4.07.2026 - 13.09.2026 Arte, Eventi

PIOTR HANZELEWICZ | Heavy Matter. Anatomia del denaro

A cura di Alex Urso

FIUTO Art Space
presenta una mostra personale dell’artista concettuale
Piotr Hanzelewicz.
Curata da Alex Urso e organizzata in collaborazione con l’Istituto Polacco di Roma, l’esposizione indaga il “peso” del denaro e la sua dimensione organica attraverso una serie di opere inedite dal forte impatto poetico e politico.

La mostra sarà visitabile fino al 13 settembre.


C’è un elemento che, nella vita terrena, ci accomuna e influenza ogni giorno le nostre scelte e relazioni: il denaro. Per alcuni origine di tutti i mali, per altri strumento di benessere e salvezza. Prima ancora di essere possesso o potere, però, il denaro è stato un linguaggio condiviso. Un patto silenzioso tra gli uomini.

Nelle epoche più antiche non esistevano banconote né conti correnti: a prevalere era il baratto, lo scambio diretto di bisogni e necessità. A sostituire questa forma di permuta arrivò la moneta, piccola e pesante, fatta di metallo prezioso, simbolo concreto di fiducia e ricchezza. Secoli dopo la carta sostituì il metallo: il denaro divenne più leggero e sempre più fondato sulla fiducia nelle istituzioni. Le banconote passarono di mano in mano raccontando storie di guerre, rivoluzioni, sacrifici e speranze, fino al tempo che stiamo vivendo: anni nei quali anche il foglio di carta si volatilizza e diventa virtuale.

Oggi il denaro ha perso il suo corpo: è cifra digitale, impulso elettronico, presenza invisibile sugli schermi. Eppure, nonostante le sue trasformazioni, e i suoi cambiamenti di “peso”, esso continua a esercitare lo stesso potere su di noi: orienta desideri, crea divisioni, alimenta ambizioni e paure. Può essere strumento di libertà o catena invisibile. Il suo significato, infatti, non risiede nella materia di cui è fatto, ma nel rapporto che l’uomo sceglie di instaurare con esso.

La mostra di Piotr Hanzelewicz parte da questi presupposti, indagando il denaro non come semplice strumento economico, ma come materia culturale, simbolica e organica, soggetta a trasformazioni, consumi, alterazioni e interpretazioni.

Realizzata in collaborazione con l’Istituto Polacco di Roma, la mostra – che si estende anche presso la Banca di Credito Cooperativo di Ripatransone e la Casa della Salute, due luoghi che, in questa riflessione sui concetti di ricchezza e benessere, si pongono come poli opposti e complementari – riunisce un corpus di opere in parte inedite, comprendente alcune delle serie più rappresentative della ricerca dell’artista sul tema del denaro.

Al centro di questa analisi si collocano le “ossidazioni”, una serie di lavori su carta e su tela nei quali la moneta da un centesimo – ormai quasi priva di valore, se non simbolico – si dissolve attraverso un processo chimico che ne trasforma il “peso”, convertendo il metallo in memoria. Grazie all’azione combinata di acqua, sale, aceto e del tempo – anch’esso metafora di ricchezza nel sentire comune – le piccole monete cedono progressivamente alla corrosione, depositandosi sulla superficie del supporto e perdendo ogni funzione utilitaria. Una migrazione fisica che è anche semantica, nella quale il valore convenzionale ed economico lascia il posto a un valore personale ed estetico.

Al deterioramento delle monete si affianca l’alterazione delle banconote nella serie One Hundred Bucks: cento banconote da un dollaro ottenute a partire da duecento esemplari, stampati in sequenza numerica e successivamente intrecciati attraverso un complesso sistema di tagli orizzontali e verticali. Un lavoro di minuzia, che viviseziona la cartamoneta scomponendone struttura e valore.

In soldoni – espressione quanto mai pertinente – il processo di decostruzione messo in atto da Hanzelewicz potrebbe essere riassunto come un percorso che va dal nulla al nulla. Monete e banconote, infatti, non possiedono un valore intrinseco: il loro potere deriva esclusivamente da una convenzione collettiva, da un significato simbolico attribuito dal sistema economico e finanziario (una valuta travolta dall’inflazione, ad esempio, vede progressivamente erodersi la propria capacità di rappresentare valore fino a sfiorare l’insignificanza; allo stesso modo, una banconota fuori corso, una volta cessata la convenzione che ne garantiva la validità, torna a essere un semplice pezzo di carta). L’intervento dell’artista rende visibile e concreta proprio questa attribuzione artificiale di potere. Il “peso” della moneta non risiede nella sua materialità, ma nelle circostanze che la investono di significato.

Hanzelewicz svela questo artificio, smontandone l’illusione. Con il suo gesto, la banconota cessa di essere denaro e torna a essere ciò che materialmente è sempre stata: carta. Eppure il processo non si conclude con una semplice sottrazione. Nel momento stesso in cui viene privata del suo valore economico, essa ne conquista uno nuovo. L’artista trasforma così un simbolo di ricchezza in un’opera, dimostrando che il valore non è una proprietà delle cose, ma il risultato di uno sguardo, di un atto di attribuzione. Non denaro, dunque, ma arte. Tutto dipende da ciò che scegliamo di riconoscervi.

FIUTO Art Space

Piazza Matteotti 13
Ripatransone (AP)
www.fiutoartspace.com

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