco, Pieve Di Cadore, (2019); <em>Sottobosco<\/em>, B\u00e0nffy Palace National Art Museum, Cluj-Napoca (2018).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Danilo Correale<\/strong> \u00e8 un artista e ricercatore italiano che vive e lavora a New York. La sua indagine si concentra sull&#8217;analisi di aspetti della vita umana come il lavoro, il tempo libero e il sonno nel tardo capitalismo. I suoi progetti impiegano un&#8217;ampia gamma di strategie visive e collaborative che enfatizzano la relazione tra tempo e corpo associata a disturbi della contemporaneit\u00e0 come la stanchezza, la letargia, la noia e l&#8217;immobilit\u00e0. Il suo lavoro \u00e8 stato presentato in numerose mostre collettive, tra cui: <em>Broken Nature<\/em>, Triennale Milano e Manifesta 10; alle Biennali di Mosca, Riga, Istanbul e Urali; in fondazioni private tra cui Rubin Foundation, New York, Sandretto Re Rebaudengo, Torino, Magazzino Italian Art, New York; in musei italiani e internazionali tra cui: MAXXI, Madre, Museion, Z33 Hassel Museum, Wien Kunsthalle. Nel 2017 \u00e8 stato vincitore del Premio New York e della prima edizione di Italian Council. Attualmente \u00e8 docente di Video e Performance presso la New York University e lo IUAV di Venezia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Jagoda Dobecka<\/strong> si \u00e8 laureata all&#8217;Accademia di Belle Arti Eugeniusz Geppert, Breslavia. Attualmente \u00e8 dottoranda presso la Scuola di Dottorato dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Cracovia. Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive in diverse istituzioni, tra cui: Museo d&#8217;Arte Moderna, Varsavia (2023); Kode, Bergen (2023); Museo Centrale del Tessile, \u0141\u00f3d\u017a (2023); Zach\u0119ta National Gallery of Art, 2022; Garage Gallery, Praga (2021); \u0141\u0119ctwo Gallery, Pozna\u0144 (2021); Galerie hlavn\u00edho m\u011bsta Prahy, Praga (2020). Ha partecipato ai programmi di residenza della Kem School MeetFactory a Praga, KAIR Ko\u0161ice Artist in Residence, Goyki3 a Sopot, ssesi.space a Brno. Nella sua pratica si dedica a creare occasioni di riflessione collettiva sul processo di perdita attraverso strategie partecipative. \u00c8 interessata a metodi artistici di carattere utilitaristico, capaci di generare spazi in cui costruire e ampliare relazioni, oltre che ridefinire le gerarchie sociali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Marta Krze\u015blak<\/strong> realizza installazioni cinetiche, interventi site-specific e opere video basate sul collage. Nella sua pratica sperimenta spesso con materiali facilmente deperibili o trasforma un\u2019installazione in un\u2019altra, in un processo continuo di metamorfosi. Mettendo in movimento le sue opere, affronta e addomestica un punto di riferimento in costante mutamento. Al centro del suo lavoro vi \u00e8 l\u2019esperienza diretta, intesa come occasione per risvegliare memorie personali. Si \u00e8 laureata presso lo Studio Multimediale dell\u2019Accademia di Belle Arti di \u0141\u00f3d\u017a e ha conseguito il dottorato presso l\u2019Accademia di Belle Arti di Cracovia. Le sue opere sono state presentate in mostre personali, tra cui quelle al Zach\u0119ta Project Place, al CCA Ujazdowski Castle, alla Gda\u0144ska Galeria Miejska e all\u2019Industra Art di Brno; e in collettive presso istituzioni come il Museum of Modern Art di Varsavia, il MOCA di Hiroshima e il Kode di Bergen. Marta Krze\u015blak ha partecipato a residenze artistiche presso la Kooshk Residency di Teheran, la MeetFactory di Praga e l\u2019International Studio &amp; Curatorial Program di New York. Le sue opere fanno parte della collezione del Museo d\u2019Arte di \u0141\u00f3d\u017a. Vive tra Grabina, vicino a \u0141\u00f3d\u017a, e Bruxelles.<\/p>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>CONTATTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">+39 06 45422960 | <a href=\"mailto:info@pastificiocerere.it\">info@pastificiocerere.it<\/a> | <a href=\"mailto:press@pastificiocerere.it\">press@pastificiocerere.it<\/a><br \/><span style=\"font-size: revert\">www.pastificiocerere.it<br \/><\/span>Social Media Manager: UC studio &#8211; press@ucstudio.it<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>INFORMAZIONI PRATICHE<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Inaugurazione:<\/strong> 1\u00b0 ottobre 2025 dalle 18.00 alle 21.00<br \/><strong>Date:<\/strong> dal 2 ottobre al 22 novembre 2025<br \/><strong>Orari di apertura<\/strong><strong>:<\/strong> dal marted\u00ec al sabato dalle ore 15.00 alle 19.00 e luned\u00ec su appuntamento<br \/><strong>Sede:<\/strong> Fondazione Pastificio Cerere, Via degli Ausoni 7 \u2013 Roma<br \/><strong>Info:<\/strong> Tel. +39 06 45422960 |\u00a0 <a href=\"mailto:info@pastificiocerere.it\">info@pastificiocerere.it<\/a> | <a href=\"http:\/\/www.pastificiocerere.it\/\">www.pastificiocerere.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Veronica Bisesti, Danilo Correale, Jagoda Dobecka e Marta Krze\u015blak a cura di\u00a0Vasco Forconi e Kasia Sobczak mercoled\u00ec 1 ottobre 2025 | ore 18.00 Fondazione Pastificio CerereVia degli Ausoni 7 \u2013 Romafino al 22 novembre 2025 Mercoled\u00ec 1\u00b0 ottobre 2025 la Fondazione Pastificio Cerere presenta They sold us a dream then took away our sleep, mostra 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collettivo? Possiamo rintracciarne i residui nelle istituzioni del passato per progettarne e immaginarne di nuove? Mentre il tempo dedicato alla cura collettiva viene progressivamente eroso dalle nostre vite, diverse generazioni di artisti lo hanno ossessivamente riportato al centro delle loro pratiche.\\nLe opere in mostra \u2013 tutte commissioni esistenti rielaborate appositamente per la collettiva alla Fondazione Pastificio Cerere \u2013 tentano di raccontare questa pulsione, offrendo molteplici immaginari della cura ma attingendo dalle rovine di un passato recente.\\nIl progetto nasce da una serie di conversazioni collettive svolte tra gli artisti e i curatori intorno alle nozioni di tempo libero, riposo, lavoro e piacere, inizialmente ispirate all'identit\u00e0 storica di Sopot, Polonia \u2013 sede del primo appuntamento della mostra \u2013 in quanto citt\u00e0 termale, tradizionalmente dedicata alla cura del corpo e della mente. Partendo da questa idea, la ricerca si \u00e8 concentrata sul parallelo tra due istituzioni emblematiche della storia del lavoro (italiana e polacca) del XX secolo: il dopolavoro \u2013 un insieme di istituzioni pubbliche e private che organizzavano le attivit\u00e0 ricreative e culturali dei lavoratori durante il tempo libero \u2013 e i sanatori \u2013 strutture pubbliche che in epoca sovietica offrivano ai lavoratori riposo, cure mediche e terapie di benessere.\\nDa una prospettiva contemporanea, dopolavoro e sanatorio rappresentano due momenti all'interno di modelli strutturalmente secolari \u2013 l'Italia del dopoguerra e la Polonia comunista \u2013 in cui il tempo libero, l'evasione, il benessere fisico, mentale e forse anche spirituale trovavano spazio nella vita collettiva. Il vuoto lasciato dal progressivo crollo di queste strutture, insieme alla necessit\u00e0 di riarticolare la nostalgia associata a tale assenza, \u00e8 servito da catalizzatore per gli artisti, invitati a proporre diversi approcci, visioni e immaginari di cura e benessere.\\nIl titolo della mostra They sold us a dream then took away our sleep riprende una frase tracciata dall\u2019artista Danilo Correale su un office divider dismesso, oggetto che inaugura il percorso espositivo: una traccia poetica, un gesto di denuncia dell'etica del lavoro che ha dominato gli ultimi trent'anni delle nostre vite.\\nBiografie\\nVeronica Bisesti vive e lavora a Napoli. La sua recente ricerca ruota attorno alla figura di Christine De Pizan (1364-1430), autrice all'inizio del XV secolo de La citt\u00e0 delle dame, in cui descrive una societ\u00e0 utopica e allegorica al cui centro c\u2019\u00e8 la donna \u201cvirtuosa\u201d quale bene dell'intera comunit\u00e0. Tra le sue mostre personali: Dove brulica l\u2019altrove, Galleria Alfonso Artiaco, Napoli, (2023); Fulmini dame e altre storie, Museo MADRE, Napoli, (2022); Dalla nube sibila il canto, ArtVerona, Verona, (2022); Ruah, Macellum\/Tempio di Serapide, Napoli, (2021). Tra le sue mostre collettive: E la mia terra \u00e8 dove l'erba trema, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma, (2023); Rosa alchemico, Fondazione Miniartextil, Como, (2022); A cielo aperto in una stanza, Associazione Vincenzo De Luca, Latronico, (2022); Non c'\u00e8 tempo per godersi il sole, Fondazione Morra Greco, Napoli, (2019); Essere qui e l\u00e0, Forte di Montericco, Pieve Di Cadore, (2019); Sottobosco, B\u00e0nffy Palace National Art Museum, Cluj-Napoca (2018).\\nDanilo Correale \u00e8 un artista e ricercatore italiano che vive e lavora a New York. La sua indagine si concentra sull'analisi di aspetti della vita umana come il lavoro, il tempo libero e il sonno nel tardo capitalismo. I suoi progetti impiegano un'ampia gamma di strategie visive e collaborative che enfatizzano la relazione tra tempo e corpo associata a disturbi della contemporaneit\u00e0 come la stanchezza, la letargia, la noia e l'immobilit\u00e0. Il suo lavoro \u00e8 stato presentato in numerose mostre collettive, tra cui: Broken Nature, Triennale Milano e Manifesta 10; alle Biennali di Mosca, Riga, Istanbul e Urali; in fondazioni private tra cui Rubin Foundation, New York, Sandretto Re Rebaudengo, Torino, Magazzino Italian Art, New York; in musei italiani e internazionali tra cui: MAXXI, Madre, Museion, Z33 Hassel Museum, Wien Kunsthalle. Nel 2017 \u00e8 stato vincitore del Premio New York e della prima edizione di Italian Council. Attualmente \u00e8 docente di Video e Performance presso la New York University e lo IUAV di Venezia.\\nJagoda Dobecka si \u00e8 laureata all'Accademia di Belle Arti Eugeniusz Geppert, Breslavia. Attualmente \u00e8 dottoranda presso la Scuola di Dottorato dell'Accademia di Belle Arti di Cracovia. Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive in diverse istituzioni, tra cui: Museo d'Arte Moderna, Varsavia (2023); Kode, Bergen (2023); Museo Centrale del Tessile, \u0141\u00f3d\u017a (2023); Zach\u0119ta National Gallery of Art, 2022; Garage Gallery, Praga (2021); \u0141\u0119ctwo Gallery, Pozna\u0144 (2021); Galerie hlavn\u00edho m\u011bsta Prahy, Praga (2020). Ha partecipato ai programmi di residenza della Kem School MeetFactory a Praga, KAIR Ko\u0161ice Artist in Residence, Goyki3 a Sopot, ssesi.space a Brno. Nella sua pratica si dedica a creare occasioni di riflessione collettiva sul processo di perdita attraverso strategie partecipative. \u00c8 interessata a metodi artistici di carattere utilitaristico, capaci di generare spazi in cui costruire e ampliare relazioni, oltre che ridefinire le gerarchie sociali.\\nMarta Krze\u015blak realizza installazioni cinetiche, interventi site-specific e opere video basate sul collage. Nella sua pratica sperimenta spesso con materiali facilmente deperibili o trasforma un\u2019installazione in un\u2019altra, in un processo continuo di metamorfosi. Mettendo in movimento le sue opere, affronta e addomestica un punto di riferimento in costante mutamento. Al centro del suo lavoro vi \u00e8 l\u2019esperienza diretta, intesa come occasione per risvegliare memorie personali. Si \u00e8 laureata presso lo Studio Multimediale dell\u2019Accademia di Belle Arti di \u0141\u00f3d\u017a e ha conseguito il dottorato presso l\u2019Accademia di Belle Arti di Cracovia. Le sue opere sono state presentate in mostre personali, tra cui quelle al Zach\u0119ta Project Place, al CCA Ujazdowski Castle, alla Gda\u0144ska Galeria Miejska e all\u2019Industra Art di Brno; e in collettive presso istituzioni come il Museum of Modern Art di Varsavia, il MOCA di Hiroshima e il Kode di Bergen. Marta Krze\u015blak ha partecipato a residenze artistiche presso la Kooshk Residency di Teheran, la MeetFactory di Praga e l\u2019International Studio &amp; Curatorial Program di New York. Le sue opere fanno parte della collezione del Museo d\u2019Arte di \u0141\u00f3d\u017a. Vive tra Grabina, vicino a \u0141\u00f3d\u017a, e Bruxelles.\\nCONTATTI\\n+39 06 45422960 | info@pastificiocerere.it | press@pastificiocerere.itwww.pastificiocerere.itSocial Media Manager: UC studio - press@ucstudio.it\\n\u00a0\\nINFORMAZIONI PRATICHE\\nInaugurazione: 1\u00b0 ottobre 2025 dalle 18.00 alle 21.00Date: dal 2 ottobre al 22 novembre 2025Orari di apertura: dal marted\u00ec al sabato dalle ore 15.00 alle 19.00 e luned\u00ec su appuntamentoSede: Fondazione Pastificio Cerere, Via degli Ausoni 7 \u2013 RomaInfo: Tel. +39 06 45422960 |\u00a0 info@pastificiocerere.it | www.pastificiocerere.it\"},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"pl-PL\",\"@id\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2025\/09\/24\/they-sold-us-a-dream-then-took-away-our-sleep\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2025\/09\/pastif_www.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2025\/09\/pastif_www.jpg\",\"width\":1920,\"height\":1080},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2025\/09\/24\/they-sold-us-a-dream-then-took-away-our-sleep\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"They sold us a dream then took away our sleep\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#website\",\"url\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/\",\"name\":\"Instytut Polski w Rzymie\",\"description\":\"Instytuty Polskie\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"pl-PL\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#\/schema\/person\/a20a073d7a2e4e3a1e61337018ea1dde\",\"name\":\"olszanskae\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"pl-PL\",\"@id\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/da4122249e9d4fc785323fb50d5ce00c?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/da4122249e9d4fc785323fb50d5ce00c?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"olszanskae\"},\"url\":\"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/author\/olszanskae\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"They sold us a dream then took away our sleep - 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Possiamo rintracciarne i residui nelle istituzioni del passato per progettarne e immaginarne di nuove? Mentre il tempo dedicato alla cura collettiva viene progressivamente eroso dalle nostre vite, diverse generazioni di artisti lo hanno ossessivamente riportato al centro delle loro pratiche.\nLe opere in mostra \u2013 tutte commissioni esistenti rielaborate appositamente per la collettiva alla Fondazione Pastificio Cerere \u2013 tentano di raccontare questa pulsione, offrendo molteplici immaginari della cura ma attingendo dalle rovine di un passato recente.\nIl progetto nasce da una serie di conversazioni collettive svolte tra gli artisti e i curatori intorno alle nozioni di tempo libero, riposo, lavoro e piacere, inizialmente ispirate all'identit\u00e0 storica di Sopot, Polonia \u2013 sede del primo appuntamento della mostra \u2013 in quanto citt\u00e0 termale, tradizionalmente dedicata alla cura del corpo e della mente. Partendo da questa idea, la ricerca si \u00e8 concentrata sul parallelo tra due istituzioni emblematiche della storia del lavoro (italiana e polacca) del XX secolo: il dopolavoro \u2013 un insieme di istituzioni pubbliche e private che organizzavano le attivit\u00e0 ricreative e culturali dei lavoratori durante il tempo libero \u2013 e i sanatori \u2013 strutture pubbliche che in epoca sovietica offrivano ai lavoratori riposo, cure mediche e terapie di benessere.\nDa una prospettiva contemporanea, dopolavoro e sanatorio rappresentano due momenti all'interno di modelli strutturalmente secolari \u2013 l'Italia del dopoguerra e la Polonia comunista \u2013 in cui il tempo libero, l'evasione, il benessere fisico, mentale e forse anche spirituale trovavano spazio nella vita collettiva. Il vuoto lasciato dal progressivo crollo di queste strutture, insieme alla necessit\u00e0 di riarticolare la nostalgia associata a tale assenza, \u00e8 servito da catalizzatore per gli artisti, invitati a proporre diversi approcci, visioni e immaginari di cura e benessere.\nIl titolo della mostra They sold us a dream then took away our sleep riprende una frase tracciata dall\u2019artista Danilo Correale su un office divider dismesso, oggetto che inaugura il percorso espositivo: una traccia poetica, un gesto di denuncia dell'etica del lavoro che ha dominato gli ultimi trent'anni delle nostre vite.\nBiografie\nVeronica Bisesti vive e lavora a Napoli. La sua recente ricerca ruota attorno alla figura di Christine De Pizan (1364-1430), autrice all'inizio del XV secolo de La citt\u00e0 delle dame, in cui descrive una societ\u00e0 utopica e allegorica al cui centro c\u2019\u00e8 la donna \u201cvirtuosa\u201d quale bene dell'intera comunit\u00e0. Tra le sue mostre personali: Dove brulica l\u2019altrove, Galleria Alfonso Artiaco, Napoli, (2023); Fulmini dame e altre storie, Museo MADRE, Napoli, (2022); Dalla nube sibila il canto, ArtVerona, Verona, (2022); Ruah, Macellum\/Tempio di Serapide, Napoli, (2021). Tra le sue mostre collettive: E la mia terra \u00e8 dove l'erba trema, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma, (2023); Rosa alchemico, Fondazione Miniartextil, Como, (2022); A cielo aperto in una stanza, Associazione Vincenzo De Luca, Latronico, (2022); Non c'\u00e8 tempo per godersi il sole, Fondazione Morra Greco, Napoli, (2019); Essere qui e l\u00e0, Forte di Montericco, Pieve Di Cadore, (2019); Sottobosco, B\u00e0nffy Palace National Art Museum, Cluj-Napoca (2018).\nDanilo Correale \u00e8 un artista e ricercatore italiano che vive e lavora a New York. La sua indagine si concentra sull'analisi di aspetti della vita umana come il lavoro, il tempo libero e il sonno nel tardo capitalismo. I suoi progetti impiegano un'ampia gamma di strategie visive e collaborative che enfatizzano la relazione tra tempo e corpo associata a disturbi della contemporaneit\u00e0 come la stanchezza, la letargia, la noia e l'immobilit\u00e0. Il suo lavoro \u00e8 stato presentato in numerose mostre collettive, tra cui: Broken Nature, Triennale Milano e Manifesta 10; alle Biennali di Mosca, Riga, Istanbul e Urali; in fondazioni private tra cui Rubin Foundation, New York, Sandretto Re Rebaudengo, Torino, Magazzino Italian Art, New York; in musei italiani e internazionali tra cui: MAXXI, Madre, Museion, Z33 Hassel Museum, Wien Kunsthalle. Nel 2017 \u00e8 stato vincitore del Premio New York e della prima edizione di Italian Council. Attualmente \u00e8 docente di Video e Performance presso la New York University e lo IUAV di Venezia.\nJagoda Dobecka si \u00e8 laureata all'Accademia di Belle Arti Eugeniusz Geppert, Breslavia. Attualmente \u00e8 dottoranda presso la Scuola di Dottorato dell'Accademia di Belle Arti di Cracovia. Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive in diverse istituzioni, tra cui: Museo d'Arte Moderna, Varsavia (2023); Kode, Bergen (2023); Museo Centrale del Tessile, \u0141\u00f3d\u017a (2023); Zach\u0119ta National Gallery of Art, 2022; Garage Gallery, Praga (2021); \u0141\u0119ctwo Gallery, Pozna\u0144 (2021); Galerie hlavn\u00edho m\u011bsta Prahy, Praga (2020). Ha partecipato ai programmi di residenza della Kem School MeetFactory a Praga, KAIR Ko\u0161ice Artist in Residence, Goyki3 a Sopot, ssesi.space a Brno. Nella sua pratica si dedica a creare occasioni di riflessione collettiva sul processo di perdita attraverso strategie partecipative. \u00c8 interessata a metodi artistici di carattere utilitaristico, capaci di generare spazi in cui costruire e ampliare relazioni, oltre che ridefinire le gerarchie sociali.\nMarta Krze\u015blak realizza installazioni cinetiche, interventi site-specific e opere video basate sul collage. Nella sua pratica sperimenta spesso con materiali facilmente deperibili o trasforma un\u2019installazione in un\u2019altra, in un processo continuo di metamorfosi. Mettendo in movimento le sue opere, affronta e addomestica un punto di riferimento in costante mutamento. Al centro del suo lavoro vi \u00e8 l\u2019esperienza diretta, intesa come occasione per risvegliare memorie personali. Si \u00e8 laureata presso lo Studio Multimediale dell\u2019Accademia di Belle Arti di \u0141\u00f3d\u017a e ha conseguito il dottorato presso l\u2019Accademia di Belle Arti di Cracovia. Le sue opere sono state presentate in mostre personali, tra cui quelle al Zach\u0119ta Project Place, al CCA Ujazdowski Castle, alla Gda\u0144ska Galeria Miejska e all\u2019Industra Art di Brno; e in collettive presso istituzioni come il Museum of Modern Art di Varsavia, il MOCA di Hiroshima e il Kode di Bergen. Marta Krze\u015blak ha partecipato a residenze artistiche presso la Kooshk Residency di Teheran, la MeetFactory di Praga e l\u2019International Studio &amp; Curatorial Program di New York. Le sue opere fanno parte della collezione del Museo d\u2019Arte di \u0141\u00f3d\u017a. Vive tra Grabina, vicino a \u0141\u00f3d\u017a, e Bruxelles.\nCONTATTI\n+39 06 45422960 | info@pastificiocerere.it | press@pastificiocerere.itwww.pastificiocerere.itSocial Media Manager: UC studio - press@ucstudio.it\n\u00a0\nINFORMAZIONI PRATICHE\nInaugurazione: 1\u00b0 ottobre 2025 dalle 18.00 alle 21.00Date: dal 2 ottobre al 22 novembre 2025Orari di apertura: dal marted\u00ec al sabato dalle ore 15.00 alle 19.00 e luned\u00ec su appuntamentoSede: Fondazione Pastificio Cerere, Via degli Ausoni 7 \u2013 RomaInfo: Tel. +39 06 45422960 |\u00a0 info@pastificiocerere.it | www.pastificiocerere.it"},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"pl-PL","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2025\/09\/24\/they-sold-us-a-dream-then-took-away-our-sleep\/#primaryimage","url":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2025\/09\/pastif_www.jpg","contentUrl":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2025\/09\/pastif_www.jpg","width":1920,"height":1080},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/2025\/09\/24\/they-sold-us-a-dream-then-took-away-our-sleep\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"They sold us a dream then took away our sleep"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#website","url":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/","name":"Instytut Polski w Rzymie","description":"Instytuty Polskie","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"pl-PL"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#\/schema\/person\/a20a073d7a2e4e3a1e61337018ea1dde","name":"olszanskae","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"pl-PL","@id":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/da4122249e9d4fc785323fb50d5ce00c?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/da4122249e9d4fc785323fb50d5ce00c?s=96&d=mm&r=g","caption":"olszanskae"},"url":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/author\/olszanskae\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7487","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7487"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7487\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7491,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7487\/revisions\/7491"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7488"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7487"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7487"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/instytutpolski.pl\/roma\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7487"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}